Il capitale della LAV


La LAV non conosce crisi. Nonostante l’economia sia sempre più in affanno, gli italiani sono stati, nel 2013, molto generosi con l’associazione che si dovrebbe occupare della tutela degli animali. E’ ciò che balza all’occhio dando uno sguardo al bilancio 2013, che la LAV è costretta a pubblicare.

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Dal documento, molto scarno –Greenpeace per esempio ne redige uno molto più dettagliato- si nota subito l’impennata nella raccolta fondi: da circa 3,2 a 6,8 milioni di euro, spinte in larga parta dalla crescita di donazioni e lasciti in favore della Onlus, che passano da poco più di 61mila euro nel 2012 alla stratosferica cifra di 3.439.789 euro dell’anno scorso.

Aldilà del fatto che questi sono i numeri di un’azienda di piccole dimensioni, conta ovviamente come i soldi raccolti vengono spesi.
Dal rendiconto della gestione si vede immediatamente che i costi crescono (+30%), ma molto meno di quanto lo hanno fatto le entrate (+111%). Puntualmente infatti il risultato della gestione (le Onlus non fanno “utili”) schizza a quasi 3,5 milioni dai 631mila euro dell’anno 2012.
Merita sottolineare che circa mezzo milione di euro è usato per pagare del personale.
Insomma, non sono tutti volontari nell’associazione.

Se crescono le entrate e le uscite non tengono il passo, vuol dire che è la cassa ad aumentare, visto che ovviamente una Onlus non distribuisce utili tramite dividendi. E allora spostiamoci nello stato patrimoniale. Nessuna sorpresa: le “disponibilità liquide” più che raddoppiano.
Dai già ragguardevoli 2 milioni abbondanti del 2012 ai 4,3 del 2013. Fermiamoci un attimo. Attivo e passivo pareggiano a 8,2 milioni (non male!). Ciò vuol dire che la LAV detiene sotto forma di liquidità metà del suo attivo! Si potrebbe pensare che hanno molti più soldi di quelli che gli servono per condurre le loro attività istituzionali. Altrimenti non si spiega (la LAV non lo fa) perché tenere in cassa quella montagna di denaro, senza di fatto impiegarla o donarla ad altri enti no profit. Ma allora, perché continuare ad accettare donazioni?
La richiesta di donazioni continua, per portare un esempio:
http://www.lav.it/cosa-facciamo/animali-e-spettacoli/circo-martin-liberi

Altre voci del bilancio meritano attenzione. Le immobilizzazioni materiali crescono di circa 800mila euro, grazie all’investimento in terreni e fabbricati. All’interno di questa voce possono esserci nuove sedi di rappresentanza.

Ci vorrebbe un documento aggiuntivo che spacchetti la voce.
Sul sito, però, la nota illustrativa, il documento che spiega a parole e più nel dettaglio cosa si nasconde nelle voci di bilancio e come si sono formate, non c’è.
Sul sito sono reperibili solo gli schemi di stato patrimoniale e del rendiconto della gestione.

Spostandoci nell’attivo vediamo che anche la voce “attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazione” cresce parecchio. Cosa c’è qui dentro? Titoli finanziari appunto, detenuti per tempi che si prevedono brevi, per farla semplice. Attività curiosa per una Onlus che ha il compito statutario di tutelare gli animali. Ma d’altronde, se si ha tutta quella cassa, bisogna farla rendere, almeno in parte.
Ed infatti i proventi finanziari passano da 673 a 21233 euro in un anno. Ma chi dona alla LAV sa che questa, in parte, usa i soldi ricevuti per investimenti finanziari? E come opera le sue scelte di investimento? Secondo che criteri etici e di rischio/rendimento?
La straordinaria capacità di generare cassa dell’associazione è testimoniata da un ulteriore indizio. Non solo la liquidità è cresciuta, ma l’indebitamento della Onlus si è ridotto di un terzo, da 1,2 a 0,8 milioni. E ridurre il proprio indebitamento determina un deflusso di fondi, come è noto. Ma non è un problema se letteralmente navighi nell’oro.
E’ spontaneo infine chiedersi quante aziende in questo periodo possano vantare una simile posizione finanziaria. Pochissime.
E’ evidente che la raccolta fondi a mezzo di immagini raffiguranti animali maltrattati, spesso decontestualizzate o erroneamente attribuite, ed il cavalcare la pancia della gente con battaglie magari senza alcun fondamento scientifico e razionale, tiri come nient’altro in questo paese e di questi tempi. Non sarebbe più corretto, specie durante questi anni di crisi che hanno messo a dura prova i bilanci di molte famiglie, quando ci si accorge che le donazioni sono incredibilmente più elevate del previsto, dire ai propri sostenitori “No grazie, teneteli voi i vostri soldi. Noi per il momento siamo a posto.

[EG]

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