Il Cortocircuito Logico dell’Antispecismo


Chi vi da diritto di disporre della vita degli animali? Sono uguali a noi.

Questa è sostanzialmente l’obiezione posta dagli antispecisti, obiezione che andrebbe lecitamente posta non solo ai ricercatori, a non-vegani e a chi si veste di pelle, ma anche a chi “sfrutta” gli animali in qualsiasi modo indiretto causandone la morte, quindi a tutti gli stessi antispecisti che pongono la domanda (assumo che esista qualcuno Vegano e che vive come un Amish fuori dalla civiltà, senza usare nulla che sia stato ottenuto “danneggiando” gli animali,… ma quelli non hanno elettricità e computer e quindi non postano le loro teorie su facebook).

Lo stesso antispecismo dovrebbe suggerire una risposta ovvia: ne abbiamo diritto perché possiamo, proprio nel senso che abbiamo il potere di farlo e gli strumenti per farlo, e sarebbe estrema arroganza decidere noi quello che è giusto o meno al di fuori di questo. Lo dice la natura.

Chi ama la natura dovrebbe avere la capacità di osservarla. Osservando la natura non troviamo forme di cortesia o scrupoli etici: la natura ci mostra una strenua, crudele e spietata lotta per sopravvivere e far sopravvivere i propri figli, poi per far sopravvivere gli individui più simili, e così via. In sintesi per far sopravvivere il proprio patrimonio genetico. Non c’è bisogno di andarsi a leggere Il Gene Egoista di Dawkins per capire il concetto: basta osservare.

Se un leone ha fame non si porrà tanti problemi a sbranare una gazzella. Non si porrà questioni etiche, non si chiederà se potrebbe diventare vegetariano o se la gazzella ha dei figli teneri e con gli occhini grandi: lo farà e basta. Perché può e perché questo gli consente di sopravvivere.

Se un organismo si trova in un ambiente nuovo e può colonizzarlo, che sia una pianta esotica capitata in Sardegna o una nutria lasciata nei canali lombardi, lo farà sterminando altre specie e facendole estinguere. Non si porrà il problema di conservare la biodiversità, di non far estinguere una specie o di non distruggere un ecosistema, lo farà e basta, perché può farlo; questo non avviene solo per le “interferenze” dell’uomo: è avvenuto milioni di volte nella storia del pianeta, prima ancora che l’uomo esistesse.

Se un branco di lupi incontra un altro branco che è entrato nel suo territorio non si farà problemi ad attaccarlo e ad uccidere “l’invasore”, anche se è della stessa specie e della stessa razza; come una pianta non si farà problemi a crescere e mettere in ombra un’altra pianta della stessa specie ma di una “razza” più bassa, condannandola a morte. E se di un bosco si tratta, quello che avverrà sarà una “strage razzista”.

Ebbene sì: qualsiasi essere vivente, animale o vegetale, in natura è profondamente egoista, crudele, cinica, razzista e specista. Qualsiasi essere vivente, compreso l’uomo. In natura. Cioè prima della civiltà.

Se partiamo dall’assunto che, sul piano etico, l’uomo sia uguale a qualsiasi altro animale allora dobbiamo chiederci con quale sconfinata arroganza possiamo pensare di essere noi a decidere “cosa è giusto”. In fondo siamo in minoranza, se fossimo uguali dovremmo prendere esempio dalle altre specie, e semmai ritenere perfettamente logico ammazzare il vicino di casa per avere una casa più grande per i nostri figli, non porci il problema se sia lecito ammazzare un coniglio per mangiarlo (o, vieppiù, per cercare la cura per una malattia).

L’unica ipotesi per cui l’uomo dovrebbe (e deve) comportarsi in modo diverso dagli altri esseri viventi è ammettere che l’uomo sia diverso: solo ammettendo che l’uomo sia diverso abbiamo il diritto di essere noi a decidere cosa è giusto, e solo con la presunzione di essere superiori possiamo pensare che questa decisione sia giusta.

Solo sotto questa ipotesi possiamo permetterci di dettare noi le regole e le priorità scegliendo qualche cosa che va oltre il bieco egoismo+razzismo+specismo “puro” del “mors tua vita mea”.

Ecco perché l’obiezione degli antispecisti è mal posta nella parte “Sono uguali a noi”, ed ecco perché la domanda corretta da porsi è quale sia il giusto equilibrio tra i bisogni e le esigenze dell’uomo, il male che si causa ad altre specie per soddisfare questi bisogni e quanto “valore” vogliamo dare agli individui di ogni specie.

Diversamente si è in un corto circuito logico: una tarantola sta per pungermi, io non la uccido perché non ritengo che la mia vita valga più della sua e muoio. Dimostrando con ciò di essere maledettamente arrogante, violando quella legge di natura che, anzitutto, ha consentito a me e alla tarantola di esistere.


[AC]

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25 thoughts on “Il Cortocircuito Logico dell’Antispecismo

  1. Secondo questo ragionamento e detto in parole povere..vince il più forte? allora ha fatto bene hitler a fare quel che ha fatto solo perché ne era capace ed aveva le capacità di sopraffare? Fino a prova contraria siamo anche noi degli animali, ma ci distinguiamo dalle altre specie per una forma diversa di intelligenza. Intelligenza che sembra proprio non riusciamo a sfruttare. L’esempio del leone che mangia la gazzella, non c’entra nulla. A differenza del leone noi non uccidiamo per sopravvivere..ma lo facciao per una semplice forma di consumismo. Una volta la bistecca si mangiava di domenica, in segno di festa, e solo i più agiati se lo potevano permettere. Oggi si mangia carne tutti i giorni, sotto qualsiasi forma. Questo, secondo me, non vuol dire..sopravvivere. Come pure non c’entra nulla l’esempio finale della tarantola. Non confondiamo le cose.. non confondiamo il saper vivere (magari in sintonia pure con gli altri esseri viventi) con il sopravvivere. Sono due cose profondamente diverse.

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  2. Non si riesce a inserire concetti così semplici nelle menti antispeciste, sono troppo plagiate. L’unica cosa che si può fare è informare chi ancora non è impazzito in modo che non ci caschi.
    Domanda: se mi faccio mordere dalla tarantola non dimostro anche che la mia vita è meno importante della sua? Quindi le vite umane sarebbero, per gli antispecisti, le uniche a valere meno delle altre.

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  3. Antispecismo e ed essere vegani, per causare meno sofferenze possibili agli animali. Nessuno può diventare perfetto, una sorta di asceta che non causa sofferenza. Il punto è non uccidere inutilmente. È facile accusare chi si impegna per un fare uccidere milioni di animali di ipocrisia perchè camminando… schiaccia un insetto! Invece chi se ne frega di tutto è sempre coerente, vero?

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  4. Prima di chiudere il browser vorrei commentare un’altra cosa molto brutta che secondo me hai scritto.
    “Ne abbiamo diritto perché possiamo, proprio nel senso che abbiamo il potere di farlo e gli strumenti per farlo, e sarebbe estrema arroganza decidere noi quello che è giusto o meno al di fuori di questo. Lo dice la natura.”
    Queste parole danno il diritto di gettare bombe atomiche perchè ne abbiamo la capacità tecnica. Il diritto di stuprare perché se ne ha la capacità. E sarebbe arrogante condannare la guerra e lo stupro. Il fatto che gli esseri umani possano fare qualcosa non significa che debbano o che sia giusta. Non cambierai idea perchè ti dico qualcosa di diverso, spero che il tuo percorso di vita ti porti un giorno a capire perchè non è giusto infliggere sofferenze.

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    • tu non capisci davvero un cazzo. ma proprio, quando leggi qualcosa, e probabilmente guardi un film, o leggi un libro, le conseguenze logiche e dettagli tipo “cause-effetti” ti sfuggono completamente

      mi sorprende che tu sia risucito a sopravvivere nel mondo con una capacità di non capire niente così marcata

      per concludere con la frase da buon samaritano come hai fatto tu: “spero che un giorno il tuo percorso di vita ti porti a capire qualcosa. tipo che con la tua ignoranza, se riuscissi a fermare la ricerca in questo senso, uccideresti e condanneresti a morte centinaia di migliaia di bambini e persone in tutto il mondo. per non parlare degli animali (mi spiace dirtelo, ma si, ne beneficiano anche gli animali di ste ricerche)”

      sei la dimostrazione del fallimento della democrazia, perchè appunto, in democrazia basta che quelli come te siano 1 di più del 50% per rendere verità le vostre stronzate.

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    • L’articolo non sostiene che si possa fare tutto ciò che si ha il potere di fare, non hai colto.
      Dice che se fosse vero l’assunto animalista che “siamo uguali agli animali, con gli stessi diritti” ne avremmo il diritto, come tutte le altre specie animali.
      “AC” dice proprio che NON essendo come gli animali, ed essendo più evoluti e “migliori” sotto quasi ogni aspetto abbiamo il diritto e il dovere di decidere anche per gli animali cosa sia giusto e cosa non lo sia, ivi compreso il diritto di stabilire se una morte sia opportuna, oltre che fattibile.
      Per noi che leggiamo e ovviamente per l’autore è opportuno sacrificare il minor numero possibile di vite animali e umane per la ricerca, per i cosiddetti animalisti no. Il corto circuito logico animalaro sta proprio nel fatto che se avessimo gli stessi diritti degli animali avremmo anche il diritto di sterminare tutto ciò che ci viene voglia di sterminare, ma non quello di porci dilemmi etici. È più chiaro?

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  5. Sulle piante il paragone è un po’ forzoso perché non è che l’albero alto spontaneamente mette in ombra per sopravvivere a discapito della piantina, come un branco di lupi può coalizzarsi contro un invasore per tutelare il proprio territorio e le risorse ivi presenti oppure un orso polare può sbranare un cucciolo di foca per mangiare. Semplicemente accade, se un seme di piantina finisce nei pressi di una sequoia è casualmente destinato a non crescere.
    Cmq in realtà il discorso sul comportamento animale è più vasto e complesso, ma va notato che in genere i comportamenti che definiremmo “solidali” sono più frequenti man mano che si procede in avanti con lo sviluppo cerebrale e avvicinandosi evolutivamente a noi – e con questo si smonta il pregiudizio che l’uomo con la sua civiltà è intrinsecamente cattivo mentre la natura selvaggia è intrinsecamente buona.

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  6. C’è una discreta confusione tra uguaglianza di comportamenti e uguaglianza di diritti.

    Noi possiamo riconoscere diritti ai neonati, per esempio (o a tribù di luoghi esotici con usanze particolari, ai nostri occhi), pur ammettendo di essere diversi da loro e di avere, quindi, comportamenti diversi.

    Il “cortocircuito” finale non è altro che una “situazione tragica” come credo venga chiamata in bioetica. Si tratta di una scelta (dal punto di vista di chi ritiene gli animali titolari di diritti) che in ogni caso porta conseguenze drammatiche.

    Sarebbe come argomentare la non esistenza dei diritti (per gli umani) alla vita, e all’integrità del corpo, con il celebre paradosso dell’attentatore.
    [viene catturato un uomo che ha messo una bomba in città. non c’è tempo di evacuare. non si sa dove e come disinnescarla. l’unico modo per scoprirlo è torturarlo]

    Sono d’accordo a non concedere diritti agli animali, ma cerchiamo di produrre argomentazioni sensate.

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  7. Assumiamo questa realtà come vera ed indiscutibile?
    Bene, sono perfettamente d’accordo. Che si sperimenti su orfani, handicappati e poveri. Loro sono deboli ed è lecito che subiscano l’arroganza dei più forti. Ovvio che, se qualche vivisettore abbia qualche parente malato, sia quello sacrificato alla scienza per la salvezza ed il benessere di noi sani. Altrimenti, l’intero articolo è un altro clamoroso cortocircuito

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    • Credo che tu non abbia colto un punto fondamentale del meccanismo logico. Ciò che dice l’autore è che, se si vuole affermare, come fanno gli antispecisti, l’uguaglianza dell’uomo con le altre specie animali, (ripeto: se si vuole abbracciare la dottrina antispecista) non si vede perchè non si dovrebbe essere uguali anche nell’istinto selvaggio e indiscriminato di difendere sè stessi e la propria specie a tremendo discapito del più debole. Al contrario (ripeto: al contrario) l’autore, che non è un antispecista, ammette senza dubbio che l’uomo abbia la possibilità di considerarsi “diverso”, in un qualche senso perfino “migliore” degli altri animali, e solo ammettendo di essere diverso e migliore può a diritto costruirsi una morale, appunto, migliore di quella naturale, che gli impedisca di essere di danno agli altri esseri viventi quando non strettamente necessario.

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  8. Articolo molto ben strutturato, riguardante un argomento tanto importante quanto difficile da trattare con parole adeguate. Mi ha aiutato a mettere a fuoco alcuni pensieri che mi frullavano nella testa da tempo

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  9. Noi viviamo in un periodo storico ubriaco di diritti. In realtà questi non hanno nulla a che fare con la natura, sono, nella loro accezione più complessa, una conquista del secolo scorso. Il diritto può essere esercitato da chi ha dei doveri.

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  10. Se posso permettermi di intervenire sulla questione lo faccio indicando alcune cose che reputo assurde nell’articolo suddetto.
    Onestamente sono “agnostico” per quanto riguarda la sperimentazione animale. Nel senso che non mi sono mai posto il problema. Probabilmente sarà utile, forse no. Non mi sono documentato abbastanza per esprimere un giudizio il più possibile obiettivo, basato sui fatti.

    Incomincio le mie critiche già alle prime frasi dell’articolo: “[…] ne abbiamo diritto (di disporre della vita degli animali) perché possiamo, proprio nel senso che abbiamo il potere di farlo e gli strumenti per farlo […]. Lo dice la natura.”
    Beh, non mi sembra che qualunque essere umano abbia gli strumenti “naturali” per farlo. Non abbiamo artigli, denti particolarmente “aggressivi”, non abbiamo la forza dei “predatori”. Abbiamo inventato degli “strumenti” per fare una cosa “innaturale”, cioè che va contro la nostra natura di esseri umani, secondo il mio modesto parere.

    L’articolo continua con questa affermazione: “Se un leone ha fame non si porrà tanti problemi a sbranare una gazzella. Non si porrà questioni etiche, non si chiederà se potrebbe diventare vegetariano o se la gazzella ha dei figli teneri e con gli occhini grandi: lo farà e basta. Perché può e perché questo gli consente di sopravvivere.”
    Come non essere d’accordo con quanto affermato. Quella È la natura del leone, signori! Il suo apparato osseo, muscolare, digerente sono fatti per quello.
    Purtroppo l’uomo non è capace di farlo usando gli strumenti che la “natura” gli ha messo a disposizione.

    E ancora: “Se un organismo si trova in un ambiente nuovo e può colonizzarlo, che sia una pianta esotica capitata in Sardegna o una nutria lasciata nei canali lombardi, lo farà sterminando altre specie e facendole estinguere.”
    Questo mi sembra proprio un errore. Mi spiego meglio, è vero che ogni essere vivente è spinto alla “conservazione della specie” e quindi a “colonizzare” nuovi spazi, ma è altrettanto vero che in “natura” esiste l’equilibrio naturale appunto. Osservando la natura si vede che non c’è una reale supremazia di una specie sull’altra, anche i cosiddetti “parassiti” vivono per lo più in “simbiosi” con un’altra specie.
    Una pianta esotica, in Sardegna (così come le nutrie in Lombardia), l’ha portata un uomo, altrimenti ci metterebbe migliaia di anni ad arrivare ed ambientarsi, dovendosi anche, eventualmente, modificarsi, così come lo farebbero le sue concorrenti che potrebbero lottare, a questo punto, anche esse per la sopravvivenza e la conservazione della specie, ma ad armi pari! Un altro esempio: il leone non sbranerà più gazzelle di quelle che gli servono, appunto, per sopravvivere e sfamare il suo branco così come facevano gli uomini che avevano un diverso rapporto con la natura. L’uomo moderno si, invece. L’uomo moderno arrogandosi questi diritti di supremazia su tutto il “creato” distrugge, consuma, danneggia la “natura” e lui stesso. Quant’è intelligente l’uomo!!!
    Ma avete mai visto una qualsiasi specie animale, libera in natura, non seguire l’ordine naturale? L’avete mai vista distruggere il proprio territorio, le proprie fonti vitali, il torrente dove si abbevera?
    Anche quelle più voraci hanno un limite dettato dall’equilibrio!

    L’articolo continua così, sfiorando il ridicolo: “Se un branco di lupi incontra un altro branco che è entrato nel suo territorio non si farà problemi ad attaccarlo e ad uccidere “l’invasore” […]”.
    Ma qualcuno dice che se un animale o un altro uomo ci attacca non dovremmo difenderci? Quello che c’è scritto più sotto nel capoverso non lo commento nemmeno perché rischierei una denuncia…

    Ecco, questo capoverso ci fa capire come chi abbia scritto questo articolo sia alquanto ignorante (non è un insulto gratuito è la realtà dei fatti che chi abbia scritto questo articolo non conosca un minimo di biologia e nemmeno di storia, anche se non è il termine più appropriato) e che non abbia ben presente nemmeno cosa ha scritto egli stesso: “Ebbene sì: qualsiasi essere vivente, animale o vegetale, in natura è profondamente egoista, crudele, cinica, razzista e specista. Qualsiasi essere vivente, compreso l’uomo. In natura. Cioè prima della civiltà.”
    L’autore dice “prima della civiltà”.
    Bene, quindi, torniamo al mio assunto che prima della civiltà e quindi prima della scoperta del fuoco e degli strumenti che hanno consentito all’uomo di “comandare” sul mondo, l’uomo non era in possesso di questi strumenti fatto sta che non viveva come predatore ma come presa non avendo né la forza necessaria né la “conformazione” da predatore!

    Per concludere, basandosi sulle conclusioni dell’autore, mi viene da dire che noi non abbiamo il diritto di scegliere cosa sia giusto o sbagliato, ma abbiamo il dovere di seguire le leggi della natura.
    Cosa che, semplicemente, non abbiamo più fatto!!!

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    • L’uomo mangiava carne ancora prima di essere “l’animale uomo” perché e stato proprio il cibarsi di carne senza bisogno di mandibole potenti che gli a permesso sia di sviluppare il cervello sia di avere lo spazio per poterlo sviluppare, se la specie prima dell’uomo (da cui deriviamo) non avesse cacciato senza bisogno di artigli e zanne la specie umana non si sarebbe mai nata!

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    • L’articolo dice proprio il contrario di ciò che sostieni, comincia con un ragionamento per assurdo, immaginando di abbracciare l’antispecismo, leggi bene…

      Poi un particolare cui tengo ma non certo inerente all’articolo: noi SIAMO forti e “vincenti” evolutivamente, intanto perchè ci siamo evoluti e dovrebbe bastare come dimostrazione, ma forse ignori che l’essere umano è un cacciatore eccellente anche senza tecnologia, grazie alla nostra eccezionale capacità di lanciare con forza e precisione degli oggetti, la velocità di spostamento (corsa) sulle medie distanze e soprattutto la capacità di organizzarsi in maniera articolata con altri individui.
      Ovvio che chi sta alla scrivania tutto il giorno è debole e non possiede tali abilità, ma la razza è capace di predazioni spettacolari.

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    • “Onestamente sono “agnostico” per quanto riguarda la sperimentazione animale. Nel senso che non mi sono mai posto il problema. Probabilmente sarà utile, forse no. Non mi sono documentato abbastanza per esprimere un giudizio il più possibile obiettivo, basato sui fatti.”
      Se hai tempo leggi le FAQ, che spiegano in maniera concisa ma esauriente cos’è la SA.
      https://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/02/14/le-faq-della-sperimentazione-animale/

      “Beh, non mi sembra che qualunque essere umano abbia gli strumenti “naturali” per farlo. Non abbiamo artigli, denti particolarmente “aggressivi”, non abbiamo la forza dei “predatori”. Abbiamo inventato degli “strumenti” per fare una cosa “innaturale”, cioè che va contro la nostra natura di esseri umani, secondo il mio modesto parere.”
      L’uomo non ha artigli, zanne e pelliccia proprio perché ha la capacità di costruire armi per difendersi e cacciare, e quindi sopravvivere. E questa capacità ce l’ha grazie ad un sistema nervoso più sviluppato di quello di tutti gli altri animali. Questo sistema nervoso gliel’ha fornito la natura.

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  11. In alcune cose l’articolo poteva essere scritto meglio ed in termini meno assolutistici. Questo si, ed è un errore abbastanza grave visto che l’argomento di fondo dovrebbe essere “approcciare le cose scientificamente, e non alla cazzo come il 90% dei vegetariani, antispecisti, ecc”

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  12. @Cheyenne Curatola

    Magari altri ti risponderanno in modo più opportuno, ma per intanto ti risponde en passant il sottoscritto.

    Tu affermi che l’ “essere umano [non] abbia gli strumenti “naturali” per [disporre della vita degli animali] […]. Non abbiamo artigli, denti particolarmente “aggressivi”, non abbiamo la forza dei “predatori”. Abbiamo inventato degli “strumenti” per fare una cosa “innaturale”, cioè che va contro la nostra natura di esseri umani, secondo il mio modesto parere. [il leone può sbranare una gazzella]. È la natura del leone, signori! [il leone è forgiato] per quello.
    Purtroppo l’uomo non è capace di farlo usando gli strumenti che la “natura” gli ha messo a disposizione.

    RE: Occhio: Madre Natura ci ha equipaggiato con lo strumento più micidiale, con l’arma più fatale mai apparsa su questa Terra, dall’Alba della Vita, essa sia animale, vegetale, microbica, ecc.
    Madre Natura ha immesso nella nostra scatola cranica un ipertrofico e iperplastico computer molliccio e gelatinoso, incredibilmente potente (se confrontato a quelli in dotazione agli altri animali).
    Ritieni forse il cervello umano un qualcosa di innaturale?

    Tu affermi che “osservando la natura si vede che non c’è una reale supremazia di una specie sull’altra”.

    RE: Occhio, forse addirittura il 97-99% delle specie viventi sono estinte! E la stragrandissima maggioranza, senza alcun interventi dell’Homo sapiens sapiens.
    Alla faccia dell’equilibrio 😦

    Tu affermi che “L’uomo moderno arrogandosi questi diritti di supremazia su tutto il “creato” distrugge, consuma, danneggia la “natura” e lui stesso. Quant’è intelligente l’uomo!!!”

    RE: Occhio: non sprofondiamo nell’autocommiserazione e nell’autosputtanamento. Vi è stato un lungo periodo in cui l’Uomo si autoincensava e si considerava la Creatura con la C maiuscola. Oggi, invece, vi è una esagerata tendenza ad autocolpevolizzarci e autoscreditarci.
    Possiamo – per piacere – tentare invece di considerarci per quello che siamo, senza troppe autoesaltazioni, ma anche senza troppe autodenigrazioni?!
    Siamo certamente una specie che con il suo portentoso computer intracranico “gioca con il fuoco”, ma fino ad oggi è riuscito a più che raddoppiare la propria vita media e a moltiplicarsi in modo strepitoso. Da un punto di vista evoluzionistico siamo un successo senza uguali. Madre Natura sarebbe indubbiamente oltremodo fiera del Suo non ortodosso esperimento!!

    Comunque, in conclusione tu affermi il “dovere di seguire le leggi della natura” ma tieni presente che le leggi di natura sono infinitamente più crudeli delle nostre.

    Ciao

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  13. Pingback: L’antispecismo è l’apoteosi dell’antropocentrismo (seconda parte) | laVoceIdealista

  14. Buongiorno a tutti, scrivo questo post perché penso di poter aggiungere qualcosa di significativo.
    Innanzitutto, una premessa necessaria: sono ASSOLUTAMENTE FAVOREVOLE alla sperimentazione animale. Continuate così!

    Però è necessario fare un po’ di chiarezza sul significato RIGOROSO della parola “antispecismo”.
    Durante gli studi universitari, essendo molto appassionato di filosofia analitica, ho seguito un ciclo di seminari in cui si analizzavano diverse politiche pubbliche di vari governi e si tentava di difenderle/criticarle in discussioni rigorose e razionali.
    In uno di questi seminari mi sono imbattuto (seppur brevemente) nella spinosa questione dei diritti animali, e ho potuto così studiare gli assunti fondamentali dell’antispecismo ad un discreto livello universitario.

    Sulla base di quello che ho imparato, posso dire tre cose:

    (1) La posizione antispecista è compatibile con la sperimentazione animale.
    (2) Gli animalisti non hanno letto nessun testo antispecista, oppure:
    (3) Se l’hanno letto, non l’hanno capito.

    Questo può suonare strano a qualcuno, ma è incredibile come tutti parlino di antispecismo senza avere la più pallida idea di cosa sia.
    La posizione normativa antispecista dice: la ripartizione di diritti e doveri non può avvenire sulla base dell’appartenenza a una specie ma su altre basi. Punto e stop. Quali basi? Questo sta a te, trovale e difendile in un dibattito.
    Per esempio, il criterio di ripartizione mainstream della filosofia analitica è il livello di coscienza: consapevolezza di esistere, capacità di esperire dolore, speranze per il futuro, ecc. L’antispecista dunque dice: una scimmia molto intelligente dovrebbe avere più diritti di un essere umano molto handicappato semi-incosciente, perché la scimmia ha una coscienza maggiore dell’handicappato. (Mi rendo conto che si tratta di una posizione MOOOLTO controversa. NB: Non la sto difendendo! Mi sto solo limitando ad esporla!)

    Quindi questa posizione NON implica che non si possa praticare la sperimentazione animale! Questo è il punto cruciale del mi discorso! Dati questi assunti, sperimentare su 100 topi per salvare 100.000 umani è giustificabile per l’antispecista!

    Da qui a fare i nazi-animalisti e a schierarsi contro la “vivisezione” [sic], c’è un salto logico privo di qualsiasi senso.

    Per questo invito i ricercatori ad incorporare nei loro team di divulgazione anche dei filosofi morali, in modo da battere gli antispecisti sul loro stesso, incoerente terreno. Perché qui è anche di posizioni morali (di giusto e sbagliato) che si parla, non solo di scienza!

    Spero di aver fatto un po’ di chiarezza su queste posizioni filosofiche (e sull’ignoranza filosofica degli animalisti).
    Confido nell’intelligenza dei lettori di questo blog (mediamente molto più alta rispetto ai blog animalari), e soprattutto confido nella loro capacità di leggere lentamente, fare un bel respiro, e rispondere in maniera civile.

    Ciao a tutti

    Ivan

    PS: Se mi fosse concesso dai gestori del blog, scriverei molto volentieri un intero articolo sulla questione.

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