Il gioco di Marco Mamone Capria, ovvero se tre carte non bastano.


Ultimamente un articolo scritto da uno degli animalisti italiani più sofistici e subdoli in assoluto, Marco Mamone Capria, dal titolo “I vivisettori (sic!) e il gioco delle tre carte”, si sta facendo il solito giro dei siti animalisti, che se lo rimbalzano e scopiazzano a vicenda acriticamente come sono abituati a fare.

Era nostra intenzione ignorarlo completamente, perché si tratta di uno scritto particolarmente volgare che, se dovesse essere preso sul serio, dovrebbe convincere gli italiani a ritirare immediatamente tutti i finanziamenti alla ricerca in fisica delle particelle, astronomia, matematica pura, epistemologia (soprattutto epistemologia, visto che è il campo di studi del nostro e posso assicurarvi che egli non vi ha MAI prodotto un risultato utile alla popolazione) in quanto inutili. E poi magari ridurre quelli alla ricerca biomedica. Dopotutto quei soldi possono essere usati meglio. Per un bell’hamburger da Mc Donald’s, ad esempio, o una succosa bistecca. Ma visto che ormai lo postano dappertutto, credo sia opportuno scrivere una piccola risposta.

Non ho intenzione di dilungarmi più di tanto su questo scritto di bassissima qualità (almeno se lo giudichiamo dalla densità di contenuto; se lo valutiamo invece sull’abilità retorica guadagna dei punti, sicuramente). In sostanza l’articolo accusa i ricercatori di fare “il gioco delle tre carte”, ovvero di spostare abilmente il fulcro del dibattito sulla sperimentazione animale fra ricerca di base e clinica senza che il lettore se ne accorga.

E se lo dice Mamone possiamo fidarci, perché lui a giocare con le carte si rivela incredibilmente bravo. Solo tre? Ma lui gioca con tutto il mazzo!

Vediamo soltanto le più palesi della manovre di prestidigitazione del nostro:

  • Nonostante faccia di tutto per renderci impossibile verificare le sue citazioni (per lo più a se stesso) tramite una bibliografia che pare stesa da uno studente delle elementari, ho trovato lo studio del 2003 a cui si riferisce sulla traduzione della ricerca di base in pratica clinica (fortuna che il nome dello scienziato, Copopoulos-Ioannidis, è piuttosto raro, anzi, ce n’è solo uno). Gli autori dello studio hanno forse trovato 25000 articoli su ricerca di base, ma ne hanno analizzato in realtà soltanto centouno, quelli le cui scoperte mostravano promettenti applicazioni cliniche dirette. Con un 10% ca. di prove cliniche e un 1% di traduzioni della ricerca riuscite.
    Le altre migliaia di articoli non puntavano ad applicazioni cliniche, anche se sono pronto a scommettere che i nostri discendenti ne usufruiranno eccome. Su che basi dunque l’accusa di falsare la realtà? La ricerca di base non si fa per tradurla in applicazioni cliniche, quella si fa dopo, una volta che si abbia GIA’ le informazioni tratte dalla ricerca di base.
    Fra l’altro, suppongo che quell’1% che si è tradotto rapidamente e direttamente in un risultato sarà ben contento di aver finanziato la ricerca.
    Inoltre, la maggior parte di questi studi di base non si è neanche provato a trasferirli sull’uomo. Non si sa se avrebbe funzionato. Se uno ogni nove funzionasse avremmo dei risultati straordinari, e dei nove che sono stati tradotti in qualche modo sull’uomo, uno ha funzionato.
  • La seconda disonestà evidentissima è il fatto che lo scritto di Mamone in realtà abbia pretese molto più gravi di quelle che dichiara. Non c’entra niente la sperimentazione animale perché nello studio che viene citato non si analizzano mica solo i risultati provenienti dalla ricerca su animali, ma TUTTA la ricerca di base, su animali come su uomini come su cellule. Quello di Capria è un gigantesco j’accuse contro tutta la ricerca di base; quella stessa ricerca grazie alla quale abbiamo scoperto il DNA e il potenziale d’azione, per intenderci. Quella stessa ricerca di base che è composta per almeno il 50% dai famosi “metodi alternativi”, come li chiamano i fuffari. Quella stessa ricerca di base in cui la topologia algebrica e la papirologia rientrano a pieno titolo. Quella stessa ricerca di base che ce l’ha una pubblica utilità eccome, anche laddove non produca applicazioni cliniche; basti pensare alla rilevanza sociale e culturale della teoria dell’evoluzione.
    I risultati citati da Mamone, se anche fossero interpretabili davvero come indicativi di una falla nella ricerca di base, non indicherebbero un limite specifico della sperimentazione animale, ma di tutta la ricerca. Ma questo noi non lo diciamo, teniamolo per noi, facciamo finta che stiamo parlando soltanto dei vivisezionisti cattivi … Il gioco delle tre carte, giustamente. Direi che Mamone ha tratto ispirazione per questo genere di argomentazioni da Greek, uno dei pochi animalisti ad avere capito che non si può combattere contro la sperimentazione animale se non si inizia a combattere anche contro il pensiero scientifico in toto.
  • Infine il terzo è un errore di prospettiva grave e fondamentale, che consiste nell’approccio di base, quello quantitativo o pseudo tale sulla cui base Mamone vuole sparare giudizi. Non puoi misurare quanti articoli hanno portato alla prova clinica e pensare di trarne conclusioni sulla validità della pratica in sé, perché ogni studio scientifico ha degli studi “genitori” senza i quali non sarebbe esistito e avrà dei “figli” che gli debbono la sua esistenza. Non puoi isolare un singolo lavoro, ognuno di essi è il culmine (o una fase) di un percorso, e devi conoscerne l’intera genealogia prima di tentare di esprimere giudizi. Il sapere è olistico, non si scindono le singole parti, è un tutto unico; noi oggi usufruiamo di ricerche iniziate duecento anni fa, e sono sicuro che ci vorrà molto di meno prima che i posteri possano usufruire delle nostre. Ciò non toglie che uno possa giustamente fregarsene dei propri figli e nipoti. Che dirgli? Non avrà difficoltà a trovare partiti politici che vanno contro la ricerca scientifica. Voti per quelli.
    Se davvero si volesse valutare quanto è importante la ricerca di base per gli avanzamenti clinici, non si dovrebbe certo procedere come fa Capria. Al massimo si dovrebbe andare esattamente al contrario: si prendono TUTTI i risultati clinicamente rilevanti a noi noti, e si vede quanti di essi sarebbero stati possibili senza disporre del background di conoscenze fornito dalla ricerca di base. Noi vogliamo tirare a indovinare su quanti saranno: zero?

Che aggiungere? L’articolo dice alcune cose semplicemente disarmanti… ad esempio:

Una pausa di riflessione: qualsiasi lettore dotato di un minimo di cultura capisce che una rivista scientifica seria può pubblicare un articolo con questo interrogativo nel titolo solo se considera acquisito che la questione non ammetta le risposte di comodo che danno i vivisezionisti

No! Assolutamente no! La rivista pubblica l’articolo se è metodologicamente giudicato sufficientemente corretto dai referee. Infatti non mancano certo i casi di pubblicazioni apparentemente straordinarie, approvate dai referee in quanto impeccabili dal punto di vista metodologico, talora in grado di scuotere alcuni capisaldi della biologia moderna, e che poi si sono rivelate delle bufale. La pubblicazione è un giudizio di metodo non di merito.

Ora, non si può confutare ogni singola frase di questo genere, visto che Mamone ha una penna abbastanza prolissa; o meglio, si può ma non ne ho voglia, anche perché confesso che mi sale un certo fastidio quando lo leggo e non ho alcuna voglia di avvelenarmi il fegato per due ore a smontare ogni virgola. Ma una volta individuati gli errori di base e i blocchi tattici fondamentali in cui è strutturato il suo discorso e su cui si muovono i suoi tentativi di manipolazione, il lettore dovrebbe essere in grado di liberarsi da solo da quella nebbiolina di sofismi che gli è stata disposta intorno. Se qualcuno di voi fosse poi comunque tentato di apprezzare la volgarità antiscientifica del nostro epistemologo preferito, lo rimandiamo volentieri a nostri vecchi articoli che forse gli faranno cambiare idea. O forse no, tanto chi va dietro a gente così di solito lo fa per partito preso …

Buona lettura


[OI]

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7 thoughts on “Il gioco di Marco Mamone Capria, ovvero se tre carte non bastano.

  1. Complimenti ad OI per questo articolo che non fa una piega, mentre “i vivisettori e il gioco delle tre carte ” è addirittura una pagina sgualcita!! altro che pieghe….

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  2. Ragazzi, scusate, ma credo che ci sia un errore nel titolo. Il nome di Capria è Marco, non Massimo, da quanto è scritto nell’articolo a cui si fa riferimento.
    Comunque vi faccio i complimenti per la serietà del blog. Apprezzo molto il modo in cui scrivete e la serietà nel riportare dati e citazioni. Grandi!

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  3. Io sono un po’ preoccupato,perchè ,credo molto più di qualche anno fa, il movimento anti-sperimentazione sembra molto organizzato e ricco di munizioni,anche “intellettuali”. Un tempo erano, senza offesa, naive, adesso sono molto abili nella retorica e nel macherare le loro contraddizioni.
    Miviene da chiedermi come abbiano fatto questo salto qualitativo, non vorrei che si sia realizzata la saldatura fra loro e gli altri arcinemici del pensiero scientifico, ovvero le Grandi Religioni, ricche di tradizioni retoriche e denaro. Infatti, i movimenti sono forti in Italia, Gran bretagna e Stati Uniti

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    • Internet ed in particolare i socialnetwork gli hanno offerto un potentissimo mezzo di condizionamento delle masse.
      Sul piano intellettuale lasciano alquanto a desiderare. Sono invece pericolosi nel condizionamento dell’opinione pubblica con la loro propaganda che mira a suscitare l’emotività con immagini anacronistiche e decontestualizzate, e con slogan forvianti e semplicistici ma che ben fanno presa nella mente della massa. Con la loro propaganda massiva, potrebbero ottenere sufficiente potere politico per ostacolare la ricerca biomedica… ma davvero, dal punto di vista intellettuale sono semplicemente ridicoli. [MV]

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  4. Ha ragione: a cosa serve la ricerca di base? Stessa domanda si dice sia stata posta a Faraday: a cosa serve l’elettricità?
    Risposta: a cosa serve un neonato?
    Che sia vero o solo leggenda urbana, il senso rimane il medesimo: non puoi prevedere in anticipo le applicazioni di una scoperta.

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  5. Pingback: IL FAQ DELLA SPERIMENTAZIONE ANIMALE | Piccola Era Glaciale

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