Due Rischi non ancora considerati

Molto si è detto riguardo ai fatti di Milano dell’altro ieri, le principali testate giornalistiche (Corriere della Sera, La Repubblica, Il Giornale, La Stampa, Il Giorno ed ANSA) ed i Telegiornali (Tg1, Tg3, TgLa7) ne hanno dato la notizia, e numerosi blog ne hanno parlato.

Si è paventato il rischio che le cavie sottratte dagli animalisti potessero essere infette e dunque rappresentare potenziali vettori di epidemie.

A prescindere da tale rischio, nessuno pare aver considerato i potenziali danni che farebbero seguito all’eventuale rilascio dei topi in questione – che sono geneticamente modificati – nell’ambiente naturale (eventualità molto probabile, considerata la visione disneyana che generalmente gli animalisti hanno della natura).

  1. Se sussiste interfecondità tra i topi transgenici ed il ceppo selvatico, potrebbero verificarsi incroci che distribuiranno gli alleli transgenici nel pool genetico della popolazione selvatica, con il risultato che, in men che non si dica, le nuove generazioni di topi possiederanno determinati caratteri transgenici con un impatto ambientale difficile, se non impossibile, da prevedere e stimare.
  2. Se Non sussiste interfecondità tra topi transgenici e topi selvatici, allora potrebbe instaurarsi una cosiddetta “lotta biologica”, ossia una nuova specie alloctona che invade l’ambiente di quella autoctona competendo per la nicchia ecologica (quello che è successo, per intenderci, al parco Nervi tra scoiattolo grigio e rosso).

Va detto, per onestà, che tali scenari sono molto poco probabili, poiché quasi certamente, i topi da laboratorio rilasciati nell’ambiente naturale, schiatterebbero molto prima di riprodursi, in quanto non in grado di sopravvivere (incapaci di procacciarsi il cibo, di sfuggire ai predatori, e dal sistema immunitari debole).


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