Un paese che Umilia i propri Scienziati è un paese allo Sfacelo


Conosciamo più nomi di calciatori italiani, oppure più nomi di scienziati italiani?
Se dico “Francesco Totti”, non c’è alcuna necessità di presentazioni, perché il personaggio è noto a tutti. La stessa cosa vale se dico “Rocco Siffredi”… ma in cosa eccellono queste due persone da essere così tanto celebri ed acclamate? Il primo nell’uso dei piedi, il secondo nell’uso del pene.
E le menti eccelse di questo paese? Quante ne conosciamo?
Il nome “Giuliano Grignaschi” vi dice niente?

Ma sorvoliamo sulla popolarità, sebbene sia alquanto indicativa, ed osserviamo quale considerazione e quale trattamento il popolo italiano riserva ai suoi più illustri scienziati che dedicano la propria vita alla ricerca di cure per le malattie. Osserviamo la sopraffazione dell’ignoranza sulla conoscenza.

Per assistere allo sfacelo, clicca qui.


Oppure clicca sulla miniatura in basso per ingrandire lo screenshot.


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12 thoughts on “Un paese che Umilia i propri Scienziati è un paese allo Sfacelo

  1. “classico figlio di papà che non ha mai aperto un libro se non per pulirsi il culo”
    Insomma m’hanno detto che ‘sta volpe è uno che le persone le inquadra con uno sguardo…

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  2. IMHO la soluzione è semplice. Contrario alla SA? Perfetto, mettetelo per scritto e aggiungetelo sulla tessera sanitaria [insieme al discorso donazione degli organi, ma quello esce da questo ambito]. In caso di ricovero, o più semplicemente di prescrizione medica, il farmacista o il medico di reparto NON vi tratteranno con medicinali e metodiche ottenute grazie alla SA. Molti idioti in meno in giro…

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    • Potrebbe essere un buon metodo per far capire quanto sia importante, sì. Certo, dovrebbe avere durata limitata, visto che eticamente è un po’ discutibile… solo una prova di sensibilizzazione.

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      • Si, ovvio, dopo un pò che cominciano a rendersi conto dell’importanza di questi studi per la loro sopravvivenza FORSE [e dico forse perché MAI sottovalutare la mentalità ottusa di un animalaro] cambierebbero idea… Basterebbe farlo in via sperimentale, prendi un campione randomizzato di 10k di soggetti e dimostri a tutti cosa succede 😀

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    • Sarebbe giusto ma non e’ praticabile, credo. Poi ve la immaginate quante gente al punto cambierebbe idea? Io credo il 99%, sono persone senza coerenza. La maggior parte non e’ neppure vegetariana e non capisce che e’ la stessa cosa.

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  3. L’ignoranza è spaventosa, specialmente perchè quelli che parlano non hanno la minimia idea di come stiano davvero le cose (o non lo vogliono capire) e non concepiscono quale colossale catastrofe sarebbe dar loro retta.
    Bisogna anche dire però che una buona parte della colpa va ai media (che parlano di vivisezione senza nemmeno sapere che cosa significhi la parola) e alla scuola: nonostante certe “parti sociali” cerchino di fare credere il contraio, la nostra scuola è davvero imbarazzante e inconcludente (è assurdo che chi esce dalla maturità non sappia mettere in fila due parole senza distruggere la grammatica).
    Altro difetto tipico degli italiani è improvvisarsi esperti di ogni cosa dopo aver letto un paio di cose sul web: le persone che dedicano la vita a studiare una certa disciplina o problema sono imbecilli? Tanto basta leggere un articolo anti-vivisezione per essere degli esperti!

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      • Io l’ho conosciuto di persona e mi ha fatto visitare (interesse giornalistico) lo stabulario del Mario Negri di Milano! Una persona squisita e un’esperienza molto interessante.
        Posso confermare per esperienza personale che:
        1-Entrare in uno stabulario non è affatto difficile, in sostanza basta chiedere
        2-Ho visto topi e ratti tenuti in condizioni impeccabili, nelle loro belle gabbiette pulite e a temperatura costante, con cibo, acqua etc, in un ambiente molto più “pulito” e controllato di un normale reparto d’ospedale. Niente di minimamente inquietante
        3-Grignaschi è effettivamente un bell’uomo
        4-La disinformazione è un male gravissimo, fin dalle scuole elementari e medie andrebbe spiegato qual è il contributo degli animali alla ricerca, ad esempio quando si racconta la storia dei vaccini

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