Cosa ne pensate di Equivita? È una fonte affidabile di informazione?


Su gentile concessione del neonato Comitato Scientifico Pro-test Italia, abbiamo il permesso di pubblicare il seguente articolo sul nostro blog. Per cui mettetevi comodi e godetevi lo spettacolo: va ora in onda sui nostri schermi la demolizione delle tesi di Cagno ad opera di Pro-Test_Italia!



Parliamo di Equivita, un’associazione animalista scientifica.
Prendiamo un articolo a caso e vediamo di analizzarne il contenuto, in modo da valutare l’attendibilità delle informazioni fornite da Equivita.

Come esempio prendiamo l’articolo: Vivisezione o Metodi Scientifici: una Scelta.

L’articolo si trova nella sezione “documentazione”, per cui ci si aspetta qualcosa di scientifico e non propagandistico, e per tal motivo l’ho scelto come esempio.

Cominciamo dall’inizio:

L’errore consiste nel ritenere come unica alternativa alla vivisezione, che per altro non possiede alcun valore scientifico, la sperimentazione umana, mentre in realtà già oggi possiamo contare su diversi validi metodi scientifici di ricerca che non impiegano animali e che possiamo chiamare metodi sostitutivi.

Primo errore: un metodo è sostitutivo quando riesce a sostituire in tutto e per tutto l’utilizzo di un animale. Se esiste un metodo che sostituisce in tutto e per tutto l’animale in un esperimento è obbligo di legge utilizzarlo e quindi già non si usa l’animale e il problema Non si pone nei termini in cui suggerisce l’articolo di Equivita, cioè che i metodi ci sono ma non si utilizzano. Gli esperimenti su animale, infatti, devono essere autorizzati e se esiste un metodo alternativo deve essere utilizzato.

Facciamo un esempio per i non esperti nel settore: i test di gravidanza.

Una volta i test di gravidanza si facevano su topine. Si iniettava sottocute nelle topine un po’ di urina della persona che si doveva testare, poi si sacrificava l’animale, si dissezionava e si controllava la presenza di ovulazione, che era indice di gravidanza in atto.
Erano gli anni ’30. Nello stesso periodo fu sviluppato un test su coniglio. Anche in quel caso si sacrificava un animale per ogni test effettuato.
Poi, negli anni ’40, venne sviluppato un altro test, quello su rana. Anche in questo caso veniva effettuata una iniezione sottocute su di una rana femmina e, se la persona era gravida, la rana deponeva le uova entro 24 ore. L’animale in questo caso era riutilizzabile, dato che il test non causava sofferenza (a parte una leggera iniezione).
Alla fine degli anni ’50 venne sviluppato un test radioimmunologico che permise di dosare direttamente l’hCG, anche se il fatto che si dovessero utilizzare materiali radioattivi ne ha, ovviamente, limitato la diffusione.
Dagli anni ’70 si usa un test che utilizza anticorpi monoclonali e quindi le rane non si impiegano più.

Quindi, Non è vero che se esiste un metodo alternativo affidabile e che non ponga rischi per operatori ed ambiente, questo non viene utilizzato.

Continuiamo a leggere:

Purtroppo, però, esistono alcuni problemi che ne limitano il loro sviluppo e la loro applicazione, il primo dei quali è la tendenza, sia nel settore pubblico, sia in quello privato, a sovvenzionare gli esperimenti sugli animali, anziché i metodi sostitutivi.

Questo Non è assolutamente vero. Ci sono fior fiori di centri che si occupano solo di sviluppare e validare i metodi alternativi e, obiettivamente, hanno a disposizione ingenti fondi (ad esempio il CAAT e l’ECVAM, ed altri istituti simili che sono lautamente finanziati, sopratutto dalle industrie farmaceutiche). Qualche test lo hanno prodotto, nei limiti delle attuali conoscenze scientifiche, e i test validati sono, ovviamente, entrati in uso corrente. Al momento, però, i test validati permettono, nella maggior parte dei casi, una riduzione degli animali impiegati e non un totale rimpiazzo.

Un altro ostacolo ad un loro maggiore impiego è la giusta necessità di validarli, ossia di dimostrarne la validità. Per ottenere ciò, però, sono paragonati ai modelli animali e se non forniscono lo stesso risultato non sono validati. Storicamente, però, i modelli animali non sono stati mai validati. Insomma, come omologare un’automobile prendendo a modello di paragone un’altra che non è mai stata a sua volta omologata

Mi secca dirlo, ma c’è un po’ di ignoranza, incompetenza o malafede in questa affermazione.
In cosa consiste il processo di validazione di un test tossicologico (perché, ricordiamolo, si sta parlando solo di questo e non di tutto il resto della ricerca in vivo)?
Un test tossicologico viene validato sottoponendo a test in vitro un tot di sostanze note (alcune tossiche ed altre no) e vedere se vengono riconosciute correttamente rispetto al modello noto.

La sperimentazione tossicologica in vivo (la sperimentazione animale) non ha bisogno di validazione perché è la prima metodica che è stata inventata e la sua efficacia è riscontrabile nel numero di tossicità gravi che si verificano nelle fasi cliniche dei farmaci. Numeri alla mano, i casi di molecole molto tossiche che sono state riscontrate come tali in fase clinica sono obiettivamente molto molto poche

La “validazione” che il Dr. Cagno vorrebbe fosse fatta, consisterebbe nel prendere una serie di sostanze molto tossiche nell’animale (e che quindi non non sono state testate nell’uomo) e fare quello che servirebbe per validarle, cioè testarle nell’uomo.

Direi che le motivazioni etiche per cui ciò non può essere fatto siano comprensibili a tutti. Avrebbe dovuto essere chiara anche al Dr. Cagno.

Ma continuiamo:

Nonostante tutti questi ostacoli esistono già molti metodi sostitutivi che possono essere divisi, schematicamente, in due grandi gruppi: biologici e non biologici.I primi utilizzano materiale biologico di vario genere, prevalentemente di origine umana, ma anche microrganismi. Vediamo alcuni esempi.I procarioti sono organismi unicellulari, come i virus e i batteri. Sono utilizzati soprattutto nelle ricerche sulla cancerogenesi e mutagenesi. Un esempio è rappresentato dal Test di Ames che impiega un batterio (Salmonella Typhimurium) per selezionare le sostanze in grado di provocare mutazioni nel DNA umano.Le colture cellulari si ottengono mediante un prelievo molto piccolo di tessuto umano e successivamente messo in un terreno di coltura adatto alla sopravvivenza. Si possono usare in farmacologia, oncologia, fisiologia, immunologia, genetica, biochimica, microbiologia e radiologia. Le colture cellulari devono essere di origine umana, poiché quelle di origine animale uniscono i difetti legati a specie a noi differenti con quelli derivanti dall’utilizzo di parte di un organismo.

Sorvolando il fatto che i virus non sono procarioti (i virus non sono nemmeno esseri viventi, e non hanno cellule, come ci insegnano nelle scuole superiori), gli esempi che fa il dott. Cagno sono presentati come fossero qualcosa di nuovo e sconvolgente che non viene utilizzato. Anche questo non è vero.

Il test di Ames risale, infatti, a quasi 40 anni fa…

  • McCann, J.; Choi, E.; Yamasaki, E.; Ames, B. N. (1975). “Detection of carcinogens as mutagens in the Salmonella/microsome test: Assay of 300 chemicals”. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 72 (12): 5135–5139

È un test di screening abbastanza comune e viene utilizzato correntemente.

Lo stesso si può dire per i test su colture cellulari, che si utilizzano correntemente, addirittura dagli anni ’50 (le cellule HeLA, prima linea cellulare immortalizzata sono state isolate dalla signora Henrietta Lacks, morta nel 1951).

I test in vitro su cellule e batteri sono comunemente utilizzati in tossicologia e in numerosi altri ambiti di ricerca, ma Non sono sostitutivi dell’animale, ma complementari.

Nella stessa maniera in cui la leva del cambio di una macchina non è equivalente ad una macchina intera (per utilizzare l’analogia con le automobili cara al Dr. Cagno), penso possa essere chiaro a tutti che una coltura cellulare non è equivalente ad un organismo completo.

Procediamo nell’analisi:

Tra tutti i metodi biologici quelli che adoperano tessuti ed organi isolati sono sicuramente i più affidabili. I materiali si possono ottenere ogni giorno e senza alcuna spesa nelle sale chirurgiche: infatti, i tessuti e gli organi asportati sono di solito in massima parte buttati via. Se vengono recuperati, invece, si possono condurre ricerche soprattutto nello studio delle patologie e, in particolare, dell’oncologia.

Questo, invece è indice di mancata conoscenza da parte del Dr. Cagno, del lavoro di laboratorio, sopratutto per fini di ricerca. Se è vero che, in alcuni isolati e selezionati casi, si possa utilizzare materiale bioptico per alcuni studi (le cellule HeLA che abbiamo citato prima derivano, infatti, da una biopsia; negli altri casi il materiale che si utilizza deve essere comunque standardizzato, in maniera da garantire la riproducibilità dell’esperimento e deve essere garantita l’assenza di patologie genetiche o virali che potrebbero inficiare o falsare l’esperimento in questione. Un campione bioptico, inoltre, non è necessariamente sterile e anche un solo batterio, in coltura, tende a crescere. In laboratorio si utilizzano infatti terreni antibiotati e tutte le manipolazioni vengono effettuate in sterilità proprio per evitare la contaminazione di batteri o virus. L’utilizzo di materiale bioptico, inoltre, pone gravi rischi per la diffusione di virus latenti, che potrebbero contaminare gli operatori ed, eventualmente, diffusi nell’ambiente.

Continuiamo:

I metodi non biologici comprendono tutte quelle tecniche che sfruttano sussidi meccanici o analisi teoriche.L’epidemiologia studia la frequenza e la distribuzione dei fenomeni epidemici e quindi delle malattie nella popolazione, mentre la statistica è la disciplina che si occupa del trattamento dei dati numerici derivati da un gruppo di individui. L’impiego della epidemiologia e della statistica ha permesso di riconoscere la maggior parte dei fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie quali l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta, il soprappeso, l’ipercolesterolemia, la mancanza di esercizio fisico. Queste ricerche mettono di solito a confronto due condizioni, ad esempio il fumo di sigarette e lo sviluppo di tumori polmonari. In questo caso si è dimostrato che aumentando il numero delle sigarette fumate, aumenta anche il rischio di sviluppare un tumore polmonare e quindi, di conseguenza, che il fumo di sigaretta è cancerogeno.

Iniziamo l’analisi dei metodi non biologici con uno delle cose più quotate dalle associazioni animaliste (perché risulta incomprensibile al pubblico profano, ma suona molto bene): l’epidemiologia.

Cosa si fa in uno studio epidemiologico? Si guarda cosa succede nell’ambiente e si cerca di trarne un comune denominatore. La cosa è oltremodo complessa da mettere in pratica e spesso si vedono degli studi epidemiologici dai quali si può dimostrare tutto e l’esatto contrario. Il problema degli studi epidemiologici è che è estremamente difficile isolare le variabili che interessano evitando l’azione dei fattori che possono interferire (i cosiddetti “confounders”).

Cosa vorrebbe dire testare un farmaco tramite metodi epidemiologici? Vorrebbe dire metterlo in commercio e valutare a posteriori i problemi.

C’è un caso eclatante in cui l’epidemiologia ha dato la risposta ad un effetto collaterale per il quale non si erano effettuati i test…

Il farmaco era la talidomide, non furono eseguiti i test di teratogenesi su animale gravido (all’epoca non erano obbligatori) e il risultato è stato di circa 10.000 bambini malformati. Il farmaco fu ritirato dopo due mesi da quando Lenz e McBride scoprirono (per via epidemiologica) la causa delle malformazioni. I test di teratogenesi su animale divennero obbligatori nel 1962. Dall’introduzione dei test su animale non si sono più verificati casi gravi come quello della talidomide, nonostante il numero di farmaci messi in commercio sia stato enorme.

Al momento non esistono test di teratogenesi in vitro che siano validati. L’unico test di questo tipo validato dall’ECVAM è il m-EST ed è un test di embriotossicità e non di teratogenesi. Sono cose simili, ma non uguali: un farmaco può essere teratogeno e non embriotossico (l’embrione si sviluppa in maniera completa, anche se anormale) e viceversa (l’embrione muore subito e quindi non si sviluppa in maniera anomala). L’altro limite dei dati epidemiologici consiste nell’enorme numero di dati che vanno analizzati, che aumenta in maniera esponenziale con la rarità dell’effetto collaterale da individuare. Ad esempio, se dovessimo individuare, con un livello di confidenza del 95%, una malformazione fetale che si verifica nell’1% dei casi trattati dovuta ad un farmaco, avremmo bisogno di analizzare 35.000 gravidanze a cui il farmaco è stato dato (e ottenendo, però, la nascita di 350 bambini malformati: calcolo citato su Schardein, Drugs as teratogens, CRC press). Direi che anche in questo caso sia comprensibile a tutti perché ciò non si faccia e sia preferibile sperimentare su animale.

Le banche dati consistono nella raccolta di tutti i risultati sperimentali riguardanti un determinato argomento e nella successiva archiviazione nei data-base dei computer. Questo metodo non può essere ritenuto sostitutivo in senso stretto, poiché potrebbe essere impiegato anche negli studi con animali; ha in ogni caso il pregio di evitare la ripetizione di ricerche identiche.

Esiste da un sacco di tempo: una volta si chiamava Medline, adesso si chiama Pubmed.
Pubmed è la più grande banca dati sulla letteratura scientifica, gestita dal “National Center for Biotechnology Information, US National Library of Medicine” presso il “National Institute of Health” di Bethesda (Maryland – USA): nata nel 1996 quando internet era ancora agli albori. Al momento raccoglie oltre 20 milioni di citazioni complete tratte da riviste scientifiche e libri, oltre a migliaia di lavori completi nella sezione PubMed Central. Ogni mese oltre 80 milioni di ricerche vengono effettuate da scienziati di tutto il mondo nel suo immenso database.

Anche in questo caso, secca dirlo, ma sembra una riscoperta dell’acqua calda.

L’uso dei computer non consiste solo nell’immagazzinare dati, ma anche nell’elaborazione finalizzata alla simulazione di procedimenti metabolici e funzionali del corpo umano attraverso l’uso di computer analogici. Possiamo ad esempio confrontare la struttura chimica di un nuovo farmaco, con quella di tutti gli altri già in commercio. Alla fine avremmo un’idea abbastanza precisa di come sarà metabolizzato ed eliminato.

A parte il fatto che non so cosa sia un computer “analogico”, il confronto delle analogie tra molecole note e quelle in sviluppo, già si fa, proprio nella fase di progettazione delle molecole. Anche qua, il metodo non sostituisce per nulla l’animale, dato che è un lavoro che viene fatto addirittura prima della fase di sperimentazione in vitro.

Infine i modelli matematici e meccanici si ricollegano all’uso dei computer. Infatti, i dati immessi devono essere poi analizzati mediante calcoli matematici e le conclusioni possono essere applicate creando dei modelli meccanici, ossia manichini in grado di mimare una determinata situazione, come nel caso delle patologie cardiocircolatorie, oppure nelle simulazioni degli incidenti automobilistici che hanno già sostituito l’uso delle scimmie.

Anche in questo caso si dimentica qualcosa: un modello matematico è affidabile quando le variabili sono poche e, sopratutto, sono conosciute. Quando il numero di variabili aumenta (ad esempio nelle previsioni meteorologiche) i risultati che si ottengono diminuiscono il grado di attendibilità. Nel caso di un organismo vivente, in cui le variabili sono centinaia di migliaia, se non milioni (la maggior parte delle quali ancora sconosciute) la previsione diventa assolutamente impossibile.

Anche qua, sembra che il Dott. Cagno non abbia ben chiara la complessità dei sistemi biologici e le attuali potenzialità della chimica computazionale.

Ultima parte dell’articolo:

Concludendo, ritengo utile presentare un esempio per dimostrare la mancanza di volontà di cambiare dei vivisettori. Il Test di Bettero consiste nel mettere una lacrima umana a contatto con la sostanza in esame. Se questa è irritante provocherà la rapida liberazione di altre sostanze, chiamate mediatori chimici. I vivisettori, invece, continuano ad utilizzare il Draize test, una prova inventata nel 1944, in cui si spalma negli occhi dei conigli, immobilizzati, la sostanza in studio e successivamente si valutano le reazioni che posso arrivare alla distruzione stessa degli occhi. Insomma si preferisce un test vecchio, non scientifico e crudele, ad un altro moderno, scientifico, eticamente ineccepibile.

Il dott. Cagno dimentica una parola dopo “moderno, scientifico, eticamente ineccepibile”… manca la parola “validato”.

Cos’è, comunque il test di Bettero, e come si svolge?

È un test sviluppato nel 1985 e pubblicato qua:

  • Int J Cosmet Sci. 1985 Feb;7(1):1-8.
    Histamine determination in tears as an index of safety in use of cosmetic products.
    Bettero A, Angi MR, Galiano F, Benassi CA.

Il test serve per i cosmetici soltanto e non si svolge come descritto dal Dott. Cagno.
Il Dott. Cagno dice che si mette “una lacrima umana a contatto con la sostanza in esame. Se questa è irritante provocherà la rapida liberazione di altre sostanze, chiamate mediatori chimici”.

Sembra quindi, che basta far piangere una persona, raccoglierne le lacrime (tanto prima o poi piangiamo tutti, non è vero? così non vanno sprecate) e poi in vitro mettere questa lacrima a contatto con le varie sostanze… Devo ammettere che ha un ché di poetico.

Cosa si fa in realtà? Si prende un piccolo quantitativo della sostanza in esame (di solito un cosmetico, come abbiamo detto) e lo si instilla, diluito, nell’occhio di una serie di volontari umani. Dopo 30 secondi si fa un lavaggio dell’occhio con soluzione fisiologica e si misura nella fisiologica di lavaggio il dosaggio dell’istamina, che è un indice di infiammazione. In pratica si testa sull’uomo invece che su coniglio. Non vedo applicazione pratica di questo test al di fuori dell’ambito cosmetico. Ricordiamo in ogni caso, che in Europa non si sperimenta più sui cosmetici finiti dal 2005 e dal 2013 non saranno commercializzabili cosmetici che siano stati sperimentati su animale.

personalizzato, cosicché ogni persona può valutare la sua risposta ad una data sostanza

Sinceramente, mi pare assurdo un approccio in cui ogni persona deve testare su se stesso la tossicità di ogni sostanza che viene messa in commercio senza che se ne sia testata la tossicità prima della commercializzazione. Praticamente avremo miliardi di cavie umane!

Ma forse al Dr. Cagno sfugge l’implicazione di un’affermazione del genere.

Ad ognuno di noi la scelta di continuare ad illudersi che la nostra salute sia tutelata dalla vivisezione, oppure battersi affinché quest’ultima sia finalmente abolita.

Se la tutela della salute deve essere affidata a chi dice che “ogni persona può valutare la sua risposta ad una data sostanza”, forse è meglio come stiamo adesso!

Tutti gli scienziati si preoccupano affinché il numero di animali impiegati si possa ridurre (le 3R si utilizzano dagli anni ’50, se per caso fosse sfuggito a qualcuno), ma non è dando informazioni errate o incomplete come quelle che abbiamo analizzato adesso che si ottiene qualcosa. Sarebbe piuttosto utile se Equivita, invece di parlare male (a sproposito, come abbiamo visto) della sperimentazione in vivo, si impegnasse nella raccolta di fondi da destinare al CAAT oppure all’ECVAM (come, ad esempio, fa il Dr. Howen Trust Fund).


Dario, Pro-Test Italia.

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17 thoughts on “Cosa ne pensate di Equivita? È una fonte affidabile di informazione?

  1. Tra l’altro quest’uomo si fa autogoal da solo: se questi metodi (vitro, computer ecc) sono così validi, visto che si usano sempre prima della sperimentazione animale, non dovremmo avere effetti collaterali negli animali. O sbaglio? Che diamine!

    [razionalisti, io ci sarei un bel poster con questo ragionamento, è davvero EPIC FAIL per Cagno]

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  2. io purtroppo so cos’è il computer analogico, sono i vecchi e obsoleti computer meccanici precedenti ai microprocessori, quelli retrò anni ’60 con rotolino di carta annesso per intenderci. Questo ignorante forse lo ha confuso il computer quantico (pura fantasia ad oggi).

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    • Tenendo presente poi che simulare al computer un corpo umano richiederebbe una potenza di calcolo ad oggi non possibile e avrebbe comunque limiti gravi poichè:
      1 dovrebbero essere eseguite simulazioni parallele e indipendenti pari al numero di cellule del corpo (ad occhio non è piccolo), il tutto all’interno di una simulazione globale del corpo.
      2 una simulazione è tanto più precisa quanto più lo sono i parametri entro cui gira e ad oggi non mi risulta la conoscenza del corpo umano sia completa
      3 a livello molecolare purtroppo entrano in gioco effetti di meccanica quantistica non simulabili con precisione
      4 la simulazione anche risolvendo magicamente i problemi prima citati, mostrerebbe i risultati di un solo soggetto, con buona pace di un campione vario…

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      • Le dinamiche sarebbero comunque caotiche, quindi probabilistiche, quindi forse il quarto punto verrebbe riassorbito: il soggetto sarebbe unico ma esprimerebbe tutte le possibilità. Comunque, anche se disponessimo di modelli matematici caotici sufficientemente affidabili da poter gestire una quantità di variabili così alta (e non mi risulta, ma potrei sbagliarmi), il punto uno e due sono molto lontani dall’essere risolti. Il punto tre invece non penso sia fondato, gli effetti di meccanica quantistica pare che spariscano quando si ragiona a livello più ampio della singola molecola (come questo succeda è dilemma irrisolto della fisica).

        Michele Gardini

        Michele Gardini

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      • Per Michele Gardini:
        “Il punto tre invece non penso sia fondato, gli effetti di meccanica quantistica pare che spariscano quando si ragiona a livello più ampio della singola molecola (come questo succeda è dilemma irrisolto della fisica).”
        Puoi spiegarti meglio? =) Mi interessa questo passaggio!

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      • Michele, se testi una molecola ovviamente non ragioni a livello più ampio di una molecola, ma comunque la cromodinamica quantistica non è simulabile, te lo dico da fisico, il punto 3 è fondato; se così non fosse l’effetto Casimir non sarebbe osservabile.. comunque è OT

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      • Per Matteo Dal Bosco: non essendo un fisico, le mie conoscende derivando da alcuni libri di divulgazione sull’argomento, ti rinvio alla loro lettura (La luna di Einstein di David Lindley e La mente nuova dell’imperatore di Roger Penrose i migliori a mio avviso).

        Per Andrea Bovolenta: trattandosi di tossicologia, i test in questo caso riguardano gli effetti macroscopici su organismi completi (e complessi), non il comportamento della singola molecola sul singolo recettore biochimico, cosa che richiederebbe un modello di studio abbastanza semplice, anche se effettivamente soggetto all’imprevedibilità quantistica. Quando un sistema oltrepassa una certa scala, circa quella molecolare, gli effetti quantistici si annullano (da quello che ho potuto capire, da profano, c’è di mezzo un passaggio denominato “rinormalizzazione”, anche se da quello che ho potuto capire non c’è accordo sui fisici nel come questo si verifica), e si possono trascurare. Qui però, oltre ad essere OT, sono fuori dal mio campo di interesse principale, per cui potrei facilmente aver scritto stupidaggini. Se è così, mi scuso.

        Michele Gardini

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      • Per Andrea Bovolenta: comunque il problema lo si potrebbe superare restringendo il sistema, accettando le cellule come l’unità base minima del modello artificiale. Non esistendo obiezioni all’uso di cellule nella sperimentazione, nemmeno (per ora) da parte degli animalari più estremisti, si può immaginare un sistema che passi dalla sperimentazione diretta su culture (di tutti i tessuti di un organismo, chiaramente) alla successiva modellizzazione del comportamento complessivo del corpo completo. Richiederebbe comunque una quantità di dati spaventosa, e la conoscenza completa dei meccanismi che sovraintendono alla interazione dei tessuti, quindi i primi due punti rimangono inelliminabili, però si lascerebbe fare il lavoro di rinormalizzazione alla natura, che, a differenza dei fisici (almeno per ora), sa come eliminare le problematiche di imprevedibilità quantistica.

        Michele Gardini

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  3. Con un computer analogico? Magari anche alimentato a vapore… Basta questo per bollare gli autori di questa roba come degli ignoranti e incompetenti

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  4. Non sono d’accordo su ciò che avete detto sulla talidomide…anche se fosse stato testato su animali prima di metterlo in commercio il risultato sarebbe stato lo stesso dato che su 10 ceppi di topi, 11 razze di conigli, 2 di cani, 3 di criceti, 8 specie di primati, ecc gli effetti teratogeni si verificarono SOLO OCCASIONALMENTE in particolari condizioni sperimentali e a dosi elevate rispetto a quelle somministrate all’essere umano….ammettiamo che è stato un tragico errore che ha portato al disastro!

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  5. A me pare però che l’EPIC FAIL maggiore dell’articolo si raggiunga quando dice che usare i batteri e i virus va bene come metodo sostitutivo della SA, mentre usare le colture cellulari di animali no, perchè “quelle di origine animale uniscono i difetti legati a specie a noi differenti con quelli derivanti dall’utilizzo di parte di un organismo.”

    Quindi noi siamo più simili alla salmonella che a un cane? Forse in qualche caso si, dato l’effetto intestinale…

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  6. Un computer analogico è un calcolatore che non lavora su valori discreti. Lo spiega abbastanza bene wikipedia facendo un l’esempio del regolo trigonometrico che rende subito l’idea.
    Detto questo mi sembra strano che per fare simulazioni così complesse si usino computer analogici e non macchine digitali.

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  7. Pingback: Vivisezione o Metodi Scientifici: dalla parte di Equivita | Pro-Alternative alla Sperimentazione Animale

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