La Senatrice Boldi risponde ad un’animalista.


Ci è stato segnalato questo interessante post pubblicato sulla pagina Occupy GreenHill.
Non abbiamo modo di verificare l’autenticità della corrispondenza riportata, tuttavia, a giudicare dal tono pacato e dai contenuti sagaci, è quantomeno verosimile.

Le motivazioni della senatrice Boldi sono ragionate ed ineccepibili, e le ha esposte con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti.

Per quanto riguarda il commento di risposta, esso denota la tipica puerilità animalista: negano l’evidenza dei fatti e si comportano come bambini che si tappano le orecchie e sbattono i piedi per terra.
E per la cronaca, Cagno e Fedi sono ben lungi dall’essere degli esperti in ambito di sperimentazione animale (per saperne di più leggi il nostro articolo intitolato Scienziati a Confronto).

Ci aveva visto bene Gustave Le Bon quando scriveva:

Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.



[MV]

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18 thoughts on “La Senatrice Boldi risponde ad un’animalista.

    • Quando non si ha niente da fare e si è ossessionati queste sono le attività preferite: bazzicare sul web contribuendo al già ampio mare di cazzate e rompere a chi contesta il loro “credo”… 😉

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  1. Quello che dice la senatrice è assolutamente vero. Sono anch’io un medico e provo a portare ulteriori prove a favore del fatto che non è possibile evitare la ricerca sugli animali.
    E’ estate, c’è l’anticiclone Minosse che porta a 45°C la temperatura ambientale. Per una semplice legge fisica il calore passa da un “corpo” più caldo (l’atmosfera) ad uno più freddo (il corpo umano che mantiene una temperatura interna di 37°C.
    Quando la temperatura si innalza il cervello la registra e mette in atto tutti i meccanismi che ha a sua disposizione per farla scendere (sudorazione). Sudando la persona perde molti liquidi, quando diventano TROPPI liquidi, il rene registra che c’è poca acqua nell’organismo ed inizia a rendere le urine molto concentrate per non sprecare acqua. Questa perdita di volume circolante registrata dal rene viene combattuta con la liberazione di una sostanza, la renina, che converte l’angiotensinogeno in angiotensina A LIVELLO POLMONARE, l’angiotensina provoca il rilascio di aldosterone dal SURRENE.
    Ora: mi dite come si fa a riprodurre in laboratorio un meccanismo così sofisticato? Questo meccanismo è quello su cui agiscono molti farmaci per la pressione arteriosa.
    Senza parlare di tutte le conoscenze che abbiamo avuto di fisiologia solo studiando gli animali (il meccanismo descritto sopra ne è un esempio).
    La ricerca sugli animali, purtroppo è, allo stato attuale, assolutamente indispensabile e a differenza della senatrice io credo che lo sarà per molto tempo ancora

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    • Citare un sistema biologico complesso come quello di un qualsiasi mammifero compreso l’uomo, vuol dire coinvolgere una innumerevole serie fattori tra loro concatenati, volenti o nolenti “pesanti” all’interno nelle numerose interazioni che possono portare poi a manifestazioni patologiche. L’osservazione da lei fatta, dott. Marco, a mio avviso, è chiaramente controproducente nei confronti della conclusione a cui lei vuole giungere. La ragione che adduco è che, stante la complessità di cui sopra, e di cui lei fa base per le sue conclusioni, io ritengo che già all’interno dello stesso insieme di diversi organismi umani, a seconda delle loro caratteristiche peculiari, tipo età, sesso, “razza”, massa, storia delle patologie del soggetto preso in esame, ambiente in cui ha vissuto, vive e vivrà, ed altri numerosi fattori, rendono tendenzialmente molto difficile poter costruire un modello stabile di comportamento dei processi patologici e dei percorsi di cura da attuare, con o senza contributo farmacologico, essendo i fattori in gioco talmente numerosi da non essere valutabili tutti nel complesso. Mi sembra ancora più difficile poter ritenere utile per la ricerca medica per gli uomini, set di esperimenti realizzati su complesse macchine biologiche appartenenti a mammiferi non umani. Solo processi chimico-fisico-biologici diretti, e non contestualizzati in cascate di interazioni dall’elevato numero di complessità da lei citate, potrebbero essere ritenuti modelli accettabili, tra l’altro solo con riserva di verifica su un set di soggetti della stessa specie ma in un ampio range di espressioni diverse manifestabili da quella stessa identica specie, nel nostro caso gli esseri umani.

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  2. da ricercatore mi stupisco di trovare una testa pensante in mezzo alla lega ma è tutto esposto con notevole chiarezza e pacatezza.
    ps la sperimentazione animale per l’approvazione di farmaci è obbligatoria in fase preclinica, non la si fa per sadismo. e mi trovo in oltre d’accordo sul commento dei costi, una coltura cellulare costa infinitamente meno di un animale transgenico, è più veloce da utilizzare epiù facile da studiare, ma non può sicuramente dare le risposte di uno studio in vivo

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  3. Nella mia scala dei valori vengono prima gli animali. Perché? Le ragioni sono numerose, e non è qui il luogo dei lunghi discorsi. Chi dice che nell’articolo ci sono ragioni sostanziali non trova il mio accordo. IL fatto che un mio congiunto “umano” abbia bisogno di cure non mi spinge a considerare altri esseri viventi senzienti sacrificabili. Se mozzo una gamba a un cane o a un essere umano sveglio e nel pieno delle sue facoltà produco lo stesso risultato: procuro un dolore immenso e la perdita di un arto. Che dovere ha il cane di sacrificarsi per un altro essere vivente? Chi può sostenere oggettivamente che un sistema biologico umano vale più di quello di un cane. Le estreme conseguenze ad uso di chi sostiene la vivisezione, del tipo citato nell’articolo, ossia il malato umano verrà salvato dal sacrificio umano non hanno nessuna relazione logica diretta: è un’approssimazione che tenta vigliaccamente di spaventare l’interlocutore coinvolto nella discussione per trovarne la condivisione. E’ di per se una barbarie lo stesso ragionamento portato a difesa di un’attività di per se già barbara. Questo il mio punto, naturalmente non definitivo, ma che sono disposto a difendere con opportuni ragionamenti.

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    • Discorsi che ci attribuiscono un punto di vista antropocentrico, ovviamente in modo proiettivo: lei è antropocentrista, dunque suppone che lo siamo anche noi. Al cotnrario, noi semplicemente non abbiamo punti di vista “oggettivi” sui valori, questi lei si illude di trovarli (affermando che “oggettivamente” il dolore di un cane e di un umano sono uguali). I valori sono irriducibilmente soggettivi. Semplicemente, sono le nostre soggettività quelle che sono in grado di partecipare di un ordine morale, o non quelle animali. Addirittura, la morale esiste appositamente per permettere all’uomo di strutturare una vita di comunità effiace, che si traduce in un successo nell’ambiente, ovvero nella priorità delle proprie esigenze sull’ambiente. Se davvero cominciassimo a trattare umani ed animali ESATTAMENTE nello stesso modo, noi ci estingueremmo. Perché gli animali non sarebbero altrettanto gentili con noi.

      [OI]

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      • Condividendo l’affermazione che i “valori” sono soggettivi e che partecipano alla costituzione dell’ordine morale di una comunità, ordine di per se non monoliticamente comune a tutti (esempi ne sono l’estrema varietà di pensiero tra gli uomini, che va dagli animalisti più radicali al cinismo che si manifesta in chi è antropocentricamente disposto a qualsiasi sacrificio, anche inutile, della vita “non umana”, e con questo non dico che il presente blog ricada in questa categoria), vorrei sottolineare proprio il progressivo cambiamento di sensibilità che l’uomo in generale sta dimostrando nel rapporto verso le forme di vita diverse dalla sua. Almeno questo è quanto io riscontro nel sentire comune.
        In merito all’affermazione di un mio antropocentrismo, ritenendo anzi il contrario, per la mia stessa persona, mi domando in quale mio passaggio del precedente post sia stata ravvisata tale mia qualità…
        Ma ritornando al tema della morale, vorrei toccare due argomenti interessanti, uno dei quali, purtroppo, molto dolente e antipatico da trattare.
        Il primo riguarda il paragone di sensibilità alla sofferenza degli esseri umani con gli altri esseri viventi. A prescindere dal fatto che, nel caso specifico prima trattato, il sistema nervoso umano e quello di una cane, come dei mammiferi in generale, trattano il dolore “fisico” associato ad un danno tissutale praticamente alla stessa maniera, non avendo (per fortuna?) evoluto l’uomo una risposta neurologica “più forte”, o più “intelligente”!, anche per chiare necessità di tutela della propria integrità fisica (a prescindere da particolari “malattie” che inattivano i circuiti stessi del dolore), ossia con una sostanziale sensazione di sofferenza identica tra tutti i mammiferi, non essendosi i centri nevralgici di un uomo, chiamati in causa per il dolore, evoluti oltre quanto presente negli altri mammiferi, ritengo che l’unico appello che un “vivisezionista” potrebbe portare all’attenzione, dal punto di vista morale, è quello della successiva fase di elaborazione “psicologica” della stessa sofferenza. Anche su questo punto, però, un qualsiasi essere vivente superiore, e non solo l’uomo, ne esce profondamente, ed uso un termine sicuramente leggero, “provato”. Credo si possa discutere poco sul tema visto che proprio la sperimentazione animale ha confermato ampiamente ciò, ma, naturalmente, non pretendo di chiude il discorso a riguardo.
        Il secondo tema, inerente sempre la morale, e difficilissimo da affrontare, almeno dal mio punto di vista, ed è inerente la questione del valore della vita, che reputo sicuramente altissimo, ma non solo negli esseri umani. Quando è sacrificabile una vita in favore di un altra, è il tema cardine di questo blog, e, personalmente, credo che non il mio presunto antropocentrismo, ma quello che trasuda abbondantemente nella maggior parte degli interventi qui proposti a favore degli esperimenti sugli animali, spinga questo stesso luogo di discussione a tradire fondamentalmente la “Resistenza Razionalista” di cui si fa portabandiera, ritenendo io che non vi sia nulla di razionale nell’affermare le capacità di elaborazione delle informazioni dei singoli uomini e dell’umanità da essi composta, superiori, tanto da difenderne qualsiasi componente, anche la più malata, a spada tratta. L’umanità può anzi imparare molto dalla perdita di alcune sue componenti, perdita che, per quanto dolorosa per i singoli componenti affettivamente legati da intimità “relative” e non globalizzabili, è stata ed è (per il futuro si vedrà) una delle vere linee evolutive del sentimento e, quindi, della morale “umana” che, con il passare del tempo, ha arrichito l’umanità stessa di un’empatia con il resto del mondo vivente tale da renderci sì tanto gentili come forse non lo sarebbe una pantera affamata (stato di necessità) dinanzi ad un ipotetico cucciolo d’uomo. Questa, secondo la morale che nell’arco del tempo ha informato la mia persona, è una qualità “positiva” a tutto vantaggio di una comunità umana sempre più ampia e articolata, anche grazie agli strumenti di conoscenza e comunicazione resi disponibili dalle tecnologie oggi a nostra disposizione.
        Sulla base di questo, ritengo buona parte della sperimentazione animale un semplice atto di violenza inaudita, i cui risultati sono peraltro poco o nulla utili, ma questo è un altro discorso.

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      • In effetti, quello su cui si dibatte è sempre l’ambito etico, non si può scappare. L’uomo è, nel bene e nel male, al di sopra delle altre creature e dunque può disporre di queste a suo piacimento. Chiaramente può apparire, e probabilmente è, una sorte di crudeltà. Si sarebbe dunque portati a credere che gli animalisti siano eticamente superiori a coloro che sostengono la sperimentazione animale. Eppure, se ci pensiamo un momento, anche in natura l’animale più forte dispone di quello più debole a suo piacimento, e sicuramente non adotta tutte le precauzioni adottate dagli scienziati per ridurre il dolore! Quando un gatto gioca con un topo e arriva a ucciderlo, senza nemmeno l’interesse nel mangiarlo, non è forse più crudele? Si possono portare diversi esempi. Ogni essere vivente agisce per preservare la propria razza, lo si trova già nei filosofi del 1700, e probabilmente prima. L’uomo preserva se stesso con la scienza, e la scienza impone al giorno d’oggi l’utilizzo obbligato di soggetti animali su cui effettuare test in determinati ambiti (argomento già ampiamente discusso). Infine, se un animalista crede nella crudeltà di uno scienziato fine a se stessa, crede in una crudeltà propria dell’uomo, e allora quella crudeltà farà parte anche dell’animalista stesso e la sua posizione verrà ad essere di mero ipocrita, un semplice sillogismo.

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  4. la morte di una madre ancoa giovane è una perdità di un’intimità relativa e non globalizzabile????? Aiuta l’evoluzione???? Ditelo ad un figlio che cade in depressione e non riesce a uscirne fuori…
    Se fossero stati già presenti i farmaci adatti questo non sarebbe accaduto…
    Non mi sembra che le pestilenze del passato abbiano fatto evolvere l’umanità se non fosse stato per le cure che il genio umano è riuscito a trovare

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  5. Ne approfitto anche per lasciare un commento per quegli animalisti che pensano ancora che gli scienziati siano dei mostri crudeli, cito quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, in merito al reato di maltrattamento sugli animali: “La crudeltà è di per sé caratterizzata dalla spinta di un motivo abbietto o futile. Rientrano nella fattispecie le condotte che si rivelino espressione di particolare compiacimento o di insensibilità”. Il progredire della scienza e la volontà di preservare la specie umana, peraltro con ogni accorgimento possibile, può essere considerato un motivo “abbietto o futile”? Non direi proprio.

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  6. si pero’ si scrive alzheimer non alzaimer.

    la risposta al problema e’ semplice: fate sperimentazione usando animali che non sono pucciosi e coccolosi e vedrete nessuno si lamenta

    usate le drosofile, hanno la stessa attivita’ cerebrale di un animalista medio.. che ci vuole ?

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