testimonianza e riflessione di un utente sul convegno “Fermiamo la Vivisezione”


Un utente, Flavia, era presenta al convegno “Fermiamo la Vivisezione” il 25 settembre a Roma e ci racconta le sue impressioni su questo tema.

Ti rendi conto che il cittadino italiano è confuso, quando, dati statistici alla mano (fonte Eurispes), apprendi che l’87% della popolazione nazionale si dichiara contro la sperimentazione animale, ma i vegetariani non raggiungono neanche il 10% (tra il 4 e il 6%). Magari lo stesso italiano intervistato indossa un paio di scarpe di cuoio e nel borsello porta con sé qualche farmaco da banco o salva-vita. No, non voglio cadere in inutili luoghi comuni, ma questa premessa mi serviva per porre ai lettori alcuni quesiti: quanti italiani di quell’86% hanno dato una risposta sulla base di informazioni tecnico-specifiche e quanti invece hanno risposto in base a una spinta emotiva? Se l’intervistato avesse davvero a cuore il bene animale, l’altro dato, quello inerente ai vegetariani, non sarebbe forse dovuto essere leggermente più alto? E quanti italiani, poi, si battono per la vita dei roditori anche fuori i laboratori combattendo la derattizzazione?

Capisci quindi che il cittadino italiano ha bisogno di informazioni giuste o di ordinare quelle che ha già trovato. Ciò che, però, sicuramente non gli serve è la demagogia.

Stamattina, a Roma, nella Sala Congressi dell’Hotel delle Nazioni si è svolto il convegno “Fermiamo la vivisezione”, organizzato dal Partito Animalista Europeo.

L’inizio, a mio avviso, non è stato affatto brillante. Elencare i “metodi medievali” attraverso cui la cavia può essere soppressa in laboratorio, ha un notevole impatto emotivo, ma crea nella mente dei presenti un’immagine completamente distorta della realtà: ogni mattina un ricercatore si alza dal letto e mentre sorseggia il caffè, pensa al topo che lo aspetta a lavoro: “lo decapito o gli sparo?”. Da notare inoltre l’impiego del termine “vivisezione”già nel titolo dell’evento, come se l’attività di ricerca sia un mero – e ludico e sadico – processo di dissezione.

Anche l’intervento di apertura dell’on. Brambilla (Pdl), arricchito dal racconto della personale esperienza allo stabilimento Green Hill, avrebbe lasciato l’amaro in bocca a una persona di fatto informata sulla direttiva dell’Unione Europea 2010/63 e sugli emendamenti che il governo italiano ha posto. Prima ancora che animalista, l’onorevole Brambilla è una rappresentante di tutto il popolo italiano. Mi chiedo dunque come, in un periodo di così grande crisi economica, possa abilmente sorvolare il problema della sanzione che l’Italia potrebbe avere per questi emendamenti, affermando che tanto il nostro Paese è già sanzionato per molte cose, tra cui la caccia (della serie: spesa più, spesa meno?). Mi chiedo come si possa ignorare che il divieto di allevamento di animali in Italia potrebbe causare il trasferimento di istituti all’estero, alimentando “fuga di cervelli” o perdita di lavoro. Mi chiedo, infine, come si possa affermare entusiasti di aver dato un bel segnale agli altri paesi europei, non curandosi che gran parte del panorama scientifico internazionale sia estremamente scettico sugli emendamenti che anche grazie a lei sono stati posti alla direttiva europea.

Successivamente, però, il convegno è diventato più scientifico e interessante, grazie agli interventi dei dott. Massimo Tettamanti, chimico, e della dott.ssa Candida Nastrucci, biochimica e biotecnologa, entrambi impegnati al momento al Tavolo Ministeriale sui Metodi Alternativi alla sperimentazione animale.

Il primo tra gli esperti a prendere la parola è stato però il dottor Claude Reiss, per anni direttore del CNRS francese ed ora massimo esponente della tossicogenomica, una nuova disciplina che testa la tossicità delle sostanze chimiche direttamente sulle cellule umane, andando pertanto ad analizzare come ogni gene umano risponda a tale interazione. Il fisico e biologo cellulare francese è uno dei fautori della petizione “Stop Vivisezione”, lanciata ad aprile 2012, a livello europeo. Al momento le firme raccolte sono quasi 700mila. L’obiettivo, da raggiungere entro fine ottobre, è il milione di sottoscrizioni per chiedere all’Unione Europea l’abrogazione della direttiva 2010/63. Il dottor Reiss, convinto che la precedente normativa (86/609) fosse migliore, è stato spinto a tale mossa da convinzioni scientifiche: “per quale motivo bisognerebbe prendere come modello sperimentale un animale d’altra specie?”. Ha portato dunque l’esempio dello scimpanzè, animale utilizzato in alcuni esperimenti di laboratorio. Nonostante esso abbia un genoma molto vicino al nostro, differisce dall’uomo per aspetti molto importanti, quali l’essere immune al virus dell’HIV. E’ evidente che sperimentare vaccini anti-HIV su un animale già immunizzato, porterà poi dei risultati sfalsati sull’uomo. Ciò comporta, quindi, non solo un’inutile tossicità per l’uomo, ma anche uno spreco di cavie e di denaro. Il dottor Reiss ha manifestato poi la sua profonda preoccupazione per i dati statistici che mostrano un aumento esponenziale di talune malattie, quali, ad esempio, il diabete di tipo 2, il cancro alla prostata, il cancro al seno… negli ultimi dieci anni. Secondo Reiss l’aumentata incidenza non è stata seguita da considerevoli scoperte, non è stata trovata una cura e ciò dimostrerebbe l’inefficacia della sperimentazione animale. Il dottor Reiss vorrebbe quindi che la Commissione Europea prendesse atto della tossicogenomica e desse il proprio supporto a questa – ed altre – sperimentazioni alternative.

A questo punto della mattinata mi è sorto un dubbio, suffragato poi dalle affermazioni della dottoressa Nastrucci, che in sede di tavolo tecnico ha provato a chiedere che il 50% dei fondi destinati alla ricerca fosse destinato ai metodi alternativi, ottenendo una risposta negativa. Il dubbio, dicevo, quindi è: e se fosse tutta questione di soldi?

Onde evitare fraintendimenti, provo a spiegarmi in altre parole: se in realtà si scoprisse che i “tradizionalisti” non sono così chiusi al nuovo, che i “riformisti” non sono così contrari al vecchio e che entrambe le branche di ricerca possono sussistere e cooperare? Se fosse “solo” un problema di coperta troppo corta? Vorrei ricordare infatti che l’80% della ricerca italiana è finanziata da fondi privati e che da anni ormai la bioinformatica è entrata nella ricerca cosiddetta tradizionale. Perché quindi non potrebbero subentrare anche altre tecniche alternative, come ad esempio la tossicogenomica a supportare la sperimentazione animale? Il Ministero della Salute sembra essere interessato. Dico supportare e non sostituire, per il semplice fatto che asserire che il modello animale non è indispensabile, vuol dire negare l’importanza di esperimenti storici che ci hanno portato alle attuali conoscenze in ambito biomedico, vorrebbe dire negare l’importanza di premi Nobel conferiti grazie a studi su calamari giganti, rane e lumache marine, vorrebbe dire che i topi knock out sono stati inutili. Perdonatemi l’ironia, ma affermare tutto ciò vuol dire riscrivere interi libri e scatenare quindi non sola la lobby farmaceutica, non solo quella animalista, ma anche quella editoriale.

Concludo con una piccola nota di Storia della Medicina (dal portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica), che spero prenderete nella sua totalità: “Gli esseri umani sono gli unici ospiti del virus del vaiolo che non si trasmette per mezzo di animali o insetti. (…) Della stessa famiglia fanno però parte virus che sono in grado di infettare sia uomo che animali come il virus del vaiolo bovino (Cowpox virus), il virus del vaiolo della scimmia e il virus vaccinico (Vaccinia virus). Proprio quest’ultimo fu utilizzato per la prima volta dal medico inglese Edward Jenner, nel 1796, per la formulazione del primo vaccino propriamente detto, antivaioloso. Jenner si accorse che le donne addette alla mungitura, che frequentemente contraevano il vaiolo bovino, difficilmente venivano colpite da quello umano. Per dimostrare la sua teoria, Jenner provò a vaccinare un bimbo di otto anni con siero proveniente da pustole di vaiolo vaccino e poi lo infettò con il vaiolo umano, verificandone l’immunità.
[F.F.]”

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One thought on “testimonianza e riflessione di un utente sul convegno “Fermiamo la Vivisezione”

  1. Certo che le due scuole di pensiero possono coesistere e cooperare, anzi, devono farlo!
    Ben venga il dibattito scientifico basato sui FATTI e le ricerche per diminuire l’uso degli animali, ma è inaccettabile che si disinformi per fini politici e si dovrebbe evitare di invitare a parlare gentaglia come la “onorevole” brambilla che disinforma per biechi fini elettorali (esattamente lo scopo per cui il partito animalista europeo organizza simili conferenze così discutibili).

    Mi piace

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