New insights in “Animalar” etology (articolo umoristico)

Dato che a volte ci si rimprovera di fare solo scienza, e a volte di farne troppo poca, e a volte ancora di andare troppo contro gli animalisti, proviamo un esperimento ibrido: scienza dell’animalaro. Tentiamo in particolare di stendere una guida alle varie specie di animalaro che si possono incontrare sulla nostra pagina.


Animalaro di tipo 1: anarcocomplottista-cazzaro

Questa specie relativamente comune è convinta dell’esistenza delle scie chimiche, del morbo di Morgellon, dei generatori di terremoti, dell’energia orgonica, del Mostro di Loch Ness, degli alieni, dei nargilli, del ricciocorno schiattoso, dei pokemon, di Babbo Natale e tante altre cose. E tutti quanti stanno complottando contro di lui per nasconderlo, tranne la mamma che abita al piano di sotto e ogni tanto gli urla che è pronto da mangiare. Per lui andare contro la sperimentazione animale non è un obbiettivo specifico particolarmente importante, fa parte della filosofia per cui si deve andare per forza contro la “verità ufficiale”, fosse anche che la verità ufficiale è che la terra è tonda e Roma è la capitale d’Italia. Si difende da tuttiquesti potenti nemici lanciando sassi contro gli aerei che lasciano scie e grazie ad un alimentazione priva di muco (eccettuato quello del proprio naso).

Tecniche di difesa: Non è particolarmente pericoloso, più che altro fa ridere. L’importante è non illudersi di poterlo far ragionare, e fare attenzione alla mortale tecnica “rilancio sulla cazzata”, che consiste nel difendersi dalla dimostrazione di aver detto una cazzata dicendone una ancora più grossa (es: “se fosse vero ciò che dici, allora io potrei anche essere un albero senziente.” “E infatti, potresti benissimo esserlo e indossare una maschera! E magari sei anche alieno!”)


Animalaro di tipo 2: la mamma medio borghese

Indubbiamente la specie più diffusa in natura. Prevalentemente di sesso femminile, come gli insetti stecco, si tratta della forma neotenica di una comune bimbaminkia, che ha visto le foto dei cani morti di rogna e tanto è bastato a convincerla che nei laboratori si praticano insensate torture, che esistono metodi sostitutivi che lo impedirebbero, che la case farmaceutiche complottano per tenerlo nascosto (una lieve sovrapposizione al tipo 1 c’è quasi in tutte le categorie). La sua smisurata passione per gli animali la spinge nella sua crociata, ma curiosamente esclude tutti quelli che si mangiano o che non sono carini da vedere. Sostanzialmente si restringe spesso solo a cani e gatti, o a volte anche solo ai cani, preferibilmente di razza Beagle. Ne ha almeno tre o quattro in casa, tutti di razza purissima e costati intorno agli ottocento euro a testa, tranne uno che è riuscita a procurarsi recentemente a titolo del tutto gratuito grazie ad amici di amici; e sono tutti rigorosamente vaccinati e portati a regolari visite veterinarie durante le quali riceveranno cure testate su animali. Il suo piatto preferito è di solito il cotechino, oppure il coniglio in salmì.

Tecniche di difesa: Come avrete intuito, il suo punto forte non è la coerenza. Insistete su quella.


Animalaro di tipo 3-A: lo spocchioso-scienziato

Ha studiato fisica, oppure matematica, o in rari casi medicina umana o veterinaria. Le leggende dicono che ce ne siano anche un paio al mondo che hanno studiato biologia, ma io non darei credito a queste voci. Arriva sulla pagina convinto che spaccherà tutto forte del proprio PhD in dissezionamento delle larve di zanzara, ed esordisce più o meno così:

Egregi signori, sono l’arcidottor triprofessor Marinelli DeSantis Viendaimonti, titolare della cattedra in neurobiologia dei kiwi all’Università di New York. Vorrei innanzitutto cortesemente domandare alle signorie vostre di rivelare le proprie identità, come si conviene a chi partecipi di un sano dibattito scientifico adatto a personalità della mia levatura. Mi aggraderebbe in seguito, se ciò incontra il vostro interesse, abbassarmi al vostro livello ed insegnarvi qualcosa sulla vera scienza, su come si vive, sull’amore e sulla natura del mondo, tutti argomenti su cui il mio PhD e miei tre master mi conferiscono senza dubbio alcuno competenze adeguate alla docenza

per concludere così:

Andate a cagare.

Tecniche di difesa: Se non può intimorire col suono dei suoi titoli, sostanzialmente si rivela “un buco senza ciambella”, per dirla col poeta. L’argomentazione scientifica serrata di solito si rivela efficace nel metterlo in fuga.


Animalaro di tipo 3-B: lo spocchioso-filosofo

Razza particolarmente odiosa e (per fortuna) rara, lo spocchioso-filosofo è animato dallo stesso spirito missionario del tipo precedente, con la differenza che è di un’ignoranza in biologia che dà semplicemente i brividi; non sa distinguere un cane da un pino silvestre per intenderci. In questo aspetto non si differenzia molto dalle tipologie 1 e 2. Ma più furbamente, lui decide dunque di puntare tutto su un altro stile di argomentazione, mettendo a frutto i propri raffinati studi filosofici che, secondo le sue convinzioni, sono più che sufficienti a colmare le sue lacune intellettive. Di solito tenta di intortarvi con le sue supercazzole, ma è facile riconoscerlo dall’utilizzo frequente delle seguenti espressioni:

  • senziente
  • sofferenza
  • paziente morale
  • eticamente rilevante
  • anarchico
  • specismo
  • antispecismo
  • X-fobia (vegefobia, vegafobia, veggofobia,vegetofobia, veg*fobia, teriofobia, animalfobia, cinofobia, autofobia)
  • casi marginali
  • razionale
  • inattaccabile
  • inconfutabile
  • indiscutibile
  • oltre ogni dubbio


A chi non è avvezzo al pensiero filosofico può sembrare che stia parlando del nulla, mentre chi ne mastica un po’ capisce subito che sta parlando del niente (la questione del se effettivamente sia il nulla o il niente l’argomento principale a sostegno dell’antispecismo anima un dibattito vivo e frizzante nel movimento animalista). Solo pochi aspiranti alla santità, come me, hanno la pazienza necessaria a star dietro all’inondazione di stronzate che questa razza è in grado di produrre in pochi minuti, e di ribattervi punto per punto, ma è veramente dura; non dimentichiamoci che parliamo di individui che giunti alla disperazione son capaci di tirar fuori argomenti el tipo che la sperimentazione animale non serve perché tanto non esistiamo e siamo solo sogni di un essere superiore, oppure che la debolezza della ragione umana non consente di trarre deduzioni di valore universale, e via discorrendo ritirando fuori dal cassetto tutte le più vecchie e inconsistenti dispute filosofiche della storia. La maggior parte delle persone crolla dopo aver letto cose tipo la “decostruzione identitaria dell’umanesimo poststrutturalista fallocentrico” o “la deformazione sociale imposta dalle convenzioni politropiche socioculturali di posterdati”.E qui l’animalaro, di fronte al prevedibile “Eh?” o all’altrettanto giustificabile “Vaffanculo” che ottiene in risposta grida “PUPPAAAA!” e canta vittoria, oppure va a lamentarsi con i 12 iscritti alla sua pagina di quanto sono aggressivi questi maledetti scienziati ancora schiavi del sistema capitalistico, dello specismo e delle canzoni di Vasco Rossi.

Tecniche di difesa: Non esistono! L’unica sarebbe smontare passo passo le loro supercazzole, ma come ho già detto è veramente dura e molti sono morti nel tentativo di trovarne il filo logico. Fortunatamente nessuno li ascolta mai, e sono troppo impegnati a decidere se sia più corretto parlare di vegefobia, o vegafobia, o viggofobia, e se non sia troppo discriminatorio usare un termine solo femminile per descrivere una cosa che riguarda anche maschia e transessuali, per intervenire spesso sulle nostre pagine.


AGGIORNAMENTO: animalaro di tipo 4: il disco rotto

La classificazione di questa specie è ancora dubbia. Molti pensano che in effetti gli animalari “disco rotto” non esistano, trattandosi invece di comuni troll che sfruttano una forma di mimetissmo batesiano. L’animalaro di tipo 4 è apparentemente non dotato di organi cerebrali veri e propri, ma semplicemente di un elementare sistema di neuroni specchio che gli consente di reiterare all’infinito comportamenti già appresi.
Lo si riconosce tipicamente per il senso di deja-vu che dà; infatti si limita a copiare e incollare quanto scritto da specie più pericolose, come gli animalari di tipo 3, sperando in questo modo di intimorire i predatori. La sua strategia di attacco si basa sulla ripetizione all’infinito di pochi concetti elementari, del tipo “VERGOGNATEVI”, “VIVISEZIONATE I VOSTRI FIGLI” e “SERVI” (secondo alcuni esperti, quet’ultimo verso rappresenta il richiamo distintivo di una specie a sé, ormai in via di estinzione in quanto rappresentato da pochi, o addirittura da un solo esemplare di sesso maschile cronicamente incapace di trovare partner sessuali), intervallati nel migliore dei casi a link ai video di Cagno e brani di Marco Mamone Capria.

Tecniche di difesa: Ban.



Va detto che questa classificazione è provvisoria e forse non esaustiva. Lo studio della biologia dell’animalaro è un campo nuovo e in continua evoluzione. Fortunatamente, a quanto pare, presto avremo orde di animalari che si offrono come cavie onde poter salvare gli animali dalla sperimentazione, e questa possibilità, che finora ci è stata negata, permetterà verosimilmente di capirne molto di più. Pubblicheremo eventuali nuovi sviluppi.


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