Caratteri Conservativi ed Organismi Modello

La sperimentazione animale è inutile perché gli animali sono diversi dall’uomo.

La sperimentazione animale è inutile perché i farmaci devono essere comunque testati sull’uomo prima di venire commercializzati.

Sono tra i più comuni slogan propagandati dagli antivivisezionisti.
Si tratta di asserzioni forvianti, che non rendono conto della complessità dell’argomento.

Come dimostrato dall’universalità del codice, la vita ha avuto origine da un singolo evento, pertanto ogni forma di vita ha una qualche relazione filogenetica con ciascun’altra.
L’embriogenesi dimostra in maniera lampante le relazioni filogenetiche che intercorrono tra Classi diverse. In merito si suole citare il celebre aforisma l’Ontogenesi ricapitola la Filogenesi, pronunciato da Ernst Haeckel, l’eminente biologo che ha chiarito molti dei i processi di embriogenesi. Durante lo sviluppo, l’embrione umano abbozza le strutture peculiari di quelle specie con le quali condivide rapporti filogenetici.

La presente figura, prodotta dallo stesso Haeckel, fa a caso di quegli antivivisezionisti che negano le profonde condivisioni genetiche che si traducono in processi fisiologici e strutture citologiche conservative. Conservativo è un termine, della biologia evoluzionistica, riferito ai caratteri che rimangono invariati da specie in specie, fenomeno che riguarda in particolar modo quei processi fisiologici che non possono variare poiché corrispondono ai requisiti biochimici della vita, per i quali una minima mutazione comporterebbe la perdita dell’omeostasi.

È accertato che l’uomo condivide con il topo oltre l’85% del genoma.

Non ha alcun senso distinguere un ciclo di Krebs umano da un ciclo di Krebs del topo, suddetto ciclo di reazioni è identico in ogni animale. Il fluoroacetato interferisce con tale ciclo di reazioni ed ha effetti nefasti indistintamente su tutti gli animali.
Fate caso di non conoscere il fluoroacetato, fate caso che ci siano buoni motivi di supporre che tale sostanza curi il cancro. Come agireste? Lo sperimentereste direttamente su voi stessi o lo fareste assaggiare prima ad un topo? Se il topo muore stecchito cosa fate? Lo assumete comunque dicendo “tanto io e il topo siamo diversi”, oppure indagate le ragioni biochimiche per le quali il topo è morto e ne concludete che la causa è l’alterazione di quei processi fisiologici che l’uomo condivide con il topo?!

Tutti gli animali per vivere devono respirare ossigeno. In presenza di monossido di carbonio muoiono tutti asfissiati perché il monossido di carbonio si fissa all’emoglobina con un’affinità maggiore rispetto all’ossigeno e quindi impedisce il trasporto di ossigeno nel sangue. Tutti gli animali usano l’emoglobina per trasportare l’ossigeno e tutti gli animali muoiono in presenza di monossido di carbonio (tranne una specie di granchi e nematodi abissali).
Nei primi del ‘900 i minatori portavano i canarini nelle miniere come cavia per verificare la presenza di monossido di carbonio. Se il canarino moriva, non è che i minatori dicessero “ma tanto noi siamo diversi dal canarino ed il monossido di carbonio non ci fa niente”.

Sebbene agisca in una maniera completamente diversa rispetto al monossido di carbonio, il curaro (veleno naturale) provoca ugualmente la morte per asfissia. Dalla sperimentazione sui muli è stato osservato che il curaro agisce inibendo l’impulso nervoso che presiede alla respirazione… credete che su di voi abbia un effetto diverso? Consiglio vivamente di non provarlo.

In definitiva, sono molte di più le caratteristiche fisiologiche e citologiche che accomunano gli animali (uomo compreso) rispetto a quelle che li distinguono. Per tale ragione gli animali, specialmente alcuni, rappresentano ottimi organismi modello per lo studio dell’organismo umano.
Sugli animali si valuta l’interazione del farmaco con quei processi che l’uomo condivide con l’animale.

È ovvio che l’ultima fase sperimentale debba essere condotta sugli umani, allo scopo di valutare l’effetto del farmaco su quei pochi processi che distinguono l’uomo dagli altri animali.
La sperimentazione animale serve dunque a minimizzare i rischi ai quali vengono esposti i volontari umani nel corso dell’ultima fase sperimentale. All’inizio della sperimentazione sono centinaia le tipologie di sostanze che il ricercatore ipotizza possano curare una determinata patologia. La fase di sperimentazione su cavie animali è necessaria a scartare quelle sostanze che risultano tossiche perché interagiscono in maniera dannosa con quei processi che l’uomo condivide con gli altri animali, così che da centinaia di composti esaminati si giunge ad un paio di farmaci che verranno quindi sperimentati sull’uomo con rischio minimo. Inoltre, oggigiorno è possibile introdurre geni e cellule umane in organismi animali per ridurre ulteriormente i rischi a cui vengono esposti i volontari umani.

Se le fasi preliminari della sperimentazione cominciassero direttamente con l’uomo, sarebbe un’ecatombe.

[MV]