Gli Animali da Macello della Almo Nature


Vi abbiamo spesso parlato degli elevati parametri di vivibilità imposti dalla normativa europea (la stessa che la petizione promossa da Almo Nature si prefigge di abrogare) che regolamenta la sperimentazione animale nei paesi dell’Unione. Ad esempio, è obbligatorio che gli stabulari rispettino il ciclo circadiano (alternanza ore buio/luce), è obbligatorio mantenere la temperatura e l’umidità ambientale più adatta alla specie, deve essere pompata aria purificata in modo da assicurarne il ricambio continuo, gli spazi devono essere adeguatamente ampi e le superfici delle gabbie lisce (altrimenti i topi potrebbero ferirsi le zampe), bisogna separare gli individui in modo che formino coppie e non litighino tra loro, bisogna cambiare la lettiera con una certa frequenza, bisogna abituare gli animali alla presenza fisica del ricercatore… insomma tutta una serie di norme concepite per ridurre lo stress al minimo. Gli stabulari sono soggetti ad ispezioni dell’ente preposto (Asl) che ne accerta la conformità.

Ora mi chiedo, le aziende che producono cibo per cani e gatti… che norme devono rispettare? Non è una domanda retorica, non lo so sul serio, chiedo per ignoranza. Ad esempio, la carne dell’Almo Nature da dove proviene? Come sono trattati gli animali prima di finire tritati nelle scatolette per soddisfare il capriccio di chi vuole tenersi cani e gatti in casa? Da quali allevamenti si rifornisce l’Almo Nature? A quali norme sono soggetti tali allevamenti? Si trovano in Italia o all’estero? Se si trovano all’estero, il paese in questione possiede e fa rispettare le norme? Vengono puniti i casi di maltrattamento? Il bestiame vive in condizioni e spazi adeguati? Viene soppresso in modo da evitare sofferenze?

Che garanzie dà Almo Nature (paladina degli animali da sperimentazione) su tutto ciò?

Mi sembrano tutte domande lecite. Perché i clienti della Almo Nature non le porgono all’azienda?

Immettendo “Almo” sul database panjiva risultano questi dati, secondo i quali l’Almo Nature si rifornirebbe dalla Thailandia (i paesi asiatici non sono propriamente rinomati in materia di tutela animale). L’azienda conferma?

almo


[MV]

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7 thoughts on “Gli Animali da Macello della Almo Nature

  1. Favorevole alla SA, devo però per onestà intellettuale precisare che mi risulta che in realtà in Thainlandia si produca carne in scatola anche per uso umano e che la qualità e la severità delle leggi che regolamentano tale attività, sia piuttosto elevata
    . Cerchiamo di non cadere nei luoghi comuni.

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  2. Cercando di documentarmi sulle normative vigenti in Thailandia mi é balzato agli occhi un articolo del 2012 che parlava di quanto fosse diffuso lo smercio di carne (illegale per caritá) di dubbia provenienza (cani randagi adibiti a consumo alimentare) non proprio dei buoni presupposti di partenza insomma.

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  3. Visto che non è una domanda retorica, cerco di riassumere in breve la normativa sul benessere degli animali nelle fasi dall’allevamento alla macellazione.
    Per l’allevamento è in vigore il Dlgs 122/2011 (recepimento di una Direttiva europea). Stabilisce norme per tutte le attività che possono arrecare dolore agli animali (castrazione, taglio della coda, ecc), ma anche le condizioni di stabulazione, le superfici a disposizione, la disponibilità di acqua e di alimento ecc. Stabilisce anche che gli animali importati nella Comunità devono essere accompagnati da un certificato che attesti che hanno beneficiato di un trattamento almeno equivalente.

    Durante il trasporto è in vigore il Regolamento 1/2005. Si tratta di una norma complessa e articolata che stabilisce regole a partire dalle autorizzazioni, alla formazione degli autisti in merito al benessere, alle caratteristiche dei mezzi di trasporto, alla durata e alle condizioni da rispettare durante il viaggio, alle soste, ai controlli.

    In fase di abbattimento vige il Regolamento 1099/2009 che prescrive responsabilità, formazione del personale, strumenti e metodiche, valutazioni e verifiche.

    Normalmente l’importazione di animali vivi o di alimenti ad uso umano prevede che il Paese che desidera esportare in Europa si uniformi alla “nostra” legislazione. L’autorità preposta ai controlli del rispetto nei Paesi Terzi, a livello europeo è il Food and Veterinary Office. Ovviamente in Italia l’autorità preposta al controllo della filiera alimentare è l’ASL (in particolare il Dipartimento di Prevenzione Veterinaria).
    La questione dei Pet Food è un po’ diversa e regolamentata dal Regolamento 1069/2009 che ne disciplina la produzione e l’importazione. In ogni caso ci deve sempre essere l’equivalenza della norma nel Paese esportatore.

    Ho cercato in poche righe di riassumere una parte molto ampia degli aspetti legati alla produzione di alimenti, compresi i pet food.
    Colgo l’occasione per fare i miei complimenti al sito e per dare il mio sostegno alla “battaglia” in favore della SA e contro l’oscurantismo di una parte ignorante di animalisti. Da veterinario che ha fatto ricerca per 10 anni (anche se non SA) sono, ovviamente, coinvolto almeno emotivamente, anche se ora mi occupo di HACCP… Per cui davvero in bocca al lupo!

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  4. Io non sono favorevole alla SA ( e non ne entro nel merito dato che in questo caso non è l’argomento) e sono cliente Almo. Da qualche anno già chiediamo in molti a gran voce chiarezza a questa ditta (e non solo, dato che in moltissime ormai fanno la stessa cosa e non più solo per il tonno, ma anche per il pollo per esempio). Purtroppo ben poche sono le scorciatoie alle scatolette thailandesi. Personalmente cerco di dare alla mia gatta del pesce come sardine, acciughe e sgombro quando lo mangio anch’io (ho la fortuna di essere nata in una zona di mare), ma il problema non è così semplice e non si esaurisce lì. Questa filosofia sottende anche allo sfruttamento sul lavoro, probabilmente a cattive condizioni igieniche e contaminazioni (è di qualche tempo fa lo scandalo arsenico della Monge). Purtroppo non c’è modo per il consumatore di controllare fino in fondo, così come nel caso degli indumenti contenenti elementi tossici come il Pb. Dovremmo dotarci tutti di un XRF (lo strumento che serve per rilevare il contenuto di (almeno) alcuni elementi, ma non si può neppure vivere così. L’unica cosa è cercare di fare scelte etiche e consapevoli come consumatori, cercando di imporre la trasparenza e un cambiamento di rotta alle aziende. Io sto cercando di limitare le scatolette per il cibo umido in favore di una alimentazione nostrana ed ho smesso di comprare Almo per il secco optando per aziende che si servono da fattorie italiane come Trainer. In molti stiamo seguendo questa strada. Il rispetto di tutti gli esseri viventi (anche di quelli che non possono dire la loro, uomini e non ) e dell’ambiente comincia da noi.

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  5. Pingback: Multata azienda ''certificata animalista'', per pubblicita' ingannevole.

  6. Grandi investimenti nell’operazione DbD Dog Blood Donors, con campagne di stampa e forte pressing pubblicitario. Solidi patrocini da parte di siti opinion leader, ripagati da sostanziosi rientri paralleli in pubblicità (casualmente). I patrocini sono in vendita al miglior offerente?

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