La Kuan della LAV Persevera nell’Errore

Errare è umano, ma perseverare è diabolico: così recita un vecchio adagio che però non sembra essere stato seguito dalla Dr.ssa Kuan della LAV. Pochi giorni fa la Dott.ssa Kuan aveva apostrofato il Senatore Giovanardi in malo modo, accusandolo di diffondere “affermazioni false ed infondate”, perché aveva osato affermare che il disastro della talidomide si sarebbe potuto evitare con la sperimentazione animale (peccato mortale, evidentemente, secondo la dott.ssa Kuan). La Dott.ssa aveva anche affermato che:

Tali frasi sono assolutamente prive di fondamento ed è paradossale come un esponente politico rilasci citazioni così palesemente soggettive e tendenziose.

Secca notare che nel comunicato della Dott.ssa Kuan non era presente nemmeno un riferimento bibliografico, cosa che invece ci si aspetterebbe da una persona con una laurea in materie scientifiche. Come dicevamo, errare è umano, e l’errore è stato prontamente corretto dal prof. Silvio Garattini, in un referenziatissimo comunicato stampa che abbiamo già pubblicato. Il comunicato non è ovviamente contestabile, giacché riporta tutte le voci bibliografiche che dimostrano gli evidenti errori della Dott.ssa Kuan.

Come dicevamo, errare è umano e, dopo una tale figuraccia, forse ammettere l’errore e andare a svernare tra gli animali in una foresta tropicale a meditare sarebbe stata una bella scelta. La dott.ssa Kuan invece, forse punta sul vivo (il Prof Garattini le aveva consigliato di rileggersi la letteratura), ha preferito replicare, finendo con il perseverare negli errori e continuando a non citare la letteratura relativa alle sue affermazioni e cadendo, di conseguenza, in grossolani errori che adesso andremo ad evidenziare.

Nell’articolo in oggetto la Dott.ssa inizia affermando che:

Alla replica della LAV, rivolta al Senatore, ha risposto però Silvio Garattini, accusando la sottoscritta, nel suo ruolo di responsabile LAV del settore Vivisezione, di “dover leggere la letteratura scientifica”: un commento calunnioso, personale e che fa ben capire come ci si spalleggi in questo mondo di interessi, dove si replica a uno e risponde un altro.

Questa affermazione, obiettivamente, fa sorridere: la dott.ssa ritiene forse che su un argomento talmente specifico dovrebbe rispondere (confutando) un politico (che obiettivamente non potrebbe avere le basi scientifiche per farlo, così come la Dott.ssa Kuan non potrebbe confutare un astrofisico), oppure uno scienziato, per l’esattezza un farmacologo, che della ricerca ha fatto una professione e che (tra l’altro) la storia della talidomide l’ha vissuta in tempo reale?

Veramente penso che la risposta sia scontata a tutti (tranne forse alla dottoressa che si stupisce). Ma andiamo avanti. La dott.ssa Kuan continua l’articolo cercando “di fare chiarezza” (parole sue) sulla storia della talidomide che, evidentemente, ritiene non conosciuta ai più, il tutto con lo scopo di sostenere che la sperimentazione su animale abbia ritardato il ritiro del farmaco dal mercato. Peccato che, anche questa volta, la dott.ssa si sia dimenticata di riportare i riferimenti bibliografici (e poi si lamenta se le suggeriscono di rileggersi la letteratura): se, infatti, la dottoressa avesse compilato la bibliografia (come chiunque si occupi di scienza dovrebbe fare) probabilmente si sarebbe accorta di aver sbagliato un po’ di date e quindi le conclusioni a cui arriva sono, giocoforza, errate (la memoria inganna, ripete un altro adagio… Evidentemente alla Dott.ssa Kuan i proverbi non piacciono).

Vediamo in dettaglio cosa scrive la dott.ssa:

Widikund Lenz, un pediatra tedesco, fu il primo a suggerire una correlazione tra il talidomide e la teratogenesi. Le gestanti che avevano assunto il talidomide diedero alla luce bambini focomelici, cioè privi di arti sviluppati. Il primo caso registrato di focomelia causata dal talidomide risale al 25 dicembre 1956, ma nel 1957 il farmaco fu comunque messo trionfalmente in commercio

In realtà il farmaco fu messo in commercio per la prima volta nel 1956 (e non nel 1957, come afferma la Dott.ssa Kuan) come ci narra proprio lo stesso Lenz [1] di cui parla la Dott.ssa Kuan e, veramente, non ha senso che si verifichi un caso (pubblicato dove? manca il riferimento bibliografico) prima che il farmaco sia messo in commercio.

Seguirono altri casi di nati focomelici a cui seguirono nuove sperimentazioni sugli animali. Gli scienziati cercavano negli animali la prova di ciò che già era noto nell’uomo. Nessuno degli animali da laboratorio trattati con il talidomide produsse feti focomelici e ciò ritardò il suo ritiro dal mercato.

Anche qua manca il riferimento bibliografico. In realtà nessuno sospettava che i casi di focomelia fossero associati all’uso di un farmaco (ma se la Dott.ssa Kuan ha un riferimento bibliografico che affermi il contrario saremo lieti di leggerlo). Il primo lavoro che risulta pubblicato sulla talidomide risale al 1960 (il farmaco fu ritirato nel 1961) e in quel lavoro basato, come dice lo stesso autore, su una fonte galenica poco assorbitile,[2] non si erano verificati effetti tossici (ma non si parlava di animali gravidi).

La Dott.ssa Kuan continua affermando che:

Soltanto dopo la catastrofe, con dosi massicce di talidomide provate in innumerevoli specie di animali, si ottennero alcuni nati focomelici in una delle (circa) 150 razze di coniglio, il coniglio bianco neozelandese, a dosi comprese tra le 25 e le 300 volte superiori a quella normale per l’uomo. Inoltre, si ottennero malformazioni in certe specie di scimmia a dosi dieci volte superiori a quella normale

Anche qua mancano i riferimenti bibliografici, comunque, è prassi comune in tossicologia testare alte dosi del farmaco, proprio perché si deve avere un range di sicurezza, tanto che, spesso, si inizia a testare nell’uomo un dosaggio che è dalle 10 alle 100 volte inferiore a quello in cui non si osserva nessun effetto collaterale nell’animale. In ogni caso, nel coniglio, i difetti di crescita degli arti sono molto simili a quelli umani e sono stati riprodotti in maniera consistente [3; 4; 5].

Infine, la Dott.ssa Kuan conclude:

L’assunzione del Dr. Lenz, basata su un riscontro epidemiologico con centinaia di casi focomelici, fu ignorata per cinque anni, e il farmaco fu ritirato solo nel 1962, quando ormai erano nati oltre 10.000 bambini focomelici.

Anche in questo caso mancano i riferimenti bibliografici e quindi la Dott.ssa forse si confonde con le date. In realtà due casi di focomelia furono presentati nel 1960 ad un congresso di pediatri tedeschi [6] e, allo stesso congresso, Lenz suggerì che potessero essere collegati alla talidomide [7]. Il primo, breve, report in lingua inglese, ad opera McBride è datato 16 dicembre 1961 [8]. Il farmaco fu ritirato nella maggior parte dei paesi entro la fine del 1961 [3]. Non è quindi vero che l’associazione della focomelia con la talidomide risalisse al 1958: l’unico riferimento relativo a quella data che abbiamo trovato è rinvenibile sulla versione inglese di Wikipedia, che fa a sua volta riferimento ad un articolo divulgativo tedesco e parla di un pediatra tedesco, tale Karl Beck [9], che però aveva correlato l’aumento dei casi di dismelia ai test nucleari nell’atmosfera che all’epoca erano tutt’altro che infrequenti, arrivando a oltre 100 test atomici nel solo 1958 [10]. In letteratura scientifica (PubMed) non c’è nessun riferimento al problema che lo colleghi alla talidomide e sia anteriore al 1960: anche qua, se la Dott.ssa Kuan avesse dei riferimenti bibliografici attendibili per le sue affermazioni, saremmo lieti di leggerli.

L’ultima frase è quindi assolutamente contestabile:

Gli studi sugli animali giocarono un ruolo attivo nell’ampliare questa tragedia. La ricerca su tessuti umani in vitro avrebbe evitato tutto questo.

Gli studi su animale, purtroppo, non furono eseguiti su animali gravidi, giacché all’epoca non si sospettava che un farmaco potesse causare difetti dello sviluppo. L’introduzione dei test di teratogenesi su animale si è dimostrata efficace nel prevenire [11] disastri di quel tipo (che infatti non si sono mai più verificati negli ultimi 50 anni). La ricerca su tessuti umani non avrebbe potuto evitare nulla (e mi stupisce che la Dott.ssa Kuan arrivi a sostenere una cosa simile), giacché, ad oggi – 50 anni dopo il ritiro -, non esiste ancora nessun metodo che possa testare “in vitro” la capacità teratogenica di un farmaco. La teratogenesi è infatti connessa ad uno sviluppo embrionale (e quindi serve un embrione): ma non solo. È connessa all’azione di un farmaco in una “specifica” tappa dello sviluppo embrionale: nell’uomo la somministrazione della talidomide deve avvenire, ad esempio, tra i 20 ed i 36 giorni dopo il concepimento e i danni prodotti variano a seconda del momento in cui il farmaco è stato assunto [3] proprio perché un farmaco teratogenico svolge la sua funzione modificando lo sviluppo dell’embrione. Diversi test alternativi (WEC,FETAX. CHEST) si sono dimostrati piuttosto scadenti, con un grado di affidabilità rispetto al modello in vivo che non supera l’80%:[12] il più avanzato test in vitro attualmente disponibile (mEST) sviluppato dall’ECVAM (European Centre for the Validation of Alternative Methods) usa linee di cellule staminali in coltura, ma comunque è un test su cellule animali (e non umane, come suggerisce di usare la Dott.ssa Kuan) che, in ogni caso, non è ancora scevro da problemi, nonostante sia in fase di sviluppo dall’oramai lontano 1997.

Sarebbe molto interessante se la Dott.ssa Kuan potesse chiarirci come, 50 anni fa, si sarebbe potuto studiare su cellule umane in vitro qualcosa che neanche oggi è possibile fare. Certo, sarebbe bello poterlo fare, così come sarebbe bello avere il teletrasporto e non dover dipendere dal petrolio per la produzione di energia ma bisognerebbe essere capaci di distinguere tra la realtà e l’auspicabile fantasia.

Possiamo concordare che il modello animale non sia perfetto ma, ripetiamo, è grazie a questo modello che, negli ultimi 50 anni, non c’è più stato nessun caso che sia anche solo lontanamente paragonabile al caso della talidomide, tanto che questo è l’unico caso che si continua a portare in contestazione cercando di sostenere l’inutilità della sperimentazione animale, il ché, come abbiamo visto e ampiamente documentato, è assolutamente falso.

Un’accurata ricerca bibliografica avrebbe permesso alla Dott.ssa Kuan di non perseverare nell’errore: poi non si stupisca se anche questa volta il Prof. Garattini si troverà a doverla “bacchettare” per non aver controllato adeguatamente la letteratura a riguardo. Noi promettiamo che in futuro l’aiuteremo, spulciando accuratamente tutte le sue dichiarazioni e facendo noi le ricerche bibliografiche che fossero per caso mancanti.


[DrP]


Bibliografia

  1. Teratology. 1988 Sep;38(3):203-15.
    A short history of thalidomide embryopathy.
    Lenz W
  2. Br J Pharmacol Chemother. 1960 Mar;15:111-6.
    Pharmacological properties of thalidomide (alpha-phthalimido glutarimide), a new sedative hypnotic drug.
    Somers GF
  3. Drugs in Pregnancy and Lactation: A Reference Guide to Fetal and Neonatal Risk 8th edition
    Gerald Briggs, Roger K. Freeman MD, Sumner J. Yaffe MD
    Lippincott, Williams and Wilkins (2008)
  4. Lancet. 1962 Apr 28;1(7235):912-3.
    Thalidomide and congenital abnormalities.
    Somers GS.
  5. Bull Johns Hopkins Hosp. 1964 Sep;115:223-30.
    The use of thalidomide as teratogenic agent in rabbits
    Dekker A, Mehrizi A
  6. Micromelia, Haemangioma und Duodenal Stenosis Exhibit,
    Kosenow, W., and Pfeiffer, R. A.:
    German Pediatric Society, Kassel, 1960;
    citato su JAMA. 1962 Jun 30;180:1106-14.
    A study of the German outbreak of phocomelia. The thalidomide syndrome. Taussig HB
  7. The Lancet. 1962 Jan 6;279(7219): 45-6,
    Thalidomide and Congenital Abnormalities
    W Lenz a, R.A Pfeiffer b, W Kosenow b, D.J Hayman
  8. Lancet 1961 Dec 16;278(7216):1358
    Thalidomide and Congenital Abnormalities
    McBride, W. G.:
  9. http://en.wikipedia.org/wiki/Thalidomide
    consultato in data 19 settembre 2012
  10. NRDC Archive of Nuclear Data 1945-1963
    http://www.nrdc.org/nuclear/nudb/datab15.asp
    consultato in data 20 settembre 2012
  11. Prog Clin Biol Res. 1985;163C:181-90
    Current status of drugs as teratogens in man.
    Schardein JL
  12. J Pharm Bioallied Sci. 2012 Apr;4(2):96-100.
    Embryonic stem cells: An alternative approach to developmental toxicity testing.
    Tandon S, Jyoti S.