La Litania delle Reazioni Avverse

Robert Edwin Herzstein, docente di storia all’università di New York, pubblicò nel 1987 un saggio intitolato The war that Hitler won: The most infamous propaganda campaign in history, una dissertazione sulle tecniche di condizionamento di massa che permisero l’ascesa del Nazismo. Il libro riporta documenti storici tra cui un’interessante estratto del diario di Joseph Goebbels (ideatore della propaganda nazista), il seguente:

L’uomo comune solitamente è molto più primitivo di quanto immaginiamo. La Propaganda, di conseguenza, deve essere sempre essenzialmente semplice e ripetitiva. Nel lungo periodo riuscirà a conseguire grandi risultati nell’influenzare l’opinione pubblica solo l’individuo che riuscirà a ridurre i problemi nei termini più semplici e che avrà il coraggio di continuare a ripetere in questa forma semplificata nonostante le obiezioni degli intellettuali.
Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. La propaganda è un’arte, non importa se questa racconti la verità.

L’odierna propaganda animalista è costruita esattamente su questi criteri.

Le caratteristiche di semplicismo e ripetitività ricorrono ad esempio nella mistificazione che attribuisce alla sperimentazione animale la causa delle reazioni avverse dei farmaci.

Litania Reazioni Avverse - 01

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Ammettiamo che i dati forniti (malgrado contraddittori) siano esatti (il ché ne dubito).

Come stanno realmente le cose? La realtà è molto più complessa di quanto semplicisticamente rappresentata dagli animalisti.

Nell’ambito della ricerca farmaceutica si distinguono tappe progressive: si inizia con i software di simulazione, si passa alla fase in Vitro (metodi che gli animalisti indicano come sostitutivi ma che in realtà sono complementari già largamente impiegati), si prosegue con i test sugli animali e si giunge all’ultima fase condotta su volontari umani. Una volta commercializzato, il farmaco è sottoposto ad indagini epidemiologiche sui consumatori, la cosiddetta farmacovigilanza.

Dunque i farmaci non vengono commercializzati se prima non superano la fase clinica, condotta su pazienti umani. Pertanto, quando un farmaco viene ritirato dal mercato, ad aver “fallito” sono anche i software di simulazione e le colture in Vitro (i “metodi alternativi”) ed ha “fallito” persino la sperimentazione umana.

Ad essere precisi non è nemmeno corretto definirlo “fallimento” giacché le reazioni avverse sono inevitabili in quanto i sistemi biologici sono estremamente complessi, ragion per cui i biologi possono esprimersi solo in termini probabilistici: possono affermare «questo farmaco è sufficientemente sicuro da essere commercializzato», ma dato che lo testano su un campione ridotto, di (es.) 100 uomini, possono non verificarsi gli effetti che compaiono nella popolazione in (es.) 1 caso ogni 10.000. Il limite del processo sperimentale dipende dunque dalla dimensione del campione, data l’enormità di variabili che presentano gli organismi complessi.

Se gli animalisti hanno una soluzione a questo problema… cosa aspettano a proporla?!
La loro proposta, ormai la conosciamo, è di sostituire la sperimentazione animale con i leggendari “metodi alternativi”, e dato che tali metodi sono, come detto, già ampiamente utilizzati, in concreto propongono di togliere un passaggio, quello sugli animali, ovvero invocano maggior sicurezza chiedono di rimuovere un’importante precauzione… logico, non è vero?


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PS: Goebbels sarebbe stato probabilmente orgoglioso nell’apprendere che i suoi insegnamenti circa le tecniche propagandistiche sarebbero stati messi a frutto a 70 anni dalla sua morte.


Addendum

Analizzando caso per caso, scopriamo che gli animalisti non sanno (o non vogliono sapere) distinguere nemmeno tra ritiro di “farmaco” e ritiro di “lotto”.

Il ritiro del lotto concerne la produzione di pezzi difettosi avvenuta accidentalmente in un determinato momento del processo produttivo, non riguarda dunque la validità della formula del farmaco. Si tratta di un’eventualità che può verificarsi per qualunque prodotto o merce e non soltanto per i farmaci: vestiti, elettrodomestici, la fabbricazione di alcuni pezzi non conformi al progetto non inficia il modello.

Un episodio avvenuto nell’Ottobre del 2012: la notizia di certi vaccini ritirati dal mercato diventò virale sulle pagine animaliste, le quali la sfruttarono come prova della pericolosità della sperimentazione animale. Approfondendo, il ritiro coinvolse soltanto alcuni lotti, come spiegammo nell’articolo Vaccini Novartis ritirati: colpa della Sperimentazione Animale?

Attualmente, una pagina animalista sta diffondendo la notizia di alcuni farmaci ritirati, cogliendo ovviamente l’opportunità di strumentalizzarla additando la responsabilità alla sperimentazione animale. Non vogliamo pronunciarci in merito a tale ritiro senza i dovuti approfondimenti (per i quali rimandiamo al sito dell’AIFA), ma basandoci esclusivamente da quanto riportato da suddetta pagina, si tratterebbe di singoli lotti: lo confessano senza rendersi conto che ciò smentisce le loro accuse.


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