Vaccini Novartis ritirati: colpa della Sperimentazione Animale?

In queste ore c’è un gran vociare di animalisti, in seguito al ritiro precauzionale dei vaccini antinfluenzali prodotti dalla Novartis a causa di certi difetti registrati in alcuni lotti.
Gli animalisti in questione, come al solito preparati in biologia come una capra tibetana (senza offesa per le capre tibetane), sostengono che il problema sia “derivato” dalla sperimentazione animale che, ricordiamolo, secondo questi novelli Pasteur sarebbe inutile.

Ma cosa è successo veramente e, soprattutto, è correlato con la sperimentazione animale?

Quello che è successo è che la Novartis, durante il controllo di qualità, ha scoperto dei difetti di produzione, che l’agenzia di stampa Bloomberg cita come “particelle”, in alcuni lotti di vaccini antinfluenzali. La Novartis ha avvisato il Ministero della Salute italiano che, dopo essersi consultato con l’AIFA, ha deciso di sospendere in via precauzionale, onde evitare possibili effetti collaterali anche gravi, la vendita dei vaccini. Vaccini che, secondo quanto riportato dall’Huffington Post, era prodotti negli stabilimenti italiani. Dopo il ritiro del farmaco da parte del Ministero della Salute italiano, analoga azione è stata eseguita da quello svizzero, tedesco e spagnolo. La Novartis, pur riconoscendo il difetto presente in alcuni lotti, sostiene che il difetto non pregiudica la sicurezza o l’efficacia del vaccino stesso e che fornirà al MinSal tutti i dati necessari.

In cosa consiste di preciso il problema e quanto possono essere gravi gli effetti collaterali?

Iniziamo con il dire che non ci sono informazioni ufficiali a riguardo e che, quindi, quello che possiamo fare è un’ipotesi basata sulle poche informazioni disponibili, che potrebbe essere smentita da dati successivi.

Come abbiamo detto, da quanto riportato sugli organi di stampa, il problema sarebbe connesso alla presenza di “particelle” nelle fiale.

Cosa potrebbero essere queste particelle?
Probabilmente (la sottolineatura evidenzia che si tratta di nostre congetture) sono degli ammassi di proteine virali, componenti normali del vaccino, che per qualche motivo tendono ad aggregarsi le une con le altre in maniera maggiore a quanto prevedibile.

In cosa consiste il rischio?
Anche qui, non avendo a disposizione dati ufficiali, possiamo solo fare ipotesi, ma la più probabile è che il ministero tema la formazione di immunocomplessi. Come sappiamo, lo scopo di un vaccino è quello di stimolare la formazione di anticorpi, come farebbe il virus, ma senza causare la malattia. Un anticorpo è una proteina (semplificando a grandi linee) a forma di “Y”, che può “legare” due antigeni (altre proteine, in questo caso, del virus) alla volta. L’antigene e l’anticorpo sono entrambi solubili e quindi anche la loro unione resta in soluzione.

Il problema sorge (o potrebbe, in linea teorica, sorgere) in presenza di un aggregato di antigeni virali grande abbastanza da uscire dalla soluzione ed essere visibile sotto forma di particelle, restando tuttavia a livello di colloide o di sospensione. Ognuna di queste particelle, infatti, presenterebbe diversi antigeni, che potrebbero essere legati da numerosi anticorpi. Se la risposta immunitaria è buona, come si spera, gli anticorpi potrebbero collegare diverse “particelle proteiche” in gruppi di dimensioni maggiori, che si chiamano immunocomplessi, sino a farle essere così grandi da precipitare in particolari condizioni (ad esempio nel rene o nelle articolazioni) e dare così luogo a gravi malattie di tipo reumatico.

Ma c’entra qualcosa con la sperimentazione animale? E’ vero che è colpa del fatto che si sperimenta su animale?
Ma ovviamente no. Quello che abbiamo descritto è un problema di tecnica farmaceutica, che non deriva dalla sperimentazione ma che deriva dalla parte di “manifattura” del farmaco in questione.

Per fare un esempio che possano capire anche i non tecnici, se paragoniamo i test in vivo ai crash test che vengono fatti sulle automobili, il problema in questione è che la vite che tiene il cerchione è, in alcuni casi, difettosa e potrebbe spezzarsi sotto sollecitazione.

Quello che sostengono alcune associazioni animaliste, tenendo valido l’esempio sulle automobili di prima, è invece che, dato che qualche macchine ha un difetto sui bulloni, allora dobbiamo vietare i crash-test perché sono inutili.

Penso che sia chiaro a tutti, a parte i soliti animalisti, che il tutto è non correlato e, sopratutto, senza alcun fondamento logico e/o scientifico

[DrP]


[fonte: Andrea Cisternino]


[fonte: Marcia su Roma in difesa dei diritti degli Animali]


[fonte: gonews.it]