I Limiti dei Metodi Alternativi


Quelli che gli antivivisezionisti spacciano per metodi sostitutivi della sperimentazione animale, sono in realtà metodi complementari già ampiamente utilizzati.

Tuttavia, grazie ai metodi complementari si è potuto ridurre di parecchio sia il numero di cavie animali necessarie, sia l’entità dei rischi ai quali queste vengono esposte. E a tal proposito sottolineo che questi metodi complementari sono stati sviluppati dalle persone che gli animalisti chiamano “sadici vivisettori” e non certo dagli stessi animalisti che si dimostrano capaci di produrre soltanto violenza fisica e psicologica.

Vediamo nel dettaglio quali sono questi famigerati metodi alternativi che gli antivivisezionisti presentano come sostitutivi, dando ad intendere che non siano già utilizzati.


Sperimentazione in Vitro

Ossia i test su cellule e tessuti isolati piuttosto che sull’organismo intero.
Il primo errore sta nel considerare che le cellule impiegate nel Vitro derivino esclusivamente da colture, in realtà non è possibile mantenere in coltura tutti i tipi di tessuti, per cui spesso devono essere asportati dalla cavia animale (vive!), perciò la sperimentazione in Vitro non è completamente esente dall’uso dell’animale come credono gli animalisti.

Ma a prescindere da questo particolare, i test in vitro non possono sostituire la sperimentazione animale sostanzialmente perché un organismo non è riducibile alla somma delle componenti che lo costituiscono. Mi spiego: molti processi fisiologici non sono circoscritti in ambito cellulare, ma si espletano in maniera sinergica tra le varie componenti differenziate dell’organismo. Si prenda ad esempio l’osmoregolazione del sangue, un processo conservativo (come ho spiegato nell’articolo intitolato Caratteri Conservativi ed Organismi Modello, “conservativo” significa rimasto invariato nel corso dell’evoluzione, con buona pace di chi sostiene che l’organismo dei topi è troppo diverso dal nostro per fornire un modello attendibile), essenziale per l’omeostasi (mantenimento dei parametri fisici e chimici che consentono la vita).
L’osmoregolazione è ottenuta da un reciproco scambio di fattori (precisamente aldosterone e vasopressina) tra cervello e reni, tali fattori vengono secreti nel sangue e raggiungono le rispettive destinazioni, si instaura quindi una comunicazione tra cervello e reni che presiede alla corretta regolazione della filtrazione dei cataboliti da parte dei nefroni.
Ora, testando una sostanza sconosciuta solo sulle cellule cerebrali e solo sulle cellule renali, non abbiamo alcuna indicazione sul come tale sostanza interferirà con il processo appena descritto: se una la sostanza in esame inibisce la vasopressina e l’androsterone, né le cellule renali né le cellule cerebrali subiranno alcun effetto… ma l’organismo completo perisce in quanto ne viene compromessa l’omeostasi! Tali molecole svolgono la loro funzione al di fuori delle cellule, per cui una loro eventuale inibizione non si manifesta nei test sulle cellule stesse ma solo sull’organismo intero.
L’esempio appena descritto riguarda soltanto una dell’infinità di reazioni fisiologiche che si espletano soltanto a livello extracellulare e che non possono essere valutate in Vitro.

Ciononostante la sperimentazione in vitro è in grado di dirci se una sostanza interferisce con la fisiologia delle singole cellule, se le cellule muoiono, allora è inutile proseguire sull’animale… ed è esattamente per questo motivo che la sperimentazione in vitro ha consentito di ridurre i rischi ai quali vengono esposti gli animali.
In effetti la sperimentazione in Vitro è preliminare alla sperimentazione animale ed entrambe sono dette fase pre-clinica, da cui si passa alla successiva fase clinica che si svolge su pazienti affetti da determinate patologie, i quali accettano di sottoporsi a cure sperimentali, oppure nei centri di ricerca che sperimentano su volontari sani, retribuiti per sottoporsi ai test (ne esistono in Svizzera).
Sul sito Farmaci & Vita trovate una figura che spiega meglio le fasi necessarie per lo sviluppo di un farmaco.
Se si saltasse direttamente dal vitro alla sperimentazione umana, come gli antivivisezionisti suggeriscono di fare, ci sarebbe un’ecatombe di esseri umani… e se gli animalisti ci tengono tanto a salvare gli animali, allora dovrebbero pensare di sostituirsi a loro, anziché imporre simili rischi alle altre persone.

Uno dei principali slogan della propaganda antivivisezionista è che la sperimentazione animale si pratica per ragioni di business, in realtà, come ho spiegato nell’articolo intitolato Le “Prove” di Chi Non ha Prove, la sperimentazione in vitro è notevolmente più economica rispetto alla sperimentazione animale, per cui le case farmaceutiche massimizzerebbero i propri profitti sostituendo la sperimentazione animale con il vitro se fosse possibile, il ché dovrebbe suggerire che i test sugli animali sono indispensabili.

Ma soprattutto gli antivivisezionisti non considerano che la sperimentazione in vitro riguarda esclusivamente la Tossicologica, la quale è soltanto un sottoinsieme degli esperimenti in cui è richiesto l’animale. Peraltro gli antivivisezionisti chiamano la tossicologia “vivisezione” che, come ho spiegato meglio nell’articolo intitolato L’assurdità dei Metodi Alternativi, con la tossicologia c’entrano poco o niente.

In molti ambiti della ricerca biomedica di base la sperimentazione in vitro è completamente inutile. Pensate ad esempio ai recenti studi di interazione tra cervello e computer sui macachi (ne ho discusso qui), oppure ai passati esperimenti condotti sui cani, sui quali si collaudato il pacemaker, apparecchio a cui milioni di persone devono la vita.. cosa credono gli antivivisezionisti, che il pacemaker si sarebbe potuto sperimentare con il Vitro?!

Anche il complesso di reazioni fisiologiche riguardanti l’osmoregolazione (dell’esempio di poc’anzi) è stato scoperto attraverso la sperimentazione animale… come altro se no? Come sarebbe possibile scoprire la fisiologia di un animale senza disporre dell’animale?!
La conoscenza con la quale sono scritti i testi universitari di fisiologia è ricavata dalla sperimentazione animale, e lo studio della fisiologia costituisce la base della Medicina, pertanto la medicina è imprescindibile dalla sperimentazione animale. Anche qualora una cura venga perfezionata senza far ricorso ad animali, tale perfezionamento poggerebbe su una base costruita grazie alla sperimentazione animale. Per così dire, siamo sulle spalle dei giganti.



Epidemiologia

L’Epidemiologia è la statistica inferenziale applicata all’osservazione delle patologie nella popolazione. Ad esempio, se in una certa zona, a partire da una certa data, si osserva un aumento di casi di una determinata patologia, raccogliendo ed analizzando i dati statistici è possibile risalire alla causa (ad esempio le emissioni di gas nocivo di un’industria situata nei dintorni). O ancora, se i centri di epidemiologia (dell’Asl, lavorano sui dati statistici forniti dagli ospedali) osservano che i pazienti affetti da una certa infezione, hanno in comune l’aver frequentato determinati luoghi, individuano il focolaio dell’infezione dando disposizioni sulle misure cautelative (es. chiusure di scuole). L’epidemiologia riveste anche particolare interesse in ambito della Medicina del lavoro, per lo studio delle malattie professionali.

Quando gli antivivisezionisti asseriscono che l’epidemiologia può sostituirsi alla sperimentazione animale, stanno proponendo, né più né meno, di testare i farmaci direttamente sulla popolazione umana. In pratica la popolazione si sostituirebbe alle cavie animali: dal vitro si passerebbe direttamente alla commercializzazione del farmaco e solo successivamente, quando si manifesterebbero reazioni avverse (gravi effetti tossici o morte) sulla popolazione dei consumatori, quel dato farmaco verrebbe ritirato dal mercato.

Ma non solo! Il paradosso è che gli antivivisezionisti stessi attribuiscono alla sperimentazione animale la responsabilità di quei casi di reazioni avverse che si riscontrano nella popolazione e che portano al ritiro di alcuni farmaci dal mercato (vedi l’articolo intitolato Le Idee Confuse della Leal)… Ma comeee?! Gli antivivisezionisti accusano, ingiustamente, la sperimentazione animale di causare reazioni tossiche sulla popolazione umana e per contro propongono di sperimentare direttamente sulla popolazione umana avvalendosi dell’epidemiologia?! Siamo insomma di fronte ad un altro lampante esempio di bispensiero orwelliano, ossia di incapacità di cogliere le incongruenze logiche, caratteristica che contraddistingue gli animalisti e che abbiamo già documentato in diversi articoli su questo blog.

Peraltro, anche l’epidemiologia, come il vitro, è un metodo complementare che già si usa in ambito farmacologico: la fase in vitro a cui segue la fase animale a cui a sua volta fa seguito la fase clinica su volontari umani, offrono complessivamente un margine di sicurezza elevato ma non assoluto. Per questo motivo tra i farmacologi si usa dire che la vera ultima fase della sperimentazione di un farmaco si svolge durante la vendita. Le ultime cavie sperimentali siamo noi consumatori (e sottolineo “le ultime”, in quanto gran parte dei farmaci tossici vengono scartati grazie alla fase precedente sugli animali).
Ma questo non perché i “malefici farmacologi” pianificano deliberatamente di avvelenare la popolazione, ma perché non esiste altro modo. Riporto dal mio stesso articolo intitolato Le Idee Confuse della Leal:

Il limite del processo sperimentale dipende dalla dimensione del campione: se una sostanza ha una bassa probabilità di provocare una reazione avversa, questa non può emergere nel ristretto campione sperimentale.

Il ricercatore può solo constatare che il farmaco testato su (per esempio) 1000 volontari umani non è risultato tossico e quindi lo classifica come sufficientemente sicuro, ma mai come “certamente sicuro”, la biologia non è in grado di offrire certezze ma soltanto probabilità.

Ed infine, l’epidemiologia, esattamente come il vitro, è un metodo complementare solo della Tossicologia e non dell’intera ricerca biomedica… di nuovo, come si può credere che si sarebbe potuto sviluppare il pacemaker con l’epidemiologia?! Tuttalpiù con l’epidemiologia possiamo, a posteriori, sapere qual è la durata media dei pacemaker.



Software

Chi ha studiato chimica organica e biochimica sa che, in definitiva, ogni reazione biologica dipende dalla conformazione spaziale delle molecole e dai siti attivi enzimatici. Pertanto, in teoria, sarebbe possibile inserire tutti i dati a nostra disposizione in una sorta di database e realizzare un software che simuli l’interazione di una sostanza (potenziale farmaco) sulle molecole biologiche.

Siamo soltanto agli albori di tale promettente tecnologia, affetta per il momento da due gravi limiti: la capacità di calcolo e l’incompletezza dei dati.

L’enorme vastità delle possibili reazioni, anche del più semplice degli organismi, è tale da superare le capacità di calcolo degli attuali processori. Occorrono settimane di calcolo per avere il responso di una singola sostanza… ed il ricercatore lavora con svariate centinaia di sostanza diverse.

Ma soprattutto, non si conosce l’intera fisiologia dell’organismo, quindi come programmare un simulatore se ancora non si sa quali dati inserire?!
Per il momento, e temo purtroppo per ancora molto tempo, il procedimento empirico (la sperimentazione
animale) rimarrà una scelta obbligata.
Inoltre, va detto che per ricavare i dati necessari alla programmazione di un software che sostituisca la sperimentazione animale, è necessaria la sperimentazione animale!

Infine, anche se disponessimo già di questo software, esso non sostituirebbe l’intera sperimentazione animale ma solo, ancora una volta, la tossicologia.



Conclusione

James Randi è tra i più celebri personaggi razionalisti contemporanei, è noto anche per aver messo i palio un premio da un milione di dollari per chiunque voglia dimostrare, in condizioni scientificamente controllate e preventivamente concordate fra le parti, un qualsiasi fenomeno paranormale di qualunque tipo. Il premio è stato messo in palio nel 1996 e ad oggi ancora nessun mago, rabdomante, santone, ecc. si è mai presentato a riscuotere… il ché lascia supporre che i personaggi che promuovono il paranormale siano dei ciarlatani.

Iniziative molto simili avvengono anche nell’abito della sperimentazione. Cito da Oggiscienza:

Organizzazione britannica indipendente NC3Rs, National Centre for the Replacement, Refinement and Reduction of Animals in Research […] Avete nel cassetto un’idea per mettere a punto un sistema in vitro per valutare la tossicità renale di un nuovo farmaco? Bene, è il momento di tirarla fuori: c’è tempo infatti fino al 2 novembre [2011] per presentarla al CRACK-IT e concorrere così all’assegnazione di un finanziamento per la ricerca di 750.000 sterline (poco più di 860.000 euro). E questo è solo uno dei sei bandi lanciati dall’iniziativa con la collaborazione di alcune industrie farmaceutiche e biotech per tentare di risolvere altrettante sfide sulla riduzione, la sostituzione e il benessere degli animali da laboratorio. Si cercano nuovi sistemi per la registrazione di parametri vitali, altri saggi di sicurezza in vitro e c’è pure un bando, finanziato per un milione di sterline, per lo sviluppo di cellule staminali pluripotenti indotte per lo studio dei disturbi bipolari.

La domanda che sorge spontanea è: se gli antivivisezionisti sono in possesso di questi famigerati metodi sostitutivi, perché non li hanno presentati a questo concorso (ormai scaduto)?!
Gli antivivisezionisti, proprio come maghi e santoni, si limitano ad organizzare conferenze chiaramente destinate ad un pubblico inesperto e che desidera venire assecondato ed illuso.
Perché gli antivivisezionisti, invece di perdere tempo in conferenze destinate ad un pubblico inesperto, non presentano i metodi sostitutivi di cui parlano ai comitati scientifici che gli chiedono di farlo, riscuotendo peraltro lauti ricompensi?!

Cito l’eminente biologo Richard Dawkins, anche se la sua frase è riferita agli omeopati, fa anche al caso degli antivivisezionisti:

Se sei in possesso di questo rivoluzionario segreto della scienza, perché non lo provi diventando il nuovo Newton? Naturalmente noi sappiamo la risposta. Non puoi farlo. Sei un falso.

“Esistono metodi alternativi” è un banale slogan, opportunamente preconfezionato per la massa ma che non rende conto della complessità dell’argomento, la cui trattazione richiederebbe un discreto impegno mentale che la massa generalmente rifiuta.
Dare credito a simili slogan indica completa ignoranza dell’argomento, il paradosso è che coloro che conoscono seriamente l’argomento, avendolo studiato all’università, vengono presuntuosamente redarguiti con locuzione del tipo “Informati, Ignorante!” da parte di gente che basa le proprie conoscenze su tali slogan.

Ho altresì l’impressione che asserire “esistono metodi alternativi” sia un maniera ipocrita per lavarsi la coscienza da parte di animalisti a cui in realtà non frega un bel niente della salute umana, della sofferenza umana e degli ammalati in attesa di cure… il guaio è che queste persone non capiscono nemmeno che se esistono le cure per i loro animali domestici, devono ringraziare la sperimentazione animale.


[MV]

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28 thoughts on “I Limiti dei Metodi Alternativi

  1. Non c’entra molto con l’articolo, ma (premesso che non sono animalista e non sono contro la sperimentazione sugli animali), tuttavia, non trovo “giusta” l’affermazione di Dawikings in riferimento all’omeopatia, eminente biologo. Forse non sarà provato scientificamente (o forse si? lo ignoro, sinceramente), ma di fatto l’omeopatia risolve determinati disturbi, certo non paragonabili a malattie gravi, come ad esempio alcune allergie…come si pone la medicina tradizionale in questi casi?

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      • Tutto sommato, vedendone l’efficacia su persone a me vicine, nonostante il mio pensiero sia razionalista qualche dubbio mi viene. Anche se fosse solo un colossale effetto placebo (E lo è, date le composizioni chimiche dei farmaci omeopatici), meriterebbe più attenzione da parte della scienza tradizionale. Certo, agli omeopati non andrebbe bene vedersi razionalizzare le loro mistiche credenze, tipo memoria dell’acqua o roba new age del genere, ma l’effetto placebo mi ha sempre interessato, e un giorno spero di avere la possibilità di lavorarci.

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      • A quanto mi risulta ci han provato in molti a dimostrare che funziona… fallendo miseramente. Tutte le sperimentazioni fatte come si deve (doppio cieco, VS placebo) non son ancora riuscite a dimostrarne un efficacia (c’è da dire che mi stupirei del contrario, le diluizioni son così spinte che solitamente o molto spesso sfidano il numero di Avogadro, giacchè un’eventuale afficacia sarebbe attribuibile solo allo “spirito santo” della molecola di partenza). Se vogliamo riconoscere un merito agli omeopati (e non all’omeopatia in se sia inteso) è che riescono a inculcare nella mente del paziente una serie di prescrizioni accessorie alla cura che di fatto regolano lo stile di vita in toto del paziente. E così un po’ l’effetto placebo, on po’ questa rimozione di alcune abitudini, molto spesso i pazienti stanno meglio.

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      • credo che il problema di fondo sia che molte volte si confonde la fitoterapia con l’omeopatia, e si indica come omeopatica un medicinale/terapia che non lo è! La fitoterapia presuppone l’utilizzo di veri e propri principi attivi di origine naturale, sulla cui efficacia (o meno) si può discutere, essendo per certi disturbi utili, per altri meno. Il concetto alla base dell’omeopatia è la cura del simile con il simile…attraverso cioè l’assunzione di prodotti che non hanno alcun principio attivo! La prima può essere scientifica, la seconda no

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  2. Bell’articolo che condivido ma non nelle considerazioni finali. Questa volta il luogo comune viene usato qui: chi si oppone alla sperimentazione animale non sono solo persone che non sanno di cosa parlano ma anche alcuni ricercatori. Ma anche non fosse così, dalle conclusioni sembra che in materia si possa esprimere solo chi l’ha “studiat[a] all’università”. Come fra i difensori dell’omeopatia (purtroppo) troviamo tanti medici e tanti farmacisti, anche fra i difensori dei c.d. metodi alternativi troviamo tanti addetti ai lavori e non solo propagandisti “scemi”.

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      • bell’articolo. non sono d’accordo riguardo al’omepatia. io uso prodotti omeopatici come l’arnica e l’artiglio del diavolo e posso dire che funzionano e poi meglio curare un raffredore usando il propoli o il lufraflor che riempiendosi di antibiotici che a forza di usarli diventano inutili.
        nel medioevo usavano le erbe e gli infusi per curarsi da influenze o altro e per funzionare quando le norme igeniche di base non c’erano qualcosa fanno. nel mio caso che sono affetto da distrofia muscolare di duschenne non ci sono farmaci utili l’unico può essere il cortisone ma cosi ti prendi almeno 5 kg e se sei in carozzina non è il massimo e gli unici farmaci che prendo sono omeopatici tranne il vivinc o l’occhi. OI posso dirti una cosa: apprezzo moltissimo quello che fai grazie 🙂

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      • Del raffreddore sai cosa si dice, vero? Se lo curi, dura cinque giorni, se non lo curi, dura cinque giorni 🙂
        Essendo il raffreddore un virus, un antibiotico non servirebbe a niente contro di esso 😛
        Comunque grazie dell’appoggio ^^

        [OI]

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      • Per Manuele (sorry… non mi fa rispondere direttamente a te). E’ vero che nel Medioevo usavano solo erbe e infusi. Bisognerebbe anche ricordare che l’aspettativa di vita media del medioevo era attorno ai 25-30 anni, però…

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  3. Non confondete l’omeopatia (che non serve a niente tranne che per l’effetto placebo) con la cura a base di erbe: le erbe curano perchè contengono principi attivi che spesso sono gli stessi che poi si usano nei farmaci.

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  4. Pingback: Blog di yuka88 » Blog Archive » Manifestazioni a Milano: ricercatori contro animalisti

  5. Pingback: De Manifestatione: una cronaca | Prometeus - ANBI Magazine

  6. Pingback: De manifestatione: una cronaca | Federico Baglioni et al.

  7. Pingback: La gente accetta la sperimentazione animale? L’importanza di come viene posta la domanda. | Pro-Test Italia

  8. Uno dei metodi alternativi più divertenti che abbia mai sentito è la:
    FARMACOLOGIA QUANTISTICA
    chiunque abbia studiato un po’ di meccanica quantistica applicata alla materia sa che è possibile (allo stadio attuale) studiare:
    -molecole molto piccole;
    -molecole grandi ma regolari (cristalli).
    ed il tutto con una certa dose di approssimazione (ovviamente).
    Sfortunatamente le molecole usate in medicina sono grandi E complesse, ergo, trattavasi di una balla inventata di sana pianta.

    Cosa mi importa della verità se posso odiare qualcuno?

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