La Lista dei “50 Disastri” della Sperimentazione Animale


Visto che molte volte mi è stata propinata questa lista di presunti disastri della sperimentazione animale e visto che ho un po’ di tempo libero a disposizione, ho deciso di analizzare il contenuto, frase per frase, per verificare se si tratta di bufale o meno.


1. Il benzene non venne ritirato dal mercato, e si è continuato a utilizzarlo come componente chimico industriale nonostante prove cliniche ed epidemiologiche avessero dimostrato che l’esposizione ad esso provoca la leucemia negli esseri umani, perché esperimenti finanziati dai produttori non sono riusciti a riprodurre la leucemia nei topi. [1] Lancet, June 25 1977, pp1348-9.

L’articolo citato a prova di questa affermazione tratta di tutt’altro rispetto al benzene, e cioè di “cosmetic talk powder” ovvero di polvere di talco, una sostanza nota per avere un potenziale proinfiammatorio (fibrosi polmonare) e in alcuni casi pro-cancerogena (tumore polmonare) quando contaminata da amianto o silice, cosa che può accadere nel talco commerciale. Per quanto riguarda la questione dei topi e del benzene, questo non viene dimostrato da nessuno studio citato dalla lista, mentre su Pubmed possiamo tranquillamente trovare articoli o abstract come questo, dal quale emerge che l’unica lieve differenza è che, mentre nell’uomo tipicamente l’intossicazione da benzene può dare neoplasie ematologiche, nel topo può dare più spesso neoplasie in altre sedi (probabilmente per via di alcune differenze nella linea emopoietica umana rispetto a quella murina).


2. Fumare veniva considerato non cancerogeno in quanto il cancro causato dal fumo è difficile da riprodurre in animali da laboratorio. Di conseguenza in molti continuarono a fumare e morire di cancro. [2] N. Sax, Cancer-causing Chemicals, Van Nostrand 1981.

Lasciando stare la fonte, irreperibile come molte altre fonti di questa lista, testare gli effetti del fumo nell’animale è difficile in quanto, a differenza dell’uomo dove il fumare è un’azione volontaria, questa non lo è nell’animale. Nell’animale possiamo dimostrare irritazione delle vie aeree e manifestazioni infiammatorie facilmente ma in quanto ad uso cronico il discorso si complica. Quindi il difetto non sta nella possibilità di dimostrare la correlazione fumo/malattia negli animali ma nei metodi e nelle tecniche usate per farlo. Per chi volesse informarsi ecco un documento interessante sullo studio della correlazione tra fumo e cancerogenesi negli animali.


3. Esperimenti effettuati su ratti, criceti, cavie, topi, scimmie e babbuini non rilevarono alcun legame tra fibra di vetro e cancro. Non fino al 1991 quando, grazie a studi compiuti su esseri umani, l’OSHA lo classificò come cancerogeno. [3] The Guardian, July 20 1991; [4] Occupational Lung Disorders, Butterworth 1982; [5] Toxicology and Industrial Health, 1990, vol.6, pp293-307.

Per chi non lo sapesse l’OSHA è un’ente statale americano che si occupa della sicurezza e della salute in campo lavorativo, che quindi non si occupa di stabilire se una sostanza sia o non sia cancerogena ma solo di redigere e far rispettare le norme in campo di sicurezza sul lavoro; un esempio di ente internazionale che ha potere decisionale sulla cancerogenicità o meno di una sostanza è l’IARC (International Agency for Research on Cancer), ente su cui peraltro si basa l’OSHA, che nelle sue monografie riporta chiaramente come esista un collegamento tra l’inalazione di fibra di vetro e tumori polmonari anche nei modelli animali. All’interno della monografia 100c, precisamente nella parte riguardante la polvere di silice (componente importante delle fibre di vetro) sono riportati gli studi sull’inalazione di polvere di silice nelle cavie.


4. Nonostante l’arsenico sia considerato cancerogeno per gli esseri umani già da decenni, gli scienziati hanno trovato pochissime prove negli animali a supporto di questa conclusione fino al 1977. [6] J. Nat. Cancer Inst., 1969, vol.42, pp1045-52. Questa è stata la posizione ufficialmente accettata finché non fu possibile alla fine riprodurre il cancro negli animali. [7] Br. J. Cancer, 1947, vol.1, pp192-251; [8] Advances in Modern Toxicology, vol.2, Wiley, 1977; [9] J. Nat. Cancer Inst, 1962, vol.5, p459.

Questo punto ha un ché di comico se si analizzano solamente le fonti: andiamo ad analizzare per esempio la prima fonte [6 : J. Nat. Cancer Inst., 1969, vol.42, pp1045-52 ], che andando a cercare in Pubmed risulta essere uno studio occupazionale tra l’Arsenico e i tumori respiratori, è datata 1969 mentre tra le successive fonti [ 7 : Br. J. Cancer, 1947, vol.1, pp192-251 ; 8 : Advances in Modern Toxicology, vol.2, Wiley, 1977 ; 9 : J. Nat. Cancer Inst, 1962, vol.5, p459 ], che dovrebbero dimostrare quando fu possibile riprodurre il cancro negli animali secondo la descrizione del punto, due sono datate 1962 e 1947 (precedenti quindi allo studio [7], che invaliderebbero quindi l’affermazione iniziale) e in particolare la fonte del 1962 è irreperibile (non esiste alcun volume 5 pubblicato in quell’anno dalla rivista in questione) così come la fonte [8] che non si riferisce ad uno studio ma ad un libro. Lasciando da parte la questione delle fonti e analizzando quindi solo ciò che dice la frase, non si evince che sia stato impossibile verificare la cancerogenicità dell’arsenico negli animali ma solo che questo è stato possibile successivamente, senza specificare se ci sia stato un errore di ipotesi o di metodo degli studi fatti per ricercare questa correlazione, differenza non di secondo piano.


5. Molti esseri umani hanno continuato ad essere esposti all’amianto ed a morire perché gli scienziati non riuscivano riprodurre il cancro negli animali in laboratorio.

Frase senza alcuna fonte a supporto della sua veridicità, mentre se andiamo sempre sul sito dell’IARC e cercando sulla monografia 100c, possiamo vedere come esistano studi (anche datati 1974) che correlano lo sviluppo di cancro con l’esposizione all’asbesto, in particolare nella sezione sull’inalazione.


6. Lo sviluppo di pacemakers e valvole cardiache è stato ritardato a causa delle differenze fisiologiche tra gli animali, sui quali furono progettati, e gli esseri umani cui erano destinati.

Asserzione prima di fonti ed errata, anche stavolta, per la confusione che la frase fa tra modificazione tecnica o modificazione sostanziale del presidio: in poche parole, nel caso del pacemaker, il concetto di base funziona (utilizzare un apparecchio esterno per poter controllare la funzione cardiaca in pazienti con aritmie o patologie cardiache tali da compromettere il sistema di conduzione dell’impulso cardiaco) ma ovviamente la macchina deve essere tarata per poter funzionare nell’uomo (con voltaggi adeguati e ritmi diversi, oltre che ai diversi algoritmi per poter funzionare in situazioni particolari, quali ritmi patologici); ma questa taratura non indica un fallimento del concetto di base (un po’ come mettersi una cintura: il concetto di base è tenere su i pantaloni ma ognuno ha la propria misura della vita, che si può aggiustare tramite l’uso dei buchi).


7. Modelli animali di malattie cardiache non sono riusciti a dimostrare che una dieta ricca di grassi e colesterolo aumenta il rischio di malattie coronariche ed arteriose. Invece di cambiare le proprie abitudini alimentari per prevenire questi disturbi, la gente ha continuato il proprio stile di vita con un falso senso di sicurezza.

Anche questa asserzione è sbagliata e priva di fonti. Fin dal 1960 infatti si utilizzano i modelli animali per lo studio della malattia aterosclerotica (alla base di malattie cardiovascolari e coronariche) e la sua correlazione con una dieta ricca di grassi, con risultati più o meno eclatanti ovviamente (mentre i topi si dimostravano deboli come modelli, fino all’introduzione del topo knock-out per l’apoproteina E, i maiali si sono dimostrati migliori come modelli con il solo inconveniente della loro gestione per un laboratorio); consiglio la lettura di questo documento interessante sulla storia dello sviluppo del modello animale per la malattia aterosclerotica; per quanto riguarda la correlazione tra dieta ricca di grassi e colesterolo e l’aumento di rischio di malattie coronariche ed arteriose, oltre alle evidenze del modello animale, ci si è basati sull’Evidence Based Medicine e sugli studi epidemiologici per dimostrare questa correlazione.


8. I pazienti ricevevano farmaci dannosi od inefficaci a causa di modelli animali di ictus.

Asserzione priva di fonti. Esempio di come una frase decontestualizzata possa essere sfruttata per far valere una posizione: non si indicano né i farmaci implicati, né i dosaggi di questi misteriosi farmaci o altri dettagli per poter risalire all’origine di questa affermazione.


9. Studi sugli animali avevano previsto che i beta-bloccanti non avrebbero abbassato la pressione sanguigna. Come conseguenza di ciò il loro sviluppo fu bloccato. [10] D. Fitzgerald, The Development of New Cardiovascular Drugs in Recent Developments in Cardiovascular Drugs, eds. Coltart and Jewitt, Churchill, Livingstone, 1981; [11] Perspectives in Biology and Medicine, 1980 Part 2, S9-S24; [12] Pharmacy International, Feb. 1986; pp33-37. Persino i ricercatori che praticano esperimenti su animali hanno dovuto ammettere il fallimento di modelli animali di ipertensione al riguardo, ma nel frattempo ci sono state migliaia di vittime di ictus.

A parte il solito discorso sulle fonti, e cioè che sono irreperibili e spesso datate, questa affermazione si scontra con la realtà della clinica veterinaria dove beta-bloccanti come l’atenololo vengono utilizzati per curare l’ipertensione negli animali e chiunque lo può verificare semplicemente anche andando su questa pagina di Wikipedia o chiedendo al proprio veterinario. Un altro dettaglio, che la frase finale ad effetto sulle migliaia di vittime di ictus omette di dire, è che esistono altri presidi farmaceutici oltre ai beta bloccanti e che questi spesso non sono la prima scelta nella terapia dell’ipertensione (abbiamo i diuretici, gli ACE inibitori e i sartani mentre i beta bloccanti si usano in caso di ipertensione lieve e moderata, soprattutto nelle sindromi iperdinamiche con coinvolgimento cardiaco, e spesso vengono dati in associazione con i diuretici), quindi la conclusione che a causa del presunto ritardo di sviluppo dei beta bloccanti ci siano state migliaia di vittime (senza peraltro alcun dato numerico a favore dell’affermazione) è falso e puramente propagandistico.


10. I chirurghi ritenevano di aver perfezionato la cheratotomia radiale, un tipo di chirurgia che permette di migliorare la vista senza l’ausilio degli occhiali, sui conigli, ma la procedura ha reso ciechi i primi pazienti umani (la cornea del coniglio è in grado di rigenerarsi nella parte inferiore mentre quella umana solo in superficie). L’intervento chirurgico viene oggi praticato solo sulla superficie.

Altra affermazione falsa senza alcuna fonte a dimostrazione: il più antico riferimento ad esperimenti sui conigli riguarda un medico olandese nel 1869 circa (un periodo in cui la medicina era appena agli albori, dove non si usavano nemmeno i guanti per le operazioni chirurgiche) senza riferimento alle procedure usate e quindi senza nemmeno sapere con che strumenti si facevano; un riferimento più moderno riguarda gli esperimenti del Dott. Sato che durante la Seconda Guerra Mondiale fece degli esperimenti su pazienti con risultati misti; infine l’intervento fu perfezionato dal Dott. Fyodorov negli anni ’70 con lo sviluppo di una tecnica efficace e ripetibile, che ha permesso di curare migliaia di pazienti; attualmente l’avvento della tecnica a laser che ha ridotto drasticamente l’utilizzo della tecnica.


11. Si supponeva che trapianti combinati di cuore e polmoni fossero stati “perfezionati” sugli animali, ma i primi 3 pazienti umani sono deceduti nei primi 23 giorni dopo il trapianto. [13] Su 28 pazienti operati tra il 1981 ed il 1985, 8 sono deceduti durante l’intervento e 10 hanno sviluppato la bronchiolite obliterante, una complicazione polmonare che i cani sui quali furono condotti gli esperimenti non avevano sviluppato. Dei 10 pazienti che avevano sviluppato la bronchiolite obliterante, 4 morirono e 3 non hanno mai più potuto respirare senza l’ausilio di un respiratore. La bronchiolite obliterante, si è poi rivelata essere il maggior rischio legato all’operazione. [14]

Una classica frase ad effetto che però crolla come un castello di carte se andiamo a controllare cosa dicono effettivamente le fonti; analizziamo la prima fonte, che dovrebbe dimostrare che i primi 3 pazienti che si sono sottoposti al trapianto cuore-polmone sono tutti deceduti nei primi 23 giorni: utilizzando la scaletta bibliografica, è già difficile di per sé trovare lo studio a cui fa riferimento ([13] Lancet, i, 1983, pp130-2.) ma utilizzando Pubmed (Lancet 1983 combined heart lung transplantation) sono riuscito a trovare lo studio originale il cui abstract dice: Combined heart and lung transplantation was carried out in ten patients at Stanford University Medical Center between March, 1981, and December, 1982. All patients had end-stage pulmonary hypertension. 7 of them had Eisenmenger’s syndrome and 3 primary pulmonary hypertension. 3 patients died within a month of operation, but the remaining recipients are well 2 months to 2 years after transplantation. The hospital stay of the survivors ranged from 38 to 85 days. All survivors have returned to normal activity. The results of heart and lung transplantation have thus been considerably superior to those reported previously for lung transplantation. It is suggested that cardiopulmonary replacement is suitable treatment for end-stage pulmonary hypertension with or without associated congenital heart disease and that its application to other forms of advanced pulmonary failure may be warranted.
Ovvero che la procedura è stata sperimentata su 10 pazienti di cui 7 con la sindrome di Eisenmenger (ipertensione polmonare da vasculopatia/cardiopatia congenita) e 3 con ipertensione polmonare primaria e di questi 10 pazienti, 3 sono morti entro un mese dall’operazione mentre i rimanenti sono sopravvissuti e in buone condizioni dopo un range di periodo dai 2 mesi ai 2 anni e che tutti i sopravvissuti sono tornati alle normali attività (una buona statistica tutto sommato trattandosi di una procedura chirurgica nuova per l’epoca, ma questo è un mio parere); le stesse considerazioni valgono anche per il secondo riferimento bibliografico ([14] Lancet, 1, no. 8480, March 8, 1996, pp517-519) in quanto, probabilmente per un errore di battitura, i riferimenti sono sbagliati e l’articolo è rintracciabile solo cambiando la data; l’abstract dell’articolo dice testualmente: Between March, 1981, and August, 1985, twenty-eight heart-lung transplant operations were done in 27 patients at a single institution. 8 patients died in the perioperative period and adhesions related to previous thoracic surgery proved to be a major risk factor for postoperative haemorrhage. Obliterative bronchiolitis developed in half of the 20 long-term survivors, a mean of 11.2 months (range 2-35 months) after surgery: 4 of these patients died, 3 are functionally limited, 2 were successfully treated with corticosteroids, and the remaining patient was successfully retransplanted. The other 10 long-term survivors returned to a normal life with essentially normal pulmonary function measured at a mean of 22.6 months (range 4-42 months) after transplantation. All the surviving patients have evidence of renal impairment related to cyclosporin nephrotoxicity. The results indicate that, although heart-lung transplantation is compatible with essentially normal long-term pulmonary function, the procedure should not yet be regarded as a routine clinical intervention.
Quindi dei 10 pazienti che hanno presentato bronchiolite obliterante, 4 sono effettivamente morti e 3 hanno sviluppato un deficit di tipo respiratorio (non si conosce il grado effettivo di questo deficit, se sia lieve o no, di certo ha molto effetto utilizzare la frase “non hanno mai più potuto respirare senza l’ausilio di un respiratore”) mentre due pazienti sono stati curati efficacemente con corticosteroidi ed uno è stato sottoposto ad un secondo trapianto con successo; tutti gli altri pazienti sopravvissuti all’intervento sono tornati alle attività normali e con una funzione respiratoria normale. Di certo non sono statistiche esaltanti come per altri interventi, come un’appendicectomia, ma vista la gravità delle malattie che portano a determinati interventi come questo, il gioco vale la candela. Riguardo lo sviluppo della bronchiolite obliterante nei cani, viene dimenticato che la BOOP (Bronchiolite obliterante-polmonite in organizzazione) è stata riconosciuta come malattia nel 1985 (ben dopo la sperimentazione sui cani) e che spesso questa malattia può essere confusa dal medico come una polmonite recidivante di origine infettiva, condizione che si può avere in animali che sono stati intubati od operati a livello polmonare in modo così invasivo.


12. La Ciclosporina A inibisce il rigetto degli organi, ed il suo sviluppo fu uno spartiacque per il successo nei trapianti di organi. Se le prove su esseri umani non avessero superato i risultati poco promettenti ottenuti sugli animali, il farmaco non sarebbe mai stato rilasciato. [15] Annals of Internal Medicine, 1984, vol.101, pp667-682

Affermazione anche questa d’impatto di cui l’abstract non parla assolutamente di effetti di animali e non è possibile risalire al testo originale nemmeno utilizzando biblioteche universitarie, l’unico mezzo sarebbe pagare l’abbonamento (cosa che non ho intenzione di fare per il momento); per quanto riguarda l’affermazione relativa ai risultati poco promettenti, ci sono studi che dicono esattamente in contrario, sia da sola che in combinazione con altri immunosoppressori come i corticosteroidi o il Tacrolimus, che è un derivato della ciclosporina A molto più potente della molecola d’origine, vedi:

  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6344281
  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6836707
  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2445081
  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2445076

  • 13. Gli esperimenti su animali hanno fallito nel prevedere la tossicità renale causata dall’anestetico generale metoxyiflurano. Molta gente ha perso tutte le funzioni renali

    Frase senza fonte per poter verificare la veridicità della stessa, mentre su Pubmed si possono trovare tranquillamente studi come questo o come quest’altro, dove si parla chiaramente di danni epatici negli animali.


    14. Gli esperimenti su animali hanno ritardato l’uso di rilassanti muscolari durante l’anestesia generale.

    Altra frase ad effetto, senza indicazioni sul farmaco incriminato o sugli studi a cui si riferisce; per contro perfino questa pagina di Wikipedia parla dei rilassanti muscolari che possono dividersi in due categorie, ovvero i depolarizzanti come la succinilcolina e in non depolarizzanti, come l’atracurio o il pancuronio; mi sembra alquanto comico non aver pensato agli Indios dell’Amazzonia come coloro che per primi hanno testato l’effetto dei miorilassanti, nella caccia.


    15. Le ricerche su animali hanno fallito nel rivelare i batteri come causa di ulcere ed hanno ritardato il loro trattamento con antibiotici.

    Ennesima frase senza alcun riferimento bibliografico, data come un ipse dixit, e senza alcuna base microbiologica, visto che molti microrganismi che provocano in noi malattie mortali, possono essere ospitati in altri animali senza dare alcun problema (vedi Peste e Malaria).


    16. Più della metà dei 198 nuovi farmaci rilasciati tra il 1976 ed il 1985 furono o ritirati o riclassificati in seguito a gravi ed imprevisti effetti collaterali. [16] Questi effetti collaterali, tra gli altri, includevano complicazioni quali disritmia letale, attacchi cardiaci, insufficienza renale, crisi epilettiche, arresto respiratorio, insufficienza epatica ed ictus. GAO/PEMD-90-15 FDA Drug Review: Postapproval Risks, 1976-1985

    La fonte a cui fa riferimento è un documento della U.S. GAO (Government Accountability Office, un organismo di controllo a cui fa riferimento il Congresso Americano) che analizza l’emergere di effetti collaterali (post-approvazione da parte dell’FDA) ma senza chiaramente contestare il metodo utilizzato per individuare eventuali effetti collaterali prima dell’introduzione di un determinato farmaco; invece dice: The number of serious postapproval risks is small when compared to the number of adverse reactions that had been identified at the time of approval. GAO did not attempt to determine the reasons why the risks emerged (or whether they could have been identified during preap- proval testing), the extent to which patients were exposed to them before they were identified, or the number of patients affected. However, these findings make clear that further understanding is needed of the characteristics associated with these additional risks and why they arose.
    Inoltre l’HHS (Health and Human Services) ha contestato il modo in cui è stato condotto questo studio su varie questioni tra cui ritengo importanti le seguenti (vedi pagina 119 del rapporto originale):

    1. il collegamento che la GAO fa tra alcuni aspetti del processo di controllo e gli effetti collaterali postapprovazione può essere valido solo se non si tiene conto di effetti collaterali troppo rari o collegati non direttamente al farmaco (condizioni morbose pre-esistenti per esempio) sennò ogni processo di controllo è senza significato;
    2. una review successiva allo studio della GAO ha rivelato che su 17 farmaci ad uso cardiologico, solo due (Flecainide e Disopiramide) hanno dimostrato avere effetti collaterali non rari e da use-changing (contro i 12 rilevati dal GAO, di cui 6 non presentavano nuovi effetti collaterali e 4 presentavano nuovi effetti rari o riguardavano studi su una nuova popolazione) e la stessa obiezione vale per i farmaci antipertensivi o renali;
    3. è importante notare come cambiamenti nel bugiardino non abbiano dato nuove informazioni riguardanti il farmaco ma solo cambiamento nell’atteggiamento nell’uso del farmaco da parte del medico, nella possibilità di usare altri farmaci in alternativa o una sintesi di dati da varie fonti ( come nell’esempio dell’amrinone dove il cambiamento non riguarda il farmaco stesso ma riguarda l’uso dei solfiti).


    Concludo dicendo che in nessun punto del lungo rapporto si propongono dubbi sulla sperimentazione animale, anzi vengono citati studi in cui è stato utilizzato il modello animale.


    17. Il Flosint, un farmaco contro l’artrite, venne testato su topi, scimmie e cani; tutti tollerarono il farmaco molto bene. Invece, negli esseri umani ha provocato dei decessi.

    Non si indica nessuna fonte a cui far riferimento, non si dice nemmeno il principio attivo (indoprofene) del farmaco e i dosaggi e soprattutto si dice che negli esseri umani provoca decessi… perché, come, quando? Su Pubmed si possono trovare invece studi che dicono che gli effetti negli animali ci sono eccome (vedi questo e quest’altro).


    18. Lo Zelmid, un antidepressivo, fu testato su topi e cani senza incidenti ma causò gravi problemi neurologici negli esseri umani.

    Frase senza fonte, come al solito, che fa riferimento alla Zemilidina, uno dei primi SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, farmaci che si usano attualmente come antidepressivi soprattutto), che ha dimostrato avere effetti collaterali a livello nervoso ed è stato ritirato all’inizio degli anni ’80 (dopo esser rimasto in commercio dall’81 all’83) ma a sostegno del fatto che negli animali non vi furono incidenti, non c’è alcun testo o documento che possa indicare il tipo di esperimento condotto sugli animali, il dosaggio e i risultati finali ma solo l’ipse dixit di chi ha scritto questa lista.


    19. Il Nomifensine, un altro antidepressivo, fu associato ad insufficienza epatica e renale, anemia e decessi negli esseri umani. Eppure i test sugli animali avevano indicato che il farmaco si potesse usare senza alcun effetto collaterale.

    Altra frase senza fonte (cosa a cui mi sto abituando) a prova del fatto che non abbia avuto effetti collaterali sugli animali; uno studio in particolare, di cui purtroppo ho solo l’abstract, parla del potenziale del farmaco come antidepressivo ma anche dei suoi bassi effetti collaterali a livello cardiovascolare e anticolinergici (quindi non è vero che non sono stati trovati effetti collaterali).


    20. L’Amrinone, un farmaco usato contro l’insufficienza cardiaca, fu testato su numerosi animali e rilasciato senza alcun problema. Negli esseri umani però sviluppò la trombocitopenia, cioè la mancanza di cellule ematiche necessarie per la coagulazione del sangue.

    Ennesima frase senza fonte a dimostrazione di ciò che viene detto; inoltre si dimenticano di dire che l’uso del farmaco allo stato attuale è limitato e solo per EV e che la trombocitopenia derivata dall’uso prolungato del farmaco è dose-dipendente e non mostra dare alcuna complicanza emorragica in nessuno studio. Inoltre, questo studio dimostra come sia possibile avere una condizione di trombocitopenia anche nei cani (molto più grave in caso di cani anestetizzati).


    21. Il Fialuridine, un farmaco antivirale, causò danni al fegato in 7 pazienti su 15. Cinque di loro morirono e due dovettero ricorrere ad un trapianto di fegato. [17] Eppure il farmaco aveva funzionato bene sulle marmotte [18] [19] [17]NEJM, 333;1099-1105, 1995 [18]J. NIH Res., 1993, 5, pp33-35. [19]Nature, 1993, July 22, p275.

    Nell’analizzare questa frase, ho trovato tramite internet questo sito, che descrive chiaramente cosa sia successo nel caso del Fialuridine: la fialuridina era un farmaco che aveva mostrato una notevole efficacia nel trattamento delle infezioni da virus dell’epatite B in due brevi sperimentazioni sull’uomo: in conseguenza di ciò il National Institute of Health americano aveva programmato una sperimentazione sull’uomo di sei mesi. Prima che questo test a medio termine iniziasse, il problema della tossicità del farmaco balzò all’attenzione degli sperimentatori: a quattro mesi di distanza dal termine del secondo trial breve, un paziente morì per insufficienza epatica, ed in seguito altri quattro giunsero all’exitus, dimostrando una rara forma di tossicità a lungo termine della fialuridina, probabilmente dovuta al danneggiamento del DNA mitocondriale. Sino a quel momento nessuno aveva mai pensato di verificare con studi animali un simile effetto di tossicità ritardata, che non si era mai manifestata prima. In seguito a questo episodio la commissione di inchiesta del NIH concluse che non sarebbe stato mai possibile avere indizi di una simile tossicità in base ai protocolli di studio allora adottati, e raccomandò che i protocolli sperimentali animali venissero modificati per comprendere anche lo studio della tossicità ritardata a lungo termine. È chiaro che la sperimentazione sugli animali non fu responsabile delle morti verificatesi nel corso degli studi sulla fialuridina, dal momento che gli studi sugli animali non erano destinati a individuare effetti tossici che si manifestano a distanza di mesi dalla sospensione del farmaco. In seguito a questo evento i nuovi studi sperimentali sono stati estesi per includere anche l’investigazione di questi effetti, così come lo studio degli effetti teratogeni dei farmaci è stato introdotto dopo la tragedia della talidomide. Bibliografia:

    • Brahams D Deaths in US fialuridine trial.
      Lancet, 343: 1494-95 (1994)
    • Marwick C IOM panel exonerates researchers in FIAU deaths.
      JAMA 273(15): 1165 (1995)
    • Stone R Panel clears NIH in patient deaths.
      Science 267(5205): 1759 (1995)


    Conferme di quanto detto da questo sito ne ho ritrovate anche nell’articolo del NEJM citato dalla frase stessa, che dice nelle conclusioni: In patients with chronic hepatitis B, treatment with fialuridine induced a severe toxic reaction characterized by hepatic failure, lactic acidosis, pancreatitis, neuropathy, and myopathy. This toxic reaction was probably caused by widespread mitochondrial damage and may occur infrequently with other nucleoside analogues.
    Ovvero parla anch’esso di danni a livello mitocondriale.


    22. Il Clioquinol, un farmaco antidiarroico, ebbe risultati positivi nei test effettuati su topi, gatti, cani e conigli. Nel 1982 però dovette essere ritirato in tutto il mondo perché responsabile di cecità e paralisi negli esseri umani.

    A parte il dettaglio che si tratta di un antifungino e antiprotozoario della famiglia degli idrossichinoloni (e non un antidiarroico come indicato) e che il farmaco è stato usato per ben 20 anni prima della sindrome SMON (Subacute myelo-optic neuropathy) verificatasi tra il 1957 e il 1970 in Giappone, ancora oggi i ricercatori non sanno bene cosa abbia scatenato questa sindrome ma si sospetta un’uso improprio del farmaco (per dosaggi e tempi di terapia) o addirittura una causa virale per la malattia; attualmente il farmaco viene ancora utilizzato, anche se in modo minore dopo l’evento, e se ipotizza anche un’uso per la malattia di Alzheimer (vedi qui).
    Ps: non si riportano fonti a prova del fatto che non abbia dato effetti sugli animali e ci si deve fidare dell’ipse dixit dell’autore della lista.


    23. L’Eraldin, un farmaco contro le malattie cardiache, causò morte e cecità negli esseri umani nonostante non avesse provocato alcun effetto indesiderato negli animali. Quando immesso sul mercato, i ricercatori affermarono che si fosse distinto per la completezza degli studi di tossicità effettuati su animali. Successivamente i ricercatori non furono in grado di riprodurre questi risultati su animali. [20]

    Frase che per alcuni aspetti non presenta fonti interpretate malamente o altri errori ma che, a mio parere, trae conclusioni semplicistiche assomigliando per alcuni aspetti al caso Talidomide (che verrà trattato più avanti); effettivamente gli studi a posteriore sul practololo hanno dimostrato come non ci sia un modello animale degli effetti collaterali del farmaco (vedi qui) ma sappiamo che il farmaco è stato ritirato a seguito di questi effetti collaterali gravi e tutti i pazienti sotto terapia con practololo sono passati ad altri farmaci, rendendo difficile se non impossibile stabilire la causa della sindrome oculomucocutanea; ma già nel 1976 si sospettava il coinvolgimento del sistema immunitario in questa sindrome (in questo abstract viene citato uno studio condotto da Behan, che portava forti sospetti verso l’ipotesi immunitaria, oltre che spiegare il perché sarebbe stato difficile indagare a fondo sulla questione per motivi politici ed economici, e lo stesso autore dell’abstract aveva condotto uno studio, vedi qui, che presentava sospetti sul coinvolgimento di anticorpi anti-metaboliti del practololo ma che necessitava di approfondimenti, cosa che non fu fatta per l’abbandono definitivo della molecola); se fosse stato confermato un ruolo autoimmune nella patogenesi della malattia, il modello animale non sarebbe affatto fallito ma avrebbe solo mostrato uno dei limiti che esso possiede e che sono ben noti, ovvero l’impossibilità di prevedere reazioni di ipersensibilità nell’uso protratto di un farmaco (fenomeno che attualmente né la sperimentazione animale, né i “metodi alternativi” possono porre rimedio, durante lo studio di un farmaco); purtroppo e per fortuna la molecola è stata abbandonata e non sapremo mai la causa della sindrome oculomucocutanea e il ruolo dell’autoimmunità in questa patologia (né la sua causa in generale visto che non sono stati condotti altri esperimenti sull’animale o sui pazienti per stabilire la patogenesi della malattia), ma usare questo caso come esempio contro la sperimentazione animale è decisamente sbagliato.


    24. L’Opren, un farmaco contro l’artrite, uccise ben 61 persone. Sono stati inoltre documentati più di 3.500 casi di reazioni gravi ad esso. L’Opren era stato testato su scimmie ed altri animali senza causare problemi.

    Ennesima frase senza fonte basata sul caso del benoxaprofene ( nome commerciale Opren od Oraflex), un FANS (farmaco anti-infiammatorio non steroideo) che ha mostrato di causare danni a livello epatico, soprattutto in soggetti anziani, e fototossicità; la causa di queste tossicità si può individuare nella formazione di metaboliti reattivi da parte di un citocromo (cosa sia un citocromo lo spiego nel commento successivo) legati al tempo di escrezione lento del farmaco con accumulo a livello epatico e renale mentre la fototossicità si può ricondurre alla struttura della molecola stessa che ne permette l’attivazione a livello cutaneo, tant’è che si è pensato addirittura di utilizzare questo farmaco per la terapia della psoriasi. Per quanto riguarda l’effetto fototossico questo è stato possibile verificarlo in vivo (vedi qui), dove il benoxaprofene si è mostrato decisamente fototossico. Per quanto riguarda l’effetto epatotossico, quello verosimilmente che ha provocato la morte dei pazienti, la questione è più complessa in quanto entrano in gioco diversi enzimi e la velocità di eliminazione del farmaco, oltre alla possibile formazione di enantiomeri dei principi attivi (ovvero molecole speculari dal punto di vista di struttura chimica ma con possibili effetti completamente diversi); la frase non ci permette di avere gli studi originali circa la sperimentazione animale (mancano completamente le fonti a supporto) e quindi non è possibile sapere come sia stato condotto lo studio e se ci siano stati errori di progettazione dello stesso, ma come il modello animale non può dare certezza assoluta del comportamento di un farmaco, lo stesso può accadere per il modello in vitro: ne sono un esempio questo studio e quest’altro studio, dove si indaga circa l’efficacia del metodo in vitro per poter identificare farmaci potenzialmente epatotossici, dove il nostro benoxaprofene è stato identificato come non epatotossico dal metodo in vitro preso in considerazione così come altri farmaci sono risultati dei falsi positivi.


    25. Lo Zomax, un’altra medicina contro l’artrite, fu responsabile della morte di 14 persone e causa di sofferenze per molte altre.

    Ennesima frase senza alcuna fonte a prova della sua validità, in cui non si indica peraltro la causa della morte dei pazienti, il dosaggio del farmaco usato e si usa un generico “causa di sofferenze” per enfatizzare un ruolo negativo di questo farmaco; in realtà questo farmaco è stato ritirato per aver provocato gravi reazioni anafilattiche in una non meglio identificata popolazione di pazienti, cosa che poi si è scoperto esser dovuta alla bioattivazione del farmaco da parte del citocromo P450 (i citocromi della famiglia P450 fanno parte di una serie di enzimi microsomiali che entrano in gioco nella vita di un farmaco all’interno del nostro organismo, degradandolo o trasformando un profarmaco in farmaco; questi enzimi sono anche causa di sgradevoli cross-reazioni tra farmaci anche di natura chimica diversa, con possibile potenziamento o riduzione dell’effetto di un farmaco) cosa che poi si è confermata sia in vitro che in vivo, dove è stato verificato come gli stessi metaboliti siano presenti sia nei microsomi epatici umani che nei ratti trattati con questo farmaco; in particolare uno studio che indagava su due farmaci, compreso lo Zomax, nelle conclusioni dice: In summary, ZP and TM are subject to oxidative bioactivation in vitro with human liver microsomes and in vivo in rats, based on the identification of corresponding GSH adducts. The reactive intermediates are likely to be epoxides resulting from pyrrole oxidation, catalyzed in human liver preparations primarily by P450 3A4. Although speculative at present, our data suggest that P450-catalyzed oxidation of ZP and TM may be a contributing factor to the anaphylactic reactions observed clinically with these therapeutic agents.
    Può definirsi un fallimento della sperimentazione animale? No, è un limite semplicemente: così come non possiamo conoscere a priori allergie alimentari o anafilassi da puntura di insetti per esempio per l’imprevedibilità di certi effetti a livello di organismo vivente (l’effetto del farmaco infatti non riguardava l’intera popolazione dei trattati ma solo una parte dei soggetti senza poter distinguere una categoria a rischio), un effetto non assolutamente prevedibile attraverso una coltura monocellulare tant’è che per lo studio citato sopra si è associato lo studio in vitro con quello in vivo.


    26. Le dosi dell’Isoprotenerol, un farmaco usato nel trattamento dell’asma, furono calcolate utilizzando animali. Sfortunatamente si è dimostrato essere troppo tossico negli esseri umani. 3.500 persone sofferenti d’asma morirono nella sola Gran Bretagna a causa di sovradosaggio. E’ ancora difficile riprodurre questi risultati negli animali. [21]Pharmacologist, 1971, vol.18, p272. [22]Br. J. of Pharm., 1969, Vol. 36, pp35-45. [23]W. H. Inman, Monitoring for Drug Safety, MTP Press, 1980. [24] Am. Rev. Resp. Diseases, 1972, vol.105, pp883-890. [25]Lancet, 1979, Oct.27, p896. [26]Toxicology and Applied Pharmacology,1965, vol. 7, pp1-8.

    In questo caso si parla di una molecola appartenente alla famiglia dei β agonisti non selettivi (nota anche come isoprenalina) utilizzata come broncodilatatore in passato, il cui uso è stato sostituito dall’attuale salbutamolo, un β2 agonista con effetti selettivi a livello bronchiale senza causare problemi a livello cardiaco ( aumento della frequenza cardiaca e della forza di contrazione); l’episodio a cui si riferisce la frase si rifà ad un’epidemia di morti in pazienti sotto trattamento per questo farmaco, a causa di un sovradosaggio legato ad un errore di valutazione degli studi preliminari che presero in considerazione solo animali sani e non malati (i pazienti asmatici possono essere ipossiemici e come riportato ironicamente nella seconda fonte l’ipossia di per sé è un fattore importante per il danno da isoprenalina) fattore che dimostra un collegamento importante tra il modello animale e l’uomo (vedi qui); per quanto riguarda le fonti, la prima [21] è non rintracciabile; la seconda come riferito sopra riguarda uno studio sulla cardiotossicità dell’isoprotenerolo in ipossia (vedi qui) e non è dato sapere cosa centri con gli effetti collaterali dell’asma, visto che il farmaco è stato iniettato e non inalato, oltre al fatto che gli effetti cardiovascolari del farmaco sono stati decisamente più importanti di quelli respiratori e che erano interessanti ai fini dello studio solo i primi; la terza fonte è tratta da un libro sempre irrintracciabile mentre la quarta fonte paradossalmente mostra come l’epidemia non abbia interessato (questo articolo, così come quest’altro articolo trovato durante la ricerca del primo, identifica nell’aerosol la causa di questa epidemia); infine l’articolo del Lancet è rintracciabile anche se non consultabile e l’ultima fonte è tratta da un libro sempre non recuperabile. In conclusione, l’affermazione non trova basi solide che le diano credibilità e sembra una considerazione personale senza prove a favore, “supportata” da prove che non dicono molto o non sono rintracciabili per la data di pubblicazione.


    27. Il Methysergide, un farmaco usato nel trattamento del mal di testa, ha portato a fibrosi retroperitoneale, o gravi cicatrici del cuore, dei reni e dei vasi sanguigni nell’addome. I ricercatori non sono stati in grado di riprodurre questi effetti negli animali. [27]Animal Toxicity Studies: Their Relevance for Man, Quay Pub. 1990. [28]British Medical Journal, 1974, May 18, pp365-366

    Altra frase basata su prove decisamente fragili: cronologicamente la prima fonte del 1974 (stranamente la maggioranza delle fonti sono decisamente datate e riferibili ad un periodo in cui la medicina non era minimamente paragonabile a quella attuale, così come la ricerca) parla di come sia stato impossibile riprodurre le lesioni a livello valvolare nel cuore, nei reni e nei vasi sanguigni dell’addome e la fibrosi retroperitoneale perché non si sapeva il meccanismo che provocava tutte queste manifestazioni (cito “The mechanism of the fibrotic lesions, whether cardiac, pleural, or retroperitoneal, is unknown; attempts to reproduce these fibrotic lesions in animals have been unsuccessful”) mentre attualmente si conosce il meccanismo alla base di queste lesioni, che si è verificato anche con altri farmaci come la fenfluramina, ovvero per l’interazione di questi farmaci con vari recettori tra cui quello della serotonina (vedi qui), motivo per cui si è preferito passare ad altri farmaci nella terapia per la cefalea; la seconda fonte poi supporta l’importanza della sperimentazione animale e, pur criticandone i punti di debolezza, ne conferma l’importanza in mancanza di alternative.


    28. Il Suprofen, una medicina contro l’artrite, fu ritirata dal mercato quando i pazienti cominciarono a soffrire di tossicità renale. Prima del suo rilascio, i ricercatori dissero questo al riguardo: “Eccellente profilo di sicurezza. Nessun effetto a livello cardiaco, renale o del sistema nervoso centrale in nessuna specie.” [29]Drug Withdrawl from Sale, PJB Publications, 1988. [30]Pharmacology, 1983, vol.27 (suppl 1), pp87-94, and FDA Drug Review: Postapproval Risks 1976-1985 (US GAO), April 1990.

    Ennesima frase basata su un libro irrecuperabile (quindi senza sapere se si tratta di un’opinione
    dell’autore o se basata su una fonte) mentre le altre fonti ( [30], [31]) parlano solo degli effetti collaterali riscontrati e del motivo per cui il farmaco è stato ritirato (soprattutto a livello renale); il motivo di questa tossicità è verosimilmente legato all’acido urico, come dimostra questo studio sul rene isolato del topo e, come si vede in tale studio, le stesse lesioni si possono riprodurre anche nell’animale. Per quanto riguarda la citazione fatta, non avendo sotto mano gli studi originali, non posso esprimere giudizi obiettivi ma soggettivamente temo si tratti di una licenza poetica dell’autore della lista.


    42.La digitale è stata usata per secoli per curare malattie cardiache. Eppure, gli esperimenti su farmaci derivati dalla digitale furono ritardati perché essa causava pressione alta negli animali. Fortunatamente le prove sugli esseri umani ebbero la meglio e come risultato, il digoxin, una sostanza analoga alla digitale ha salvato innumerevoli vite. Molte più persone sarebbero potute sopravvivere se i test sugli animali fossero stati ignorati e la digitale fosse stata rilasciata prima.

    Un altro cavallo di battaglia degli antisperimentazione animale; riguardo l’argomento rimando a questo articolo fatto bene circa la questione.


    45. Nonostante l’inefficacia della penicillina nei conigli, Alexander Fleming usò l’antibiotico su di un paziente molto grave dal momento che non aveva altro con cui provare. Per fortuna i primi test Fleming non li fece su cavie o criceti perché la penicillina li uccide. Howard Florey, il premio Nobel a cui si co-attribuisce la scoperta della penicillina disse: “Cohe fortuna che non avessimo questi esperimenti su animali, negli anni ’40 perché altrimenti la penicillina non avrebbe mai ottenuto una licenza e, probabilmente, l’intera gamma degli antibiotici non sarebbe mai stata realizzata.”

    Altro mito di molti animalisti; riporto sempre il link ad un articolo circa l’argomento, che tratta in modo soddisfacente il caso penicillina, portando soprattutto una bibliografia che la frase sopra invece non ha.


    47. I due farmaci notoriamente pericolosi, il thalidomide ed il DES furono testati su animali e rilasciati per essere usati su esseri umani. Il risultato fu la sofferenza e la morte di migliaia di persone.

    Una delle leggende più utilizzate dalle persone contrarie alla sperimentazione animale riguarda appunto il talidomide, un farmaco contro la nausea in gravidanza che ha dimostrato avere effetti teratogeni e di far nascere bambini con focomelia ovvero senza gli arti superiori e inferiori e con le dita attaccate al tronco; non tutti però sanno (o vogliono ricordare) che prima del rilascio il farmaco non era stato sperimentato sugli animali gravidi, cosa che, effettuata a posteriori, ha dimostrato dare gli stessi effetti visti negli esseri umani (per ulteriori informazioni rimando a questo articolo di OI su questo stesso blog, ben fatto riguardo l’argomento, con fonti e prove concrete); circa il DES la storia è simile (anche temporalmente, visto che il farmaco è stato sviluppato nello stesso periodo) e il farmaco è stato approvato senza valutare sulle cavie gli effetti a lunga durata e valutando solo quelli a breve termine (vedi qui); questi errori si sono basati su una errata valutazione di cosa andava indagato e del sistema di approvazione dei farmaci negli anni ’50 ma per fortuna da quegli errori siamo andati molto avanti e, per esempio, abbiamo introdotto i test sugli animali gravidi.


    48. Esperimenti effettuati su animali trassero in inganno i ricercatori sulla rapidità con cui l’HIV si replica. A causa di queste false informazioni, i pazienti non ricevettero terapie immediate e le loro vite vennero accorciate.

    Non si dice di quali esperimenti si tratta, come siano stati condotti o altre informazioni per risalire ai dati originali (nemmeno la data di questi studi); sembra una semplice frase ad effetto, per spaventare il lettore sugli effetti di un improbabile ritardo della ricerca per “colpa” della sperimentazione animale.


    50. I ricercatori che lavoravano con animali si sono ammalati o sono deceduti a causa dell’esposizione a malattie che, anche se innocue per gli animali ospiti (come l’epatite B), sono potenzialmente o effettivamente mortali per gli uomini.

    Ultimo frase, ultimo errore: il fatto che certe malattie colpiscano gli animali e non gli uomini e viceversa non dipende dalla diversità dei vari organismi ospiti dell’infezione ma alla capacità del microrganismo (batterio, virus, etc.) di poter infettare un determinato ospite: tant’è che molti microrganismi, possono adattarsi velocemente e passare da un tipo di ospite ad un altro (come nel caso delle note epidemie di influenza); per la cronaca, il virus dell’epatite B colpisce non solo l’uomo ma anche i primati e sulla ricerca di un modello animale per l’epatite B ho trovato quest’articolo interessante, che consiglio a tutti.



    [MZ]

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22 thoughts on “La Lista dei “50 Disastri” della Sperimentazione Animale

  1. Non perchè io sia a favore della ricerca animale ma mi muovo in un commento perchè ho apprezzato molto il taglio dell’articolo…finalmente notizie immediate prontamente documentate…questo è un modo scientifico di fare informazione… A mio avviso uno degli aspeti sui quali dovremmo batterci maggiormente non è tanto il contenuto degli articoli promossi sui vari siti online, ma la loro totale mancanza di bibbliografia e possibilità di confutarli. Insegniamo ai giornalisti come parlare di scienza!

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  2. Bravi. Inserirei una premessa, fossi in voi: in molti casi citati, un farmaco testato in animali senza grandi problemi rivela effetti dannosi quando usato su un largo campione di pazienti. Al di la’ dei motivi, che cambiano caso per caso, questo NON e’ in se un motivo sufficiente a stabilire che il metodo e’ errato. Semplicemente e’ l’approssimazione del modello animale che reca con se’il rischio, ma e’ immensamente minore rispetto al rischio connesso a una sperimentazione diretta sull’uomo. E penso che non sarebbe male se provassimo a quantificarlo, il rischio, tipo: per lo sviluppo di un farmaco ne vengono scartati (sparo) 100 che in sperimentazione in vivo danno effetti avversi nell’animale. I farmaci registrati e poi ritirati perche’ mostrano effetti avversi nell’uomo sono 1 su tot. Senza sperimentazione animale sarebbero x…

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  3. Articolo fatto molto bene, peccato che tanto non verrà letto dal pubblico animalista e anche se verrà letto sarà ignorato come al solito,oltre che contestato con i soliti slogan e copia/ incolla.

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  4. Ottimo lavoro, congratulazioni. Solo, una piccola segnalazione: al punto 17 il secondo link non funziona, c’è un”%20″ prima del www che causa un reindirizzamento errato. Basta cancellarlo e funziona benissimo.

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  5. Per il momento sono arrivato a metà, domani proseguo, anche se so che il tenore è sempre quello e non c’è speranza di ricavare qualcosa di buono dagli animalari, le risposte a queste sciocchezze sono comunque di interesse culturale sull’argomento.

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  6. L’uomo utilizza (sfrutta?) gli animali per molteplici scopi, dall’alimentazione al vestiario. Prima di proibire l’utilizzo degli animali nella ricerca scientifica, sarebbe opportuno vietare tutti gli altri utilizzi, dato che quello nell’ambito della sperimentazione é di gran lunga il più eticamente accettabile.

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  7. RIGUARDO ALLA NUMERO 2: scusa la mia ignoranza ma io sapevo che non si poteva testare il fumo sugli animali perchè non vivono abbastanza a lungo rispetto a un uomo e quindi non mostravano gli effetti del fumo! è UNA COSA VERA?

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      • Dovreste fare un articolo per insegnare come si usa Pubmed, non credo che tutti sanno come si effettua una ricerca, come usa re termini AND,OR,NOT,/,come usare i Mesh,ecc.Sarebbe utile,comunque è solo un’ idea.

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  8. “…visto che molti microrganismi che provocano in noi malattie mortali, possono essere ospitati in altri animali senza dare alcun problema (vedi Peste e Malaria).” come fate a difendere a spada tratta la vivisezione se poi scrivete questo? praticamente avete ammesso che c’è qualcosa che non va in questo metodo. Altra frase che non significa niente e si contraddice da sola è questa: “il fatto che certe malattie colpiscano gli animali e non gli uomini e viceversa non dipende dalla diversità dei vari organismi ospiti dell’infezione ma alla capacità del microrganismo (batterio, virus, etc.) di poter infettare un determinato ospite”. Ma la questione non è solamente lo stabilire se o no continuare ad applicare la vivisezione, ma forse soprattutto il MODO in cui questa si fa provocando e permettendo la sofferenza e il dolore dell’animale anche laddove questi potrebbero essere evitati. perché, alla fine, è la stessa direttiva europea a permetterlo. L’etica manca totalmente nella vivisezione perché l’obiettivo non è mai quello di raggiungere il risultato con la minor sofferenza dell’animale, ma semplicemente raggiungere un risultato (qualsiasi) indifferente dal dolore causato.

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  10. Pingback: LA VERITA’ SUL CRUELTY FREE | perledinatura

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