Come funziona la scienza – Capitolo V (editoriale).


Inizio con alcune premesse.

La prima è che questo articolo, a metà esatta della serie di nove che vi avevo promesso, si discosta dagli altri: va visto un po’ come un “editoriale” o un “comment”, perché esprimo delle opinioni, dei punti di vista meramente personali, non necessariamente condivisi dal resto della comunità di AFdSA né dagli altri moderatori.

La seconda è che parlerò, tra le altre, di alcune cose per le quali non sono assolutamente “qualificato”, non più di qualsiasi persona che su argomenti etici e filosofici ha il diritto di avere un’opinione e anche di esprimerla, ma deve dare atto del fatto che questa sua opinione non vale più di quella di qualsiasi casalinga, camionista, agricoltore o netturbino. Ovviamente sono solo degli esempi e rispetto pienamente queste persone e il loro lavoro, anzi: per semplificare mi riferirò a tutti costoro genericamente come alla “casalinga di Voghera”, tanto una mia cara amica lo è (letteralmente) e so che non si offenderà.

La terza, e ultima, premessa è che io sono convintamente e totalmente ateo, pur avendo studiato per molti anni dai Gesuiti, o forse proprio per questo; devo molto ai Gesuiti, in quegli anni credo di aver imparato moltissimo, sia dal punto di vista culturale strettamente inteso che in termini di rispetto delle opinioni diverse. Ma quest’ultima parte l’ho appresa per esempi negativi: mi è stato mostrato cosa non fare per rispettare chi la pensa diversamente da me, e mi sono ripromesso di non seguire mai quell’esempio.

Il tema di questo articolo è il rapporto tra scienza, etica e religione.

Il rapporto tra scienza e qualsiasi religione dovrebbe, a mio avviso (ed è solo un’opinione), essere molto semplice: la scienza non dovrebbe occuparsi né di religione né di etica, e la religione non dovrebbe occuparsi di scienza.

Chiarisco subito: Nel dire che la scienza non dovrebbe occuparsi di religione non intendo affatto dire che uno scienziato debba necessariamente essere ateo; analogamente nel dire che la scienza non dovrebbe occuparsi di etica non intendo affatto che uno scienziato non debba seguire delle regole etiche nelle sue azioni.

Scienziato crudele

Il rapporto tra scienza ed etica.

Gli scienziati sono ovviamente tenuti ad applicare “etica” in ciò che fanno e in come lo fanno, ma il ruolo di uno scienziato è capire la natura e quali strumenti l’uomo può usare per agire su di essa; egli ha ovviamente il dovere di farlo usando a sua volta metodi e strumenti che siano compatibili sia con quello che la società considera accettabile che con quello che egli stesso ritiene “etico”, ma questo si applica alle sue azioni, non all’uso che della conoscenza verrà fatto.

Banalizzando: se io studio il modo di affilare un coltello sono responsabile se lo provo su mio cugino (perché le regole sociali considerano inopportuno accoltellare qualcuno, vieppiù un parente), poi anche se la società non mi impedisce di provarlo su una bistecca nel caso in cui la mia personale etica lo trovasse inaccettabile dovrei anche evitare di provarlo in questo modo; però dopo che io ho trovato il modo perfetto di affilare il coltello non sono certo responsabile del fatto tu lo usi per affettare il vicino di casa invece che una zucchina.

Oltre a questo gli scienziati possono ovviamente avere delle opinioni in materia di etica e su argomenti religiosi come persone e cittadini, e come tali hanno anche il pieno diritto di esprimere queste loro opinioni, ma deve essere chiaro che esse valgono quanto quelle di un agricoltore, di un calzolaio … ok, della casalinga di Voghera.

In buona sostanza a chi ama citare Einstein (di solito decontestualizzando la citazione) uso rispondere citando un altro premio Nobel per la fisica, tale Richard Feynmann, il quale disse “I believe that a scientist looking at nonscientific problems is just as dumb as the next guy — and when he talks about a nonscientific matter, he will sound as naive as anyone untrained in the matter”, e questo si applica anche a uno scienziato che parla di etica o di religione.

È invece dovere della società nel suo insieme fissare delle regole che limitino gli “strumenti” che un ricercatore può usare da un lato, e che limitino l’uso che la società stessa può fare delle conoscenze dall’altro.

In questo dico una cosa che sconvolgerà i più tra coloro i quali seguono la nostra pagina: se un giorno la società ritenesse ingiusto sacrificare la vita di un animale per cercare di curare un essere umano, allora gli scienziati dovrebbero adeguarsi e basta. Purché la domanda che viene posta alla società sia effettivamente questa e purché la volontà del “comune sentire” sia davvero che, di nuovo banalizzando, la vita di un bambino non vale più di quella di un topo. L’importante è che non si faccia una domanda diversa per poi usare così la risposta.

Il Ratto di Proserpina

Il rapporto tra scienza e religione.

Il conflitto tra scienza e religione (uso la parola religione per riferirmi, in una accezione ampia, a tutte le religioni) ha un’origine banale e, se vogliamo, ampiamente superata.

Le religioni tradizionali erano sostanzialmente un insieme di regole sociali, di principi etici e di “miti”, dove spesso i miti erano funzionali a mantenere la credibilità e l’autorità delle istituzioni religiose. Ovviamente i miti vanno facilmente in conflitto con i meri fatti scientifici e da qui viene gran parte della conflittualità storica tra scienza e religione.

Oggi ho l’impressione che le religioni tradizionali siano più elastiche sull’asserire la verità dei miti, diciamocelo: da quando Galileo venne processato è passato un po’ di tempo e sono cambiate molte cose, e le persone di fede ma sane di mente accettano senza dubbio che la terra è rotonda (o quantomeno molto più tonda che piatta, Isaac Asimov ci ha scritto un bellissimo articolo).

Analogamente, tra pensare che l’uomo sia stato creato impastando acqua e fango o che l’evoluzione sia stata guidata da una volontà superiore non mi sembra cambi molto, e infatti che la questione degli impasti sia da intendere come una metafora è una strada che lascia contenti molti cattolici convinti: si chiama teoria dell’Intelligent Design, io non ci credo ma ognuno è libero di pensarla come vuole, e almeno questa teoria non va in aperto contrasto con le evidenze fattuali della biologia.

Non conosco molto bene i “miti” delle altre religioni, ma oso supporre che ogni qual volta un mito si scontra con l’evidenza sia più conveniente, anche per gli stessi ministri di un qualsiasi culto, rinunciare al mito “ad litteram” e mantenere credibilità. Tanto basta per risolvere il presunto conflitto sui miti.

Per il resto una religione, qualsiasi religione, cerca di far valere nella società i suoi principi etici e le sue regole sociali, talvolta in modo assolutamente lecito ed accettabile, talvolta in modo più prepotente e meno rispettoso di chi ha valori diversi, ma questo in ogni caso con la scienza ha poco a che fare. Al più ha a che fare con le persone, scienziati compresi.

miracolo

Le ingerenze della religione sulla scienza.

Uno dei fenomeni più pericolosi, a mio avviso, che coinvolgono scienza e religione, è il tentativo che spesso avviene da parte di ogni religione (ma anche della politica, e in generale delle ideologie) di “distorcere” le verità scientifiche per “estorcere” un consenso o l’adozione di valori e principii non realmente condivisi dalla società.

In questo caso parlando di “religioni” mi riferisco a tutte, da quelle tradizionali a quelle “moderne”, dal cristianesimo ai movimenti new-age, dal musulmanesimo all’animalismo che, nella sua accezione estrema, di religione ha tutte le caratteristiche (e questo in sé non sarebbe un male).

A ben pensarci tra le “religioni moderne” una di quelle più distruttive e socialmente pericolose si chiama, non a caso, Scientology. Non a caso perché Scientology ha raggiunto l’apice nell’uso della pseudoscienza e della manipolazione delle verità scientifiche come mezzo per cooptare adepti e distorcerne la volontà; in verità chi conosce bene Scientology mi dice che essa è tutta lì, questo è il loro “metodo”.

Metodo semplice: siccome non posso convincerti che fare la cosa “X” è moralmente o eticamente inaccettabile e sarebbe meglio fare “Y” (perché lo è secondo i MIEI canoni, ma non secondo il “comune sentire”, o più banalmente perché questo mi conviene farti fare, e a te non piace affatto), allora mi invento che “X” è pericoloso, fa male, avrà conseguenze catastrofiche, o che fare “Y” ti darà vantaggi pratici, ti farà stare meglio, ti renderà più forte, più sano, più felice.

Per corroborare questa teoria m’inventerò una “pseudoscienza” che la sostiene, manipolando la comunicazione, distorcendo i dati con tutti i trucchi che abbiamo visto nei capitoli precedenti e con quelli che vedremo nei successivi, giocando sull’emotività dei messaggi e sulle paure, spacciando correlazioni per rapporti causali, giocando sulle definizioni, cercando pseudoscienziati compiacenti per appellarsi all’autorità: déjà vu? Certo, ma molto prima di quanto immaginate.

Le seghe fanno diventare ciechi.

Questo metodo non l’ha certo inventato Scientology. Restando a “casa nostra”, nel cattolicesimo, non bisogna andare molto indietro nel tempo per ricordare tesi come “la masturbazione rende ciechi”, e in fondo se a dirlo è il parroco che per un ragazzino di 12 anni è “un’autorità” sarà ben vero!

Se qualcuno pensa che queste manipolazioni appartengano solo al parrochetto di campagna degli anni 50 ci si sbaglia di grosso: si trovano a tutt’oggi fonti che si dichiarano “scientifiche” che spacciano le statistiche di rischio delle gravidanze in età avanzata per rischi della fecondazione assistita; si sente anche oggi parlare di “studi” che definiscono l’omosessualità una malattia (magari correlandola, per sostenere la tesi, con alcuni disagi che sono semplicemente l’effetto della non-accettazione sociale); si continua a sostenere che “esistono prove e cartelle cliniche di guarigioni miracolose” mentre i premi del CICAP per chi lo dimostrasse davvero sono ancora lì ad aspettare; eccetera.

Ovviamente queste falsificazioni scientifiche, tra le religioni tradizionali, non sono una prerogativa del mondo cattolico: ad esempio non è di molto tempo fa la tesi sostenuta in alcuni paesi musulmani che “guidare l’auto fa male alle donne e le rende sterili”. Tesi sostenuta, come sempre, partendo da una briciola di verità: è assolutamente vero che nei giorni in cui l’embrione sta impiantandosi guidare l’auto può creare delle difficoltà d’impianto, ma molto meno di quante ne crea il salire le scale o lavare il pavimento.

In questo credo che la scienza non dovrebbe avere alcuna tolleranza: la scienza si occupa di fatti, i fatti sono fatti e non cambiano in base all’opinione o al punto di vista, chi manipola la scienza per supportare un’opinione non è mai uno scienziato: è un cialtrone e un truffatore.

Qualunque sia l’opinione. Fosse anche l’opinione più giusta del mondo o anche se diventasse, un giorno, opinione comune della società.

Il “potenziale” conflitto d’interessi.

I ricercatori sono esseri umani, come tali hanno delle opinioni, delle ideologie, e tutta una serie di limiti e paturnie come qualsiasi essere umano. Hanno anche “interessi” al di fuori della scienza.

Dovete sapere che se io pubblicassi uno studio sugli effetti collaterali di un farmaco, e mia moglie fosse l’amministratore delegato dell’azienda che produce quel farmaco, avrei il dovere di segnalare all’editor della rivista questa cosa.

Sia chiaro: questo non vuol dire che non potrei fare quello studio e pubblicare il risultato. Vuol dire che avrei il dovere di informare l’editor e i reviewer, e che questa cosa sarebbe scritta a chiare lettere nell’articolo, questo (traduco all’impronta dalle policy di un grosso editore scientifico) “per consentire al lettore di valutare criticamente lo studio”.

Sembra una sciocchezza, in fondo si può abbastanza facilmente dichiarare il falso. Tuttavia questa cosa non è affatto banale: dichiarare il falso è una cosa che prima o poi emerge, e questo è un motivo più che sufficiente per convincere un editor a “ritirare” un articolo “de imperio”, cosa che costituisce un supremo sputtanamento per qualsiasi scienziato.

È quello che è successo a un tizio di nome Seralini, che pubblicò uno studio in cui sosteneva che il mais OGM era cancerogeno: al di la di vari errori statistici si dimenticò di dichiarare che era finanziato da grosse catene di distribuzione di prodotti alimentari che vantavano il marchio “OGM free”.

Il problema è che questo non si applica ai conflitti d’interesse di tipo ideologico, cosa non marginale se ricordiamo che in fondo tra le cose che una persona è disposta a fare per ragioni economiche non c’è il farsi ammazzare o distruggere la propria posizione sociale e credibilità, mentre queste cose sono all’ordine del giorno per motivi ideologici o religiosi.

Dovete sapere che c’è un movimento di opinione che sta spingendo l’idea che nel dichiarare i conflitti d’interessi di un autore ci sia anche l’obbligo di esplicitare se si è stati attivisti di movimenti religiosi, di associazioni animaliste e così via.

Non dico che un prete non possa compiere uno studio corretto e credibile sulle malattie sessualmente trasmissibili, anzi è molto probabile che avvenga; non dico che un biologo della LAV un giorno non possa arrivare a pubblicare un articolo scientifico in una rivista scientifica con peer review (ok, questo è meno probabile, diciamocelo): ma quando leggerò quell’articolo voglio saperlo, per “valutare criticamente lo studio”.

Ma torniamo alle opinioni e ai valori etici.

bambina

La vita di un topo conta quanto quella di un bambino.

Io, in tutta franchezza, posso accettare che ci sia chi pensa che la vita di un animale conti quanto quella di un essere umano, come posso accettare che ci sia chi considera un omosessuale l’incarnazione del suo demonio, che le donne esistano per stare in casa a cucinare, che debba essere un qualche Dio a decidere se e quando qualcuno deve nascere, eccetera.

Il fatto che io accetti che qualcuno possa pensarla così non cambia il fatto che considero queste idee delle cazzate, che farò tutto quanto posso perché la maggioranza delle persone continui a sua volta a considerarle delle cazzate, e perché queste idee restino solo bislacche convinzioni di qualcuno e non diventino mai “regole sociali” o peggio legge, finendo per venirmi imposte.

Però credo che questo sia lecito (e doveroso) farlo come persona, non con l’etichetta di “ricercatore”, perché per contrastare o supportare un’idea o un valore etico nemmeno l’avere preso un premio Nobel per la medicina o la fisica mi renderebbe più qualificato della casalinga di Voghera.

Ecco perché penso che il nostro ruolo, e quello dei nostri “cugini per bene” di Pro-Test, non sia tanto di occuparci dei problemi “etici”, ossia della volontà della società di utilizzare la Sperimentazione Animale o meno. Il nostro ruolo è soprattutto occuparci di smantellare quelle teorie pseudoscientifiche che cercano di ingannare la casalinga di Voghera offrendole una facile via di uscita al dilemma emotivo: “possiamo salvare il bambino senza sacrificare il topo”. Peccato sia una menzogna.

Ciò di cui mi occupo come uomo di scienza è spiegare che è una menzogna. Non altro. (Ok, anche di prendere un po’ per le fondella questi pseudoscienziati e chi gli va dietro, diciamocelo: ci si diverte pure). Invece con coloro i quali sostengono di essere contro la Sperimentazione Animale per motivi etici, anche se è necessaria e anche quando non esistono alternative, io non ci discuto nemmeno.

Vadano a spiegare alla casalinga di Voghera che se sua figlia ha una malattia genetica può anche morire purché si salvino gli zebrafish dei laboratori, vadano a dirle che se prende un farmaco in gravidanza deve accettare il rischio che suo figlio nasca deforme perché non è giusto maltrattare dei poveri coniglietti, vadano a dirle che se prendesse un tumore dovrà tenerselo per il benessere di dei poveri ratti.

Non è certo stupida: ci penserà lei a indicare loro la strada per trovare il campo di cavoli, invece del bagno, e a invitarli a spargere per il mondo materia migliore delle loro “opinioni”.

soldato che defeca

 

Il dovere di informare.

La casalinga di Voghera non è stupida ma a volte non ha gli strumenti per distinguere la verità dalle bugie di chi s’improvvisa pseudoscienziato, ecco perché la scienza ha un dovere preciso in ambito sociale: darle questi strumenti.

Le regole del gioco sono tutte qui: noi possiamo limitarci a esporre i fatti, a far capire quante persone moriranno di cancro se si fanno centrali elettriche a carbone e quali sono i rischi se si fanno centrali nucleari, a spiegare qual è l’entità dei rischi degli OGM e quali sono i vantaggi, a raccontare come sarà il mondo fra 100 anni se continueremo tutti a usare l’auto quando potremmo usare il tram e quali sono le alternative, a raccontare cos’è davvero la Sperimentazione Animale e perché è necessaria. Punto. La scelta spetta a lei, alla casalinga di Voghera. L’importante è che decida sulla base di fatti reali e non di slogan e falsità.

Quello che considero il più grosso successo della nostra comunità è apprendere che tra i nostri fan ci sono casalinghe, baristi, maniscalchi, muratori, …, eccetera. Questo è il grande successo di AFdSA, non che ci siano gli studenti di biologia e medicina, quello lo darei per scontato.

La prossima volta che in un confronto ci sarà uno pseudoscienziato che parla di cose che non conosce in ambito scientifico a sostenere le posizioni contrarie alla ricerca, va benissimo che ci sia qualcuno dei ragazzi di Pro-Test a mostrare che si tratta di un cialtrone e un truffatore (magari con la possibilità di fare davvero un dibattito, così, in via del tutto eccezionale… ).

Ma se ci sarà lì di fianco un validissimo neurologo clinico che si propone come guru di movimenti antispecisti, un signor oncologo di fama che firma manifesti per i diritti animali insieme alla Brambilla, un astronomo frustrato e fallito o anche un Nobel per la fisica che sostiene con forbita dialettica il diritto di autodeterminazione delle galline, ebbene tutti questi fuori dal loro campo sono, come diceva Feynmann “as dumb as the next guy”.

In quel caso vorrei tanto che fosse “the next guy”, la casalinga di Voghera, il muratore, l’operatore ecologico, a spiegar loro con capacità di sintesi e minimalismo retorico qual’è il sentire comune su chi è più importante tra una bambina con la sindrome di Rett e un topo. Con una parola, un sola, perché se “Mussolini ha scritto anche poesie”, va riconosciuto che sia Grillo che Masini almeno una volta una parola giusta l’hanno usata: vaffanculo.

[RV]

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13 thoughts on “Come funziona la scienza – Capitolo V (editoriale).

  1. è ormai un malcostume diffuso quello di voler convincere la gente di proprie idee (spesso assurde) cercando di farle passare per “scienza”.
    La parola “scienza” tappa la bocca a molte casalinghe di Voghera, che non hanno le conoscenze scientifiche per controbattere, e alle quali va spiegato con chiarezza che quella non è scienza ma propaganda.
    Più volte mi hanno proposto “studi” o risultati di presunti studi, o libri interi, che ho spesso demolito (tanto che spesso chi li aveva presenatti li ha cancellati, essendo divenuta insostenibile la loro posizione). Un esempio è stato il “discorso più bello che mai abbiamo sentito”, di Gary Yourogsky (o un titolo del genere), che demolii completamente, o il libro dei melariani, che dimostrai un tale cumulo di sciocchezze che non ci fu bisogno di completare l’analisi, essendo ormai ben chiaro a tutti che fosse un cumulo di affermazioni apodittiche senza fondamento scientifico alcuno e falsità.
    Ma non tutti accettano un discorso scientifico, perché spesso queste posizioni si reggono su una convinzione che nasce nel “cuore” e cioè nella parte del cervello – più antica – che è sede di istinti e sentimenti. La parte razionale è più recente, e in molti individui risulta completamente soggiogata dalla parte sentimentale, per cui usano il cervello (non è vero che siano scemi… dicono scemenze…ed è una cosa molto diversa) come mezzo per avere ragione ad ogni costo.
    “Vogliono” avere ragione, e usano il cervello a quel solo scopo, finendo per dire cose sconclusionate ed assurde.
    Tipico degli animalari.
    Il cuore è un argomentoi molto convioncente, di cui non tutti si rendono conto della pericolosità.
    “Vai dove ti porta il cuore”…bello, romantico
    ma
    l’amante deluso che ha ucciso la sua ex fidanzata, e poi si è ucciso pure lui, l’ha fatto perché ha seguito il “cuore”. Se avesse aspettato qualche anno, di quella ragazza non gli sarebbe potuto fregar di meno, evitando di uccidere lei e sé stesso…
    il fanatico religioso, o di qualsiasi altra idea, che uccide e fa stragi, lo fa seguendo il “cuore”, e di questi cuori ne vediamo a migliaia darsi la morte per dare la morte a altri, innocenti.
    Non voglio dire che non si debba ascoltare il cuore… ma che il cuore sa essere un diabolico e crudelissimo tiranno, e se ama senza limiti, odia pure senza limiti.
    Tanto da augurare la morte ad esseri umani innocenti per salvare animali assai dannosi, come i topi, che comunque devono essere sottoposti a derattizzazione.
    Secondo me.

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  2. Condivido tutto.

    Ciao
    Aristarco

    P.S. È scritto:
    “Dovete sapere che c’è un movimento di opinione che sta spingendo l’idea che nel dichiarare i conflitti d’interessi di un autore ci sia anche l’obbligo di esplicitare se si è stati attivisti di movimenti religiosi, di associazioni animaliste e così via.”
    RE: si potrebbe ricevere cortesemente qualche indicazione aggiuntiva!??
    Sono anni che – in modo del tutto isolato e senza alcun riscontro da nessuna parte – penso che nelle dichiarazioni di conflitto di interessi si debbano specificare anche appartenenze a gruppi particolari, anche se a titolo gratuito.

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      • Grazie per l’attenzione.
        Comunque devo ammettere che il mio interesse è anche al di là della questione in senso stretto della sperimentazione animale.
        Come accenna anche ganavion, vi sono – ad esempio – fanatici che, in nome dei loro auto-convincimenti, si fanno saltare in aria. E queste persone che si fanno esplodere, non lo fanno per denaro.
        In qualche modo ritengo che la scelta di appartenere a un gruppo di pressione possa – in linea di principio – ingenerare potenziali distorsioni.
        Questo è valido in ogni ambito e per ogni posizione, sia anti-scientifica che pro-scientifica. Io – in altre parole – apprezzerei che ogni intervento sia accompagnato da un autoattestato di conflitto di interessi (coi) in senso lato, in cui sia riportato sia il proprio coi economico che quello non economico.
        Ad esempio, se trovo un medico che mi sparla contro l’emotrasfusione, sono interessato a sapere se è un chirurgo che ha una clinica privata che garantisce l’esecuzione di interventi chirurgici secondo i criteri della bloodless surgery, ma mi interessa ancor più sapere se è un Testimone di Geova. Poi ascolterò comunque con attenzione le Sue argomentazioni, però mi piacerebbe sapere se è o non è un adepto della Torre di Guardia.

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  3. Sul nuovo Focus un excursus tra le molteplici connessioni tra mente e stomaco, e i suggerimenti per riconoscere (e prevenire) i vari disturbi dell’apparato digestivo, dall’ulcera alla psiconevrosi, con i consigli per curarli al meglio.

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  4. 1) Perché non è nell’elenco di “Tutti i nostri articoli”?
    2) Quella citazione di Feynmann non mi convince molto: secondo me chi si occupa di ricerca scientifica ha una mentalità vincente anche in altri ambiti. Se il politico X denuncia “il governo ha dato 7 miliardi alle banche” io, pur incompetente in materia, cerco di vedere cosa ne dicono commentatori indipendenti, di attenermi ai fatti; qualcun altro invece cercherà di formulare un giudizio basandosi su qualche tifoseria ideologica.
    Non ci credo mica tanto che esistano quel validissimo neurologo clinico, quell’oncologo di fama, quel Nobel per la fisica che propagandano fuffa. E’ vero, c’è Zichichi che pensa che la teoria dell’evoluzione sia sbagliata, ma quanti sono i fisici che la pensano come lui?

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    • 1) L’elenco lo aggiorniamo “ogni tanto”
      2) Lo ha detto nel discorso “The Value of science”, Puoi sentire l’audio originale qui, al minuto 1:05: http://www.youtube.com/watch?v=kbh_6tQ6nm8 . Tanto è per la fonte della citazione (che se senti il discorso non è per niente decontestualizzata, parla proprio dell’opinione degli scienziati sui problemi di rilevanza sociale). Io la condivido, ma questa è solo la mia opinione.
      3) Non propagandano fuffa dal punto di vista scientifico (non hanno mai sostenuti che la SA non funzioni, non sia utile o non sia necessaria), propagandano idee personali su valori etici che valgono quanto quelle di chiunque altro. Il Nobel era una figura retorica, i primi due esistono: Massimo Filippi e Umberto Veronesi. Esiste anche l’astronomo frustrato e fallito ma… di quello devi trovarti il nome da solo perché il mio penalista è piuttosto impegnato in questo periodo 🙂
      [RV]

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      • Ah no, intendevo solo dire che non sono d’accordo sul concetto, non che la citazione fosse un falso. Ma una cosa sono i temi etici, altro sono visioni del mondo in cui un’interpretazione adeguata della realtà è essenziale (la politica, per dirne una). In questi ambiti io credo che chi è dotato di una formazione scientifica goda di un vantaggio nel dipanare una matassa di voci contraddittorie.
        In ogni caso complimenti per questa serie di contributi. Ne abbiamo davvero bisogno 😉

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      • Capisco il tuo punto, ma da ricercatore e uomo di scienza no, non penso che la mia opinione valga di più. Ed è solo la mia opinione sul valore della mia opinione 🙂
        Grazie a te e a tutti coloro i quali mi/ci seguono!
        [RV]

        Mi piace

  5. Pingback: Tutti i nostri Articoli | In Difesa della Sperimentazione Animale

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