Critica “Scientifica” alla Sperimentazione Animale

Ogni tanto qualche utente ci chiede di confrontarci con siti di “Critica Scientifica” alla sperimentazione animale.

La domanda che ci si dovrebbe porre è, innanzitutto, se la critica è “scientifica” cioè se viene fatta tramite una corretta analisi di tutte le fonti oppure se vengono riproposti, in maniera acritica, fonti proposte da altri, magari travisandone l’intento dell’autore. A fini di discussione accademica, prendiamo un articolo a caso da uno di questi siti, su un argomento molto caro alle associazioni animaliste: la talidomide.

Vediamo cosa scrive:

La tragedia del talidomide avrebbe potuto essere prevista ed evitata sulla base della sperimentazione animale come Gad [1] e altri hanno affermato?

Il riferimento bibliografico è questo: [1] Gad S: Preface. In Animal Models in Toxicology Edited by: Gad S. CRC Press; 2007:1-18.

questo è un libro: non si può considerare un libro come fonte primaria (non ha peer review) e tanto meno si può considerare fonte primaria la prefazione ad un libro. Il valore scientifico di questa citazione è, pertanto, alquanto limitato, giacché è difficilmente controllabile.

Consideriamo i dati di fatto. Schardein, che ha studiato tale tragedia, osservò: in circa 10 ceppi di topi, 11 razze di conigli, 2 di cani, 3 di criceti, 8 specie di primati e in altre specie quali gatti, armadilli, cavie, maiali e furetti sui quali il talidomide fu testato, gli effetti teratogeni si verificarono solo occasionalmente, in condizioni sperimentali particolari ed a dosi superiori a quelle impiegate normalmente per gli esseri umani [2] [3].

Riferimenti bibliografici: [2] Schardein J: Drugs as Teratogens CRC Press; 1976. [3] Schardein J: Chemically Induced Birth Defects. Marcel Dekker 1985.

Anche qua, stesso discorso di prima. Non sono fonti primarie facilmente controllabili, dato che anche questi sono libri, senza peer review. Cerchiamo, allora, di vedere se Schardein ha scritto qualche lavoro, reperibile in PubMed, che si occupi dell’argomento.

Siamo fortunati, poiché ci sono due review in cui il termine “thalidomide” risulta come parole chiave:

  • Teratologic testing: status and issues after two decades of evolution.
    Schardein JL.
    Rev Environ Contam Toxicol. 1988;102:1-78. Review. No abstract available.
  • Current status of drugs as teratogens in man.
    Schardein JL.
    Prog Clin Biol Res. 1985;163C:181-90. Review.

Della seconda citazione è reperibile un abstract, controllabile qui.

Data la citazione precedente, mi aspetto di leggere qualcosa di critico rispetto agli attuali metodi di sperimentazione, leggiamola allora insieme…

The facts demonstrate conclusively that ingestion of certain drugs during pregnancy can induce adverse effects in the unborn child.

Fin qua siamo d’accordo. Certi farmaci possono causare danni al nascituro.

However, few new teratogens or epidemics of birth defects have been identified since the thalidomide disaster, which attests both to EFFECTIVE LABORATORY TESTING OF DRUGS IN ANIMALS PRIOR TO CLINICAL USE and the extensive surveillance of use of new therapeutic agents in women during pregnancy. It is CLEAR that these practices SHOULD CONTINUE in order to protect the pregnant woman and her conceptus, and benefits and risks should be carefully weighed before administration of a drug during pregnancy.

ENFASI AGGIUNTA.

Ma non doveva essere una citazione a confutazione dell’efficacia della sperimentazione animale? Il testo dell’abstract dice l’esatto opposto

Tra l’altro, l’opinione del Dott. Schardein è ulteriormente chiarita da altri lavori quali questo:

  • Food Chem Toxicol. 1987 Jul;25(7):495-7.
    Evaluation of the potential teratogenicity of FD & C Blue No. 2 in rats and rabbits.
    Borzelleca JF, Goldenthal EI, Wazeter FX, Schardein JL.

dove adopera la talidomide proprio come controllo positivo per le malformazioni (150 mg/Kg/die) in ratti e conigli.

Viene allora spontaneo chiedersi come sia possibile effettuare una citazione a confutazione di un autore che, in realtà, sostiene proprio la tesi che si vorrebbe confutare? Dov’è la “due diligence” che ci si aspetterebbe da una critica “scientifica”? Come è possibile che dei ricercatori (come si definiscono gli amministratori di quel sito) riescano a prendere una così grande cantonata?

Semplice: hanno copiato acriticamente qualcun altro. Più esattamente, questo pezzo è copiato “pari pari” da questo articolo (che purtroppo non è citato in bibliografia a questo riguardo e questo è profondamente scorretto dal punto di vista scientifico):

  • Philos Ethics Humanit Med. 2009; 4: 2.
    Published online 2009 January 15.
    Are animal models predictive for humans?
    Niall Shanks, Ray Greek, and Jean Greek

che infatti riporta:

Schardein who has studied this tragedy has observed: In approximately10 strains of rats, 15 strains of mice, 11 breeds of rabbits, 2 breeds of dogs, 3 strains of hamsters, 8 species of primates and in other such varied species as cats, armadillos, guinea pigs, swine and ferrets in which thalidomide has been tested, teratogenic effects have been induced only occasionally [50].

il riferimento bibliografico è quello di prima: [50] Schardein J: Drugs as Teratogens CRC Press; 1976.

Tralasciando il fatto che la rivista in questione è una rivista di filosofia e non di medicina, chi sono gli autori, e che esperienza di ricerca hanno?

  • Niall Shanks: Wichita State University, Department of History

E’ uno storico. La sua competenza in ambito scientifico è pari a zero.

  • Ray Greek & Jean Greek: Americans For Medical Advancement

Sono due (uno medico e la moglie veterinaria) attivisti animalisti, che vanno a parlare alle varie associazioni, che scrivono e vengono libri divulgativi e che su PubMed hanno solo lavori su riviste di filosofia o lettere ad altre riviste. Sostanzialmente: ricerca zero. Penso che si possa onestamente dire che questo lavoro ha dei bias di fondo abbastanza ampi ed evidenti e che, non avendo subito una peer review “di settore” lascia un po’ il tempo che trova.

Continuiamo la lettura di Critica Scientifica:

Ricordiamo al lettore che tali risultati derivano da test applicati soltanto dopo che gli effetti del talidomide erano stati osservati negli umani. Prima della commercializzazione del farmaco infatti, non erano probabilmente stati eseguiti test di teratogenesi sugli animali, poiché non previsti.

Anche qua si insinua un dubbio: “non erano probabilmente stati eseguiti test di teratogenesi sugli animali”. Perché probabilmente? Gli studi sicuramente non furono fatti perché all’epoca (anni ’50) non si pensava che un farmaco potesse influire sullo sviluppo embrionale e non erano mai stati osservati problemi in quel senso (ignoranza o malafede: non lo so, ma in ambedue i casi gli autori dell’articolo non fanno una bella figura).

Sottolineamo anche che ci fu un notevole ritardo nel ritiro del farmaco dal mercato, proprio a causa dei test di teratogenesi sugli animali che continuavano a fornire risultati rassicuranti.

Questo è un altro esempio di affermazione falsa: il farmaco fu ritirato nel 1961 e in Pubmed risulta un unico lavoro antecedente al ritiro:

  • Br J Pharmacol Chemother. 1960 Mar;15:111-6.
    Pharmacological properties of thalidomide (alpha-phthalimido glutarimide), a new sedative hypnotic drug.
    SOMERS GF.

il lavoro non presentava effetti teratogeni, ma era stato fatto con una fonte galenica poco biodisponibile, fatto questo chiarito subito dall’autore.

Cito dall’abstract:

Thalidomide (alpha-phthalimidoglutarimide, “Distaval,” “Contergan”) is a new sedative hypnotic drug which produces no toxic effects when administered orally to animals in massive doses. This lack of toxicity may be due to limited absorption.

Ripetuto a posteriori nel 1962 con una fonte più biodisponibile gli effetti teratogeni furono evidenti.

  • Lancet. 1962 Apr 28;1(7235):912-3.
    Thalidomide and congenital abnormalities.
    SOMERS GS.

La teratogenesi fu osservata nella quasi totalità delle specie testate (ratti, conigli, polli, scimmie e anche sulla Drosophila melanogaster…)

Nelle donne nel primo trimestre di gravidanza sarebbe sufficiente una dose di 1 mg/Kg in una singola somministrazione per provocare gravi malformazioni nel 20-90% dei casi; nei topi ed in altre specie tali malformazioni invece non si presentano che soltanto in particolari condizioni sperimentali [4] [7] [8].

Vediamo la bibliografia:

  • [4] Dipaolo A.J., Helmut Gatzek, Pickren Malformations induced in the mouse by thalidomide Article first published online: 3 FEB 2005, The Anatomical Record Volume 149, Issue 1, pp.149–155, May 1964

Articolo vecchissimo (1964): su PubMed è reperibile solo il titolo (senza nemmeno l’abstract). In rete viene citato a ogni pié sospinto da tutti i siti contrari alla Sperimentazione Animale, ma nessuno lo riporta per esteso. Non è rinvenibile (nemmeno sotto forma di abstract) in nessun sito scientifico attendibile. Anche in questo caso il valore di questa citazione è per lo meno dubbio…

  • [7] Knobloch J, Reimann K, Klotz LO, Rüther U. Thalidomide resistance is based on the capacity of the glutathione-dependent antioxidant defense. Mol Pharm. 2008 Nov-Dec;5(6):1138-44.

Articolo interessante (dove si sperimenta su fibroblasti di embrioni di topo) che spiega il meccanismo molecolare che rende l’embrione di topo più resistente all’effetto della talidomide.

  • [8] Podolsky, Daniel K.; Sands, Bruce E. “New Life in a Sleeper: Thalidomide and Crohn’s Disease.” Gastroenterology 117 (1999): 1485-7.

È un editoriale, non un lavoro. Quindi non è una fonte primaria, con tutti i limiti già esposti prima. Ammesso che la citazione sia corretta, questa fa riferimento ad un altro articolo, precedente, che però non viene citato, rendendo impossibile il controllo della veridicità della stessa.

Ci sono molti esempi di modelli animali che danno risultati molto diversi se applicati agli umani, oltre che tra specie animali diverse; il talidomide ne è solo un esempio tristemente famoso [5].

L’articolo citato è sempre quello di prima: [5] Niall Shanks, Ray Greek, Jean Greek, Are animal models predictive for humans? Philos Ethics Humanit Med. 2009; 4: 2.

Sull’importanza (inesistente) di questo lavoro abbiamo già discusso prima…

Al giorno d’oggi, seppure siano previsti i test di teratogenesi sugli animali per tutti i farmaci che devono essere commercializzati, si dichiara: “la scarsa correlazione tra le varie specie indica che questi test non sono sufficientemente affidabili nel predire il rischio per l’uomo, pertanto si raccomanda che i nuovi farmaci non vengano impiegati in gravidanza, a meno che non sia assolutamente necessario e sotto la stretta sorveglianza del medico”. [6]
“Assolutamente necessario” e “sotto la stretta sorveglianza del medico” significa in parole povere “sperimentare il farmaco sull’uomo”.

Il riferimento bibliografico: [6] Di Humphrey P. Rang,M. Maureen Dale,James M. Ritter Farmacologia.

È assolutamente inutile. È un testo standard di farmacologia e la frase è una frase standard da foglietto illustrativo. La frase “sperimentare il farmaco sull’uomo” è inoltre tendenziosa: qualsiasi farmaco viene infatti (correttamente) sperimentato sull’uomo. Per motivi facilmente evidenti a tutti, tranne forse agli autori dell’articolo, non è etico sperimentare un farmaco in gravidenza (chi rischierebbe di avere dei problemi fetali senza motivo?). L’impiego di qualsiasi farmaco in gravidanza è riservato ai casi di imprescindibile necessità, dopo valutazione del rapporto rischio/beneficio. I test di teratogenesi in animale servono per fornire i dati su cui valutare il rischio. Senza quelli le alternative sarebbero di NON usare il farmaco oppure provarlo “alla cieca” su una paziente gravida. Entrambe le strade, veramente, mi sembrano imprercorribili.

Tornando alla domanda iniziale: la critica è davvero “scientifica”?

Secca dirlo, ma sembra proprio di no. Abbiamo preso un articolo su un “cavallo di battaglia” della critica alla SA e abbiamo scoperto che almeno una parte dell’articolo è copiata da un altro lavoro, ma non è referenziata come tale, abbiamo scoperto che alcune affermazioni sono state “interpretate” in maniera capziosa e contraria alle opinioni dell’autore e abbiamo scoperto che alcune affermazioni sono non controllabili oppure palesemente false.

Cosa c’è quindi di scientifico in questa “critica”? secca dirlo… ma proprio nulla. Sono solo inesattezze copiate da qualcun’altro (estratti di questo post si ritrovano in rete anche su altre pagine, senza modifiche), senza alcuna lettura critica antecedente.

L’unica differenza è una parvenza di scientificità data da un’abbondanza di citazioni a casaccio, spesso inutili o scorrette. Veramente poca cosa…



[DrP]