L’Etica Non è Emotività

La diatriba tra Anti-vivisezionisti e Pro-animalsperimentazionisti non è che una veste della perenne disputa tra i due aspetti contrapposti della natura umana: tra raziocinio ed emotività.

Il dualismo è insito in ciascuno individuo e si risolve in maniera gerarchica: lasciare che la componente emotività prevalga o subordinarla alla componente razionale.

Questo non vuol dire che le persone avulse al razionalismo annichiliscano i sentimenti, è anzi il sentimento che muove le loro azioni, ma è un sentimento che filtra attraverso l’analisi della ragione.

In entrambi i casi le azioni originano dal sentimento ma, mentre i razionalisti dominano gli istinti, le persone irrazionali lasciano che gli istinti offuschino la ragione e cadono in balia delle correnti emotive. La storia è piena di misfatti compiuti in preda al trasporto emotivo, mostruosità perpetrate da persone convinte di agire secondo un’etica superiore, come coloro che bruciavano le donne sui roghi con l’accusa di stregoneria.

Il Sonno della Ragione Genera Mostri – Francisco Goya


L’etica autentica è quella che passa al vaglio della ragione, perché è solo attraverso la ragione è possibile valutare i pro ed i contro di ogni scelta: è etico lasciar morire tra atroci sofferenze un numero enorme, incalcolabile, di esseri viventi (uomini e animali) che potrebbero essere curati grazie al progresso medico derivante dal sacrificio di un limitatissimo (in relazione) numero di cavie animali?

L’emotività è una belva feroce sempre pronta a sbranare chiunque, la ragione è guinzaglio che la trattiene, è il padrone che la doma e la indirizza verso la via corretta. Guai a lasciar prevalere la bestia.

Basta poco a suscitare gli impulsi bestiali, è sufficiente un’immagine ad impatto emotivo ad offuscare la ragione se quest’ultima non è ben disciplinata.

La propaganda animalista consiste esclusivamente di slogan ingannevoli e di immagini ad elevato impatto emotivo. Vengono opportunamente selezionate le immagini relative agli esperimenti più cruenti ed anacronistici, fornendo una visione distorta della realtà: l’osservatore è indotto a considerare tali immagini come rappresentative di tutta la sperimentazione animale.
Talvolta vengono persino attribuite, alla sperimentazione animale, immagini che riguardano ben altro, e sebbene ciò si evinca dal contesto, è del tutto ininfluente, l’immagine viene immediatamente percepita come indubitabile realtà.
È la comparsa del dubbio ad indicare l’avvento della ragione.

Il dubbio è peculiarità della ragione, l’emotività non ha mai dubbi.

Ecco una foto che circola su facebook e che viene spacciata per una scena di sperimentazione animale. Per gli antivivisezionisti è una chiara testimonianza: gli occhietti della scimmietta impaurita, pienamente consapevole di ciò che gli sta per accadere, guardano compassionevoli i sadici vivisettori che impassibili si accingono a sezionare la sventurata.


Premettendo che i laboratori sono ambienti asettici e provvisti di adeguata strumentazione.

Da una fugace osservazione:

  • un tavolone di legno sporco
  • degli stracci di fortuna per legare la scimmietta alla meno peggio
  • guanti sporchi e non in lattice
  • operatori sprovvisti di camice
  • sul fondo le tipiche provette del prelievo di sangue

Ciò lascia supporre che la fotografia sia stata scattata in uno Zoo durante le regolari analisi degli animali. Certo che una scimmietta deve essere legata, altrimenti agitandosi durante il prelievo si rischia di farle male.

Ma l’emotività pregiudica il ragionamento, l’immagine ritrae indubbiamente ciò che viene comunicato: vivisezione!
Quindi, armati di forcone, i giustizieri inneggiano al linciaggio degli immondi vivisettori.

Oltre ad immagini impropriamente attribuite alla sperimentazione animale, come il caso appena illustrato, la propaganda animalista non esita ad usare fotomontaggi. Nonostante le modifiche siano evidenti, non vengono colte dalle persone in preda all’emotività.
Vi sono poi immagini inequivocabilmente ascrivibili alla sperimentazione animale, ma si tratta per lo più di foto antiquate, in bianco e nero o su pellicola a colori (in seguito digitalizzate), che riguardano certi esperimenti che risalgono a prima della normativa europea (1986) che ha imposto tutta una serie di restrizioni volte a minimizzare la sofferenza delle cavie o ad evitarla quando possibile.

Alle persone emotive basta solo un’immagine, isolata dal contesto, per farsi un’opinione sulla sperimentazione animale. Il medesimo approccio che genera il razzismo: in entrambi i casi si tratta di pregiudizio.

L’emotività è assolutista, non è in grado di discernere. Una sola immagine, la più cruenta, è presa come rappresentazione dell’intera sperimentazione animale. L’emotività non si cura di entrare nel merito dei singoli esperimenti, respinge l’intera sperimentazione animale in blocco.


La presente fotografia è molto ricorrente, la si ritrova in innumerevoli articoli che affrontano la vivisezione in maniera forviante e generica, nessuno dei quali entra nel merito dell’esperimento specificatamente raffigurato. L’immagine non serve dunque a discutere l’esperimento specifico, bensì viene riportata al mero scopo di indurre una risposta emotiva. Questo è plagio mentale: si condiziona la gente a credere che tutta la sperimentazione animale consista in quell’immagine.

Oltre alla precedente fotografia, ce ne sono decine di altre che si ritrovano in un’infinità di articoli e manifesti, sempre uguali, sempre le stesse, riciclate da quasi mezzo secolo ormai, tanto da costituire un repertorio storico, eppure vengono proposte come se fossero scene attuali. Mai in nessuna occasione si entra nel merito del come, cosa e perché dell’esperimento specificatamente rappresentato.

Se è solo l’emotività a fare da guida, allora sarebbe perlomeno corretto associare le immagini degli esperimenti a quelle degli ammalati.

È l’impeto emotivo che spinge gli ALF (Animal Liberation Front, famigerata organizzazione terroristica ramificata a livello internazionale) a minacciarci apertamente sulla bacheca della nostra pagina facebook.
Queste persone proclamano una presunta superiorità morale, in virtù della quale si sentono autorizzate ad agire al di sopra della legge, che considerano immorale. In un certo senso, il loro comportamento è maggiormente riprovevole rispetto a quello dei criminali ordinari, i quali perlomeno riescono a comprendere che i reati che commettono sono un male.
Gli ALF sono orgogliosi delle loro azioni, poiché si reputano, e sono acclamati dagli antivivisezionisti, come eroi rivoluzionari che combattono per la “giustizia”… ma esattamente come gli inquisitori che bruciavano le streghe, convinti di disporre di una moralità superiore, ciò che realmente li guida non è l’etica, ma l’emotività.


Come prevedibile non ha dato lumi sull’incongruenza Ghandi/ALF, che per altro è molto frequente tra gli animalisti, come è comune identificare opportunamente la sperimentazione animale con il termine inappropriato “vivisezione” poiché evoca immagini cruente. In realtà, gran parte della sperimentazione animale non richiede alcuna sezione, la vivisezione è solo una della tante sperimentazioni.

Un “convegno sui metodi alternativi”?!
Certo che esistono i metodi alternativi, esistono grazie agli immondi ricercatori che li hanno inventati con l’uso della ragione, non certo per merito degli animalisti che si dimostrano capaci di produrre solo violenza fisica, verbale e psicologica.
La sperimentazione in Vitro può essere considerata un’alternativa.
Il guaio è che si dà da intendere che “alternativo” equivalga a “sostitutivo” quando in realtà si tratta di metodi complementari. La sperimentazione in Vitro è già in auge è si è mostrata utile a ridurre sia il numero di cavie impiegate, sia a minimizzare i rischi ai quali queste vengono esposte. Ma la sperimentazione in vitro ha il grave limite di non poter rilevare quei processi fisiologici che si espletano esclusivamente in un organismo nella sua interezza, è dunque integrata nella sperimentazione come fase preliminare a quella animale, ma non è in grado di sostituirsi ad essa.
Inoltre occorre precisare che la sperimentazione in vitro non si svolge esclusivamente su colture cellulari, talvolta è necessario asportare il tessuto alla cavia animale in vivo.

Ma tutto questo è troppo complicato per essere colto dall’emotività: esiste la sperimentazione in Vitro! Quindi Basta Vivisezione!

Ma poi, mi chiedo… se c’è gente che conosce metodi sostitutivi… perché non pubblica la scoperta su Pubmed, vincendo sicuramente il premio Nobel, invece di fare convegni destinati a persone inesperte?!!

Ma l’emotività non ha dubbi e non vuole sentire ragioni, esistono i metodi sostitutivi e questa è un’indiscutibile realtà!

Assecondare l’altrui emotività è molto semplice e vantaggioso, basta vendere illusioni a coloro i quali desiderano essere illusi. I venditori di illusioni avranno sempre garantita l’approvazione pubblica.

A tal riguardo cito Psicologia delle Folle di Gustave Le Bon:

Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni, diventa facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.

Eppure esiste una minoranza di persone, una resistenza razionalista, che per sua natura non abiurerà mai la propria onestà intellettuale. Il progresso dell’umanità è dovuto a questa minoranza, sempre vessata, perseguitata ed ostacolata dalla maggioranza emotiva, basti ricordare il trattamento che la Chiesa serbò a Galileo e ad altri razionalisti prima di lui, morti per aver messo in discussione il credo fideistico.

L’antivivisezionismo è un credo fideistico, qualunque obiezione razionale si presenti all’antivivisezionista, questo la rifiuterà categoricamente e sistematicamente.

È esattamente questo che distingue la Scienza dalla Religione, o meglio l’attitudine scientifica dall’attitudine fideistica.

Lo scienziato è sempre pronto a riconsiderare le proprie posizione in funzione delle nuove conoscenze acquisite, ma per farlo necessita di prove.

Il fideista anziché cambiare le proprie opinioni in base alla conoscenza, distorce la conoscenza per adattarla alle proprie opinioni, e per convincersi del suo credo non ha bisogno di alcuna prova.

Portateci le prove dell’esistenza dei metodi sostitutivi e noi non tarderemo a rivedere le nostre posizioni.

I venditori di illusioni sono responsabili di fomentare l’odio: asserendo “esistono metodi sostitutivi” e “la vivisezione è un’inutile tortura”, modificano la percezione pubblica, il ricercatore non è più considerato una persona che dedica la vita allo studio delle cure per i mali che affliggono l’umanità, bensì un ignobile sadico che tortura animali per puro divertimento.

Vi sono poi altri antivivisezionisti ai quali poco interessa l’esistenza o meno dei metodi alternativi poiché optano direttamente per un altro tipo di soluzione.


Uso spesso riportare screenshot da facebook perché ritengo che facebook sia un impareggiabile indicatore dell’opinione pubblica e che influenzi notevolmente la politica ed i media.

Quello che maggiormente mi stupisce è che il genere di persone che fanno simili proposte sono le stesse che millantano superiorità morale nei confronti dei ricercatori e dei sostenitori della sperimentazione animale.

Per quanto deprecabile sia il reato, in una società civile la punizione è funzionale alla rieducazione dell’individuo e, nei casi più gravi, ad isolarlo impedendogli di nuocere ulteriormente, oltre che da deterrente per altri potenziali criminali. Una società civile offre l’opportunità ai criminali di redimersi, di pentirsi dei propri reati e di reintegrarsi nella società, anche se spesso nella pratica ciò non avviene, deve comunque rimanere un principio da perseguire idealmente.
Quello che invece queste persone auspicano non è la punizione ma la Vendetta.
Esiste qualcosa di più emotivo del desiderio di vendetta?
Queste persone percepiscono la vendetta come forma di giustizia, ed in effetti è la forma più primitiva, tipica delle società barbariche nelle quali vigeva la legge del taglione che, questi individui, evidentemente rimpiangono.

E da qui traspare inoltre il loro concetto di sperimentazione animale che eguagliano a tortura, tanto da considerare i due lemmi come sinonimi.

La sperimentazione animale Non è una tortura per due ragioni:

  • vengono adottate procedure atte a ridurre al minimo la sofferenza delle cavie ed evitarla dove possibile.
  • La sperimentazione animale Non è un fine, lo scopo del ricercatore non è quello di infliggere sofferenza. La sperimentazione animale è un mezzo per raggiungere la conoscenza, è la conoscenza il fine perseguito.

Ho tentato di spiegare queste cose, ma con scarso successo perché sono concetti la cui comprensione esula dalle capacità emotive, per comprendere certe cose è necessario il ragionamento che gli animalisti si rifiutano categoricamente di usare.


E si potrebbe aggiungere che in effetti la loro proposta fu attuata da un certo Hitler, il quale, in tal senso, può essere considerato come il padre dell’antivivisezionismo.
Ma non sono io ad incorrere nella legge di Godwin, come potete leggere nel seguente screenshot, fanno tutto da soli.

È vero, Hitler fu l’unico ad abolire la vivisezione su animali per consentirla su prigionieri umani (nella fattispecie ebrei e zingari), proprio come una parte degli antivivisezionisti vorrebbe riproporre oggi.

Hitler può essere considerato il padre dell’Antivivisezionismo


Mi si consenta una divagazione dall’argomento principale dell’articolo per rispondere alla concezione degli animalisti secondo la quale tutti gli animali tranne l’uomo sarebbero buoni ed indifesi.

Soltanto chi ignora le scienze naturali può sostenere che gli animali siano buoni, ed in effetti il concetto di natura degli animalisti è un concetto costruito molto probabilmente in base ai cartoni della Walt Disney e che non ha attinenza con la realtà.
Gli animali sono capaci di atti di crudeltà che la mente umana non è nemmeno in grado di concepire, faccio solo un piccolo esempio: nei felini è consuetudine che il rivale che spodesta il maschio dominante uccida tutti i cuccioli di quest’ultimo per fecondare nuovamente le femmine sottomesse del branco… ve lo immaginate il secondo marito di una donna che come prima cosa uccide tutti i bambini che la donna ha avuto con il precedente marito?! La cattiveria di cui è capace l’uomo è ben poca cosa a confronto di quella animale.
Anche l’essere indifesi è concepito dagli animalisti come una prerogativa esclusiva degli animali non umani… Un uomo imprigionato, incatenato e reso inerme, un galeotto di quelli che vorrebbero usare per la sperimentazione, non è forse un essere Indifeso?!

Ma lasciamo da parte il fervore estremista, che pur riveste la sua importanza, e discutiamo la presunta etica degli abolizionisti della sperimentazione animale.

Si suole distinguere l’Antivivisezionismo “Scientifico” da un Antivivisezionismo “Etico”, in realtà quest’ultimo è conseguenza del primo. I due aspetti sono strettamente connessi sulla fondamentale questione dei metodi sostitutivi.
Lasciar morire tra atroci sofferenze un numero enorme di uomini e animali che possono essere curati grazie ai progressi della ricerca, non può in alcun modo essere considerato etico.
Sarebbe etico pretendere l’abolizione della sperimentazione animale soltanto nel caso in cui esistessero validi metodi sostitutivi, ed è qui che entra in gioco l’antivivisezionismo “scientifico” (meglio sarebbe definirlo pseudoscientifico) a supportare l’antivivisezionismo “etico” (meglio sarebbe chiamarlo immorale).
Ma gli argomenti dell’antivivisezionismo “scientifico” sono fallaci e crollando sotto i colpi del raziocinio, trascinando via con sé l’antivivisezionismo “etico”.

In definitiva, i ricercatori non hanno certo piacere di sacrificare animali, ma sono motivati dalla consapevolezza di agire per un bene più grande: la salute umana. È questa una decisione presa con la ragione ma che ha origine nell’emotività (l’emotività buona, ossia quella disciplinata dalla ragione).

Vi lascio con un brano di Bertrand Russell, filosofo da molti considerato il padre del razionalismo moderno.

L’amore senza la conoscenza, o la conoscenza senza l’amore, non possono maturare una vita retta.
Nel Medioevo, allorché la pestilenza mieteva vittime, santi uomini riunivano la popolazione nelle chiese per pregare, cosicché l’infezione si diffondeva con straordinaria rapidità fra le masse dei supplicanti. Ecco un esempio di amore senza conoscenza.
La grande guerra è un esempio di conoscenza senza amore.
In entrambi i casi le conseguenze furono disastrose.
Benché amore e conoscenza siano necessari, l’amore è, in certo senso, più fondamentale perché spinge l’intelligenza a scoprire sempre nuovi modi di giovare ai propri simili. Le persone non intelligenti si accontenteranno di agire secondo quanto è stato loro detto, e potranno causare danno, proprio per la loro ingenua bontà. La medicina suffraga questa opinione: un bravo medico è più utile a un ammalato che non l’amico più devoto; e il progresso della scienza medica giova alla salute della comunità più che una ignorante filantropia. Tuttavia, anche al medico è necessaria la benevolenza, affinché tutti, e non soltanto i ricchi, possano approfittare delle scoperte scientifiche.

Cordiali saluti da un membro della Resistenza Razionalista, MV.